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Sud: dal credito alle assicurazioni, senza rappresentanza politica

(Lettera Napoletana) Due notizie fotografano meglio di tante analisi il rapporto tra classe politica del Sud e meridionali. “Il problema dell’accesso al credito a Napoli è grave. Siamo arrivati al paradosso per cui molte imprese ‘delocalizzano’ in Lombardia per ottenere condizioni meno gravose”, ha denunciato ad un recente convegno organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti di Napoli il consigliere della Camera di Commercio Pasquale Russo (Correre del Mezzogiorno, 17.9.2013). Al Sud il costo del denaro per le imprese è maggiore (fino a 2 punti in più) che nel resto d’Italia, e ciò si va ad aggiungere alle diseconomie (rete trasporti ed infrastrutture, maggiore inefficienza della pubblica amministrazione, criminalità) che le imprese debbono scontare. “Il 70% dei debiti delle imprese sono con banche”, ha detto nello stesso convegno il responsabile di Unicredit per il Centro Italia, Felice Delle Femine. Non solo il denaro, per le imprese meridionali, costa di più, ma le banche, nel quadro congiunturale di recessione, ne prestano di meno. Ma continuano a rastrellare il risparmio del Sud, anche se le loro radici e la loro testa sono al Nord, come nel caso del gruppo Intesa-San Paolo, padrone del Banco di Napoli.

L’altra notizia riguarda le Assicurazioni, che praticano da decenni vere e proprie estorsioni di massa agli automobilisti del Sud, costretti a pagare fino al 50% in più - come hanno documentato ricerche di Istituti stranieri - di quelli del Centro-Nord. Le proteste di comitati di utenti e categorie produttive, prima tra tutti quella dei tassisti, non sono servite a nulla. L’analisi trimestrale sulla RC auto realizzata dal sito Internet Facile.It segnala una lieve diminuzione dei premi assicurativi “laddove erano ai livelli più alti” (Ansa, 17.9.2013), che ha il sapore della beffa. A Napoli (-10,6%), a Palermo (-10,4%). Riduzioni minime, a fronte dei picchi delle tariffe e peraltro compensate per le Assicurazioni – come segnala la stessa analisi – dagli aumenti in altre città: Roma, + 11.7%. Per una categoria di micro-imprenditori come i tassisti i costi sono insostenibili. A Napoli per assicurare nella prima classe di merito una Brava 1700 cc “si pagano 2200 euro” (Il Mattino, 28.92013). Un tassista che abbia appena acquistato la licenza (costo medio a Napoli, 120mila euro), e dunque è in fase di avvio della micro-impresa, “spende mediamente 5 mila euro di assicurazione”.

Il 1 ottobre i tassisti napoletani scioperano contro le Assicurazioni. Uno dei leader della protesta, Ciro Langella, dell’Uti (Unione Tassisti d’Italia), sintetizza: “I parlamentari napoletani devono fare qualcosa, non possiamo andare avanti in questo modo” (Il Mattino, 28.9.2013), e centra il problema: i parlamentari eletti a Napoli (ma anche quelli del resto del Sud ) non hanno fatto nulla per rappresentare gli interessi legittimi dei meridionali vessati dalle Assicurazioni.

Anche sul costo del denaro per le imprese meridionali la latitanza della classe politica eletta al Sud è totale. Così come è stata totale sulla drastica diminuzione degli Istituti di credito con direzione nel Sud, vittime del processo di concentrazione bancaria e dello shopping attuato negli anni ’90 a danno delle piccole e medie banche meridionali da parte degli Istituti di credito del Nord. Il silenzio è spesso subalternità o complicità affaristica nel caso dei presidenti delle Regioni Sud, da Bassolino a Lombardo, da Vendola a Caldoro, schierati apertamente dalla parte di Intesa-San Paolo mentre Tremonti cercava di varare la “Banca del Sud”, ed ora indifferenti alle sorti di questa iniziativa.
Con le imprese costrette a caricarsi anche dell’handicap del costo del denaro maggiore l’economia meridionale non può rialzarsi. Senza banche con le radici e la testa sul territorio non si può pensare ad uno sviluppo autopropulsivo. Ma gli interessi del Sud non sono rappresentati politicamente. (LN68/2013)
Lettera Napoletana - Editoriale Il Giglio

 

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