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Analisi & Commenti

Sequestrata la Cassa Armonica...la vittoria dei "cittadini attivi",la sconfitta dei " cittadini attivi"

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Scattato il sequestro della Cassa Armonica. La procura ordina la messa in sicurezza della struttura ancora in piedi e indaga sul reato di danneggiamento aggravato. Una vittoria per i cittadini... Una sconfitta per i cittadini...
Una vittoria perché ancora una volta è stata l’azione di denuncia ma anche di proposta dell’associazionismo civico napoletano ad accendere in "tempo reale"i riflettori su questa vicenda.Abbiamo anticipato i media locali, i partiti locali,le associazioni di categoria,gli ordini professionali, ed ora la magistratura.

Era il 3 aprile 2012 quando l’associazione Vanto, per prima, evidenziò il caso "Cassa Armonica". Il 4 aprile 2012, il giorno dopo, Napolipuntoacapo riprese la denuncia e l’ampliò con altre considerazioni sulla gara d’appalto del restauro. Da quel momento, con continuità e determinazione, abbiamo sistematicamente ripreso la questione. Da quel momento tante altre voci hanno seguito la vicenda. Cittadinanza Attiva, Medinapoli, Agorà, Assoutenti in prima linea. Isabella Guarini, Antonella Pane, Bona Mustilli, Antonio Pariante, Paolo Santanelli, esempi di "cittadini attivi"che hanno dimostrato una straordinario senso civico impegnandosi in prima persona.

Quale futuro per l'ex NATO?

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PER L’EX COMANDO NATO DI BAGNOLI SI PREANNUNCIA LO STESSO DESTINO DELL’OLTREMARE E DELL’EX POLO INDUSTRIALE?
Nel guardare le immagini delle teatrali inaugurazioni del sindaco de Magistris, tornano alla mente le esilaranti scene del film “Anni ruggenti” dove un superbo Gino Cervi, nelle vesti del Podestà di un paesino rurale, dava vita ad un turbinio di effimere cerimonie inaugurali per dimostrare ad un presunto ispettore del Partito, l’efficienza littoria della sua amministrazione comunale.

Come Cervi/Podestà, anche De Magistris/sindaco, non certo per dare dimostrazioni - Roma è lontana – persegue l’obiettivo di celare il vuoto assoluto della sua amministrazione con la costruzione di una sua immagine da Istituto Luce.

Lungomare: l'assessore Piscopo si confronta con la cittadinanza attiva

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Presso la sede del Comune di via Verdi, illustrato il progetto di riqualificazione del lungomare
Senza alcun dubbio, il tratto di costa che va da Largo Sermoneta al Circolo Canottieri Napoli, e che costituisce uno dei luoghi simbolo della città, continua ad essere al centro dell’interesse della stampa, dei cittadini e dei palazzi della politica. Dopo un primo momento di dura contrapposizione tra cittadini e amministrazione comunale sul provvedimento di pedonalizzazione di via Caracciolo – via Partenope, sembra che l’idea di una diversa utilizzazione dell’asse stradale cominci a far breccia tra le diverse anime della città. In realtà siamo ancora ai preliminari e per il progetto vero e proprio occorre fare ancora molta strada. Ma il clima sta cambiando. Dall’opposizione dura e pura si è passati al confronto costruttivo anche grazie all’opera dell’assessore all’urbanistica, instancabile nel coinvolgere in questa fase propedeutica, tutte le realtà sociali interessate da quella che potrebbe essere una mutazione storica della funzione del litorale.

Luci sul centro storico

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Contro l'immobilismo della politica, le associazioni civiche scendono in campo a difesa del sito patrimonio dell'Unesco e chiedono l'affidamento delle Chiese chiuse e abbandonate. Ma il resto della città è assente
“Il numero è potenza” si leggeva sui muri dell’Italia littoria. Imperativo che nella repubblica nata dalle sue ceneri si è tramutato in “il numero è consenso”. A Napoli, fatta salva la partecipata manifestazione d’interesse interprovinciale per l’avvelenamento dei suoli agricoli, il numero non è né potenza, né consenso. A meno che non si voglia considerare la scarsa partecipazione di popolo agli eventi organizzati dalle civiche associazioni su temi di grande rilevanza socio-economico-culturale allo stesso modo del silenzio-assenso della burocrazia.

L’ultima manifestazione, in ordine di tempo, ha avuto come focus le chiese, cappelle e congreghe del centro storico chiuse da moltissimi anni per mancanza di fondi per la manutenzione, sacerdoti e fedeli e che la Curia non ha ancora affidato alle associazioni come voleva il cardinale Crescenzio Sepe per dar nuova vita a brandelli obsoleti e negletti di città. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi comitati di cittadini, ma non il popolo della rete, pur sollecitato per tempo. Forse il tema ristretto alla sola concessione degli ex edifici di culto ha generato qualche equivoco o, forse più semplicemente, non è stato condiviso.

Zoo di Napoli salvo, Mostra d'Oltremare da rilanciare

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Bene il salvataggio, ma non si smembri la mission del polo fieristico
L’odissea dello zoo di Napoli sembra essersi conclusa positivamente. L’imprenditore Floro Flores è il nuovo proprietario.
Oltre a salvaguardare gli attuali livelli occupazionali (15 dipendenti), il piano di rilancio della singolare struttura flegrea prevede investimenti per oltre 6 milioni di euro per la trasformazione del giardino zoologico in un moderno bioparco. Una trasformazione che per i suoi risvolti finanziari e strutturali segnerà un’ulteriore tappa dello smembramento della Mostra d’Oltremare. Una metamorfosi che comunque non potrà non tener conto dei vincoli di tutela che gravano sulla struttura e della rilevanza del patrimonio botanico.

Già perché lo zoo di Napoli ha una sua storia che lo differenzia da tutte le altre strutture del genere esistenti sul territorio nazionale.

Il destino di Napoli è nel Mediterraneo...

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...ma l'amministrazione cittadina non lo sa
Paolo Macry, in un recente fondo domenicale del CdM, ha analizzato da par suo le mutazioni genomiche e le tare della maggioranza partitica a “geometrie variabili” che sostiene l’azione amministrativa del sindaco arancione di Napoli.
Per l’autorevole cattedratico si tratta di una maggioranza trasformista ed, in quanto tale, debole e ricattabile. Ineccepibile. Ad osservare con distacco il passaggio dall’uno all’altro fronte dei consiglieri comunali, la rapidità con cui cambiano idee e ragioni - mai e poi mai riguardanti l’interesse generale della città – riporta alla mente il volo degli storni. Per numero, non siamo di fronte all’imponenza dello stormo di volatili che nei cieli italiani dà vita, in rapida sequenza, ad incredibili forme geometriche, ma l’assemblea comunale col suo defilarsi nei particulari per poi rapidamente ricompattarsi con mutato aspetto per riprendere la mera gestione del potere, senza alcun dubbio ne ricorda il modello comportamentale.

La Villa dei Misteri

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Qui dove il mare luccica e tira forte il vento… Nel nostro caso non c’è una terrazza ma uno storico parco, incastonato sulla costa tra Mergellina e Megaride. Più di 110 mila di metri quadrati di verde, fontane e monumenti, tutelati da vincoli paesaggistici e monumentali, costituiscono da oltre due secoli un luogo di socializzazione, distensione e cultura per l’intero popolo di Napoli. Nel corso della sua tormentata esistenza ha fatto da nurse ad almeno dieci generazioni di napoletani tra paperelle, caprette e pony, dallo jo jo alle moderne attrezzature ludiche. Ha poco più di due secoli ma ne dimostra molti di più.

Negli ultimi vent’anni però, il fisiologico decadimento del verde, ha subito una brusca accelerazione. In proposito se ne sono dette tante dando libero sfogo alla fantasia o alla mala fede… la verità è che nello storico parco non vengono eseguite le elementari cure culturali (difesa dai parassiti, potature, arieggiamento dei prati, concimazioni) perché incredibilmente, in una città a forte vocazione turistica, non esiste il relativo capitolo di spesa nel bilancio comunale.

Dove sbaglia Maurizio de Giovanni

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In una Napoli in cui le classi e i ceti sociali hanno vissuto sempre in modo isolato, c'è un pezzo di società che oggi si sta ribellando al tentativo di cancellare la memoria storica della città
In una recente intervista rilasciata a Parallelo 41, nella quale si chiedeva se Napoli fosse una città senza speranza, lo scrittore Maurizio de Giovanni ha sostenuto, confermando nella buona sostanza la tesi del giornalista, che “Napoli è una città che ha perso la sua identità” ove i cittadini hanno “perso il senso della comunità… e che la perdita di identità è la gravissima colpa, originaria, della borghesia napoletana che si isola, si disinteressa della propria città, si chiude nei suoi salotti”.

Ma quale identità avrebbe perso? Quella territoriale messa a dura prova dalla dilagante cachistocrazia, quella sociale altrimenti detta “senso di comune appartenenza”, o quella definita da una funzione economica dominante?

Non credo che si fosse riferito al complesso geologico, orografico, naturalistico paesistico che compone e caratterizza la forma ed il territorio della città. A parte la migrazione ottocentesca della nascente borghesia industriale verso l’occidente con la susseguente urbanizzazione del “Rione Amedeo” e del colle posillipino, gli sconvolgimenti del “Risanamento” e quelli più contenuti delle bonifiche fasciste, “Napoli centrale” è rimasta pressoché inalterata da secoli tanto che anche ad un occhio non allenato è possibile riconoscere l’impianto urbanistico greco-romano e, risalendo per i rami della storia, quello svevo-angiono, aragonese, spagnolo, borbonico e così via. Persino le degradate ed estese periferie urbane, monumenti all’illegalità incontrastata, continuano immobili a mostrarsi nella loro alienante desolazione, avulse come sono da qualsiasi ipotesi di un loro recupero ad una dimensione umana. Paesaggisticamente la città resiste nonostante il notevole impegno che sta profondendo il sindaco de Magistris per stravolgere la stupenda litoranea borghese, il luogo che universalmente richiama valori e tradizioni di Napoli.

Le associazioni civiche al vice sindaco Sodano: ci rivedremo a Filippi

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Non c’è dubbio, Tommaso Sodano presentandosi spontaneamente al funerale della Villa Comunale, organizzato dalle civiche associazioni, ha compiuto un mezzo miracolo. Questo gesto, infatti, gli ha permesso di conquistare, in un momento non molto felice per l’amministrazione comunale, preziosi attimi di pubblica visibilità e d’imbrigliare – almeno per il momento - il crescente dissenso dei cittadini per gli scempi del patrimonio storico e monumentale della città. E non solo….

Dopo l’incontro del 25 luglio tenuto a Palazzo San Giacomo con una delegazione della società civile, nel monolitico fronte dell’associazionismo cittadino è apparsa una leggera incrinatura. E pensare che soltanto qualche giorno prima dallo stesso assembramento sono partite monetine ed invettive all’indirizzo del vice sindaco. E’ fisiologico, del resto l’Italia è il paese dei mille campanili, dei municipalismi, dei provincialismi. E’ stata sufficiente una serie di promesse, neanche nutrita ed impegnativa e nel terso cielo di Chiaja sono apparsi falchi e colombe. All’apertura di credito offerta all’amministrazione dalle frange “civiche” più organiche alla politica, quelle che ben conoscono i meccanismi della macchina comunale, si è opposto l’irrigidimento delle associazioni che sopportano mal volentieri le dolorose restrizioni imposte alla libertà individuale dall’amministrazione municipale. Kapò e deportati. Quest’ultimi, i cittadini costretti a rimanere a casa o nel quartiere di residenza per l’inesistenza di un servizio pubblico di trasporto, non credono alla possibilità che la giunta arancione possa dar vita ad una rivoluzione copernicana del proprio essere e dalle pagine del social network più diffuso annunciano con toni perentori l’avvio della campagna d’autunno contro il malgoverno della città.

L’allegro catastrofismo di Caldoro e de Magistris

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Se vi accusassero pesantemente, al limite dell’ingiuria, rispondereste con solare gaiezza? E se foste certi di un imminente disastro sociale, vi dareste da fare per organizzare una festa milionaria? Io no di certo. Eppure, il sindaco de Magistris dichiara che le inchieste della magistratura, che lo fanno sentire ingiuriato, gli producono uno strano effetto: lo fanno ridere. Mentre Caldoro, che ora è d’accordo con l’apocalittico Casaleggio e si dice sicuro che saranno Napoli e la Campania i prossimi “punti di attacco” di disordini e rivolte è lo stesso che ha dirottato milioni e milioni di euro sull’organizzazione delle regate nel golfo, quelle con con annessi premi e cotillons. Uno lo ingiuri e ti sorride, l’altro sta per annegare e festeggia. Temo per loro più che per noi.
Marco Demarco

A lu suono d'a grancascia, viva viva la gente bascia

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Il sindaco de Magistris ha incontrato il ministro dei Beni Culturali. Tema dell’incontro: le resistenze opposte dal Soprintendente di Napoli alla realizzazione degli unici due (in senso assoluto) progetti rivoluzionari dell’amministrazione comunale su quello che una volta si chiamava Largo di Palazzo e sul lungomare di ponente.
Sembra una bega infantile tra due fratelli. Un litigio con la richiesta di uno dei due al genitore di farsi arbitro della questione. L’episodio ha tutti i tratti dell’infantilismo: le pretese, i rifiuti, piedi pestati in terra, rinfacci e ricattucci. Ma non è così. Non è una manifestazione fastidiosa seppur comprensibile di una maturità non ancora raggiunta. Tutt’altro.

L’episodio ha tre protagonisti: il Soprintendente Giorgio Cozzolino, nel ruolo del cattivone, che si ostina a pretendere il rispetto dei vincoli gravanti su Piazza del Plebiscito e su uno dei luoghi simbolo di Napoli per eccellenza, la litoranea che va da Largo Sermoneta a Via Nazario Sauro; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in quello dell’offeso, ché vede frenati i suoi slanci per “vitalizzare” due siti protetti ed infine il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, nella parte del papà, al quale il “piccolo sindaco” si rivolge per poter ottenere una maggiore liberalità nell’interpretazione del disposto di legge sui vincoli di tutela.

Se la caccia al nemico rispolvera l'odio di classe

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Sono preoccupato. Lo sono per le manifestazioni di violenza che tracimano dal web senza veli. Scene barbariche di decapitazioni, stupri, linciaggi che all’epoca del telefono a gettone e della televisione in bianco e nero non riuscivamo neanche ad immaginare. Assisto annichilito a scontri cruenti tra fazioni, popoli, etnie e religioni che credevo appartenessero ormai alla storia. E la mia preoccupazione cresce nel constatare l’imprevedibilità e la velocità con cui si passa dallo stato di pacifica coesistenza a quello di feroce contrapposizione. Il confine tra le due condizioni è molto labile.

Qualcuno potrebbe obiettare che la mia inquietudine sia eccessiva. Forse è il riflesso di uno stato d’animo derivante dal mio vissuto giovanile quando gli steccati ideologici erano alti e robusti. Ho attraversato gli Anni di piombo da uomo delle istituzioni, conquistando il rispetto, se non la stima, di quelli che le ragioni storiche e politiche volevano che fossero miei avversari. Ho conosciuto la tensione, l’incomunicabilità, e, per fortuna raramente, l’odio e ringrazio Iddio che tutto ciò sia finito.

Borghesia e plebe nella Napoli Arancione

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Il “lungomare” sarà stato pure liberato, ma i luoghi comuni sono duri a morire. La litoranea Caracciolo-Partenope-Sauro, perduta la funzione di collegamento degli antipodi costieri, è ormai un’area disponibile per le attività circensi, medie e grandi attrazioni e manifestazioni di associazioni ed è, prodigiosamente, diventata uno strumento in grado di affrancare il proletariato urbano dalle condizioni di sottosviluppo sociale. Almeno così appare dalla lettura delle analisi sociologiche redatte dagli autorevoli collaboratori del primo cittadino di Napoli.

Uno di questi maître à penser per arginare la valanga di critiche all’ennesima manifestazione-obbrobrio, accompagnata come sempre da un’invereconda scia di bancarelle e danze tribali, ha tirato fuori una singolare teoria secondo la quale le “maestose architetture” - ovviamente borghesi - “che fronteggiano Castel dell'Ovo”, siano state realizzate per celare ai sensibili e pudibondi occhi borghesi, l’insopportabile vista di «un ghetto, la cui segregazione urbanistico-spaziale è funzionale alla segregazione sociale che si è determinata ai danni della popolazione che ci vive: in condizioni malsane, di miseria e di dolore».

Il riscatto della plebe grazie al lungomare liberato

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La singolare analisi di Alessio Postiglione, assistente del Sindaco de Magistris, che si scaglia contro "la borghesia reazionaria (!) che vorrebbe segregare i poveri!"
Quando il lungomare di Napoli è stato chiuso al traffico veicolare, anzi 'liberato' dai tubi di scappamento delle automobili, l'intento del Sindaco era quello di farne il fulcro del rilancio dell'immagine della città e il simbolo della propria azione amministrativa, volano per il turismo.
Si parlava di immagine e turismo, di riscatto e riappropriazione di un pezzo della città. È anche per queste ragioni che, dinanzi a delle foto pubblicate sul primo quotidiano cittadino Il Mattino raffiguranti una manciata di persone impegnate in balli estivi, in molti si sono indignati esprimendo disappunto e rabbia per il modo in cui l'amministrazione comunale ha inteso 'valorizzare' l'area. Le scene raffigurate hanno spinto alcuni ad andare oltre nei commenti, esagerando e violando il doveroso rispetto che si deve riconoscere ai singoli, ancor più se bambini, di divertirsi. Il Mattino ha pubblicato le fotografie senza oscurare i volti e sebbene non si trattava di un episodio efferato di cronaca, buona norma avrebbe dovuto spingerli a usare le immagini con le dovute cautele.

L'autunno delle coscienze

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Il tasto batte dove il dente duole, lo sappiamo. E quale sia il mio personale dente, è altrettanto noto: si chiama Forum Universale delle Culture. É una di quelle cose su cui non riesco a smettere di dannarmi l’anima, perchè mi è chiarissimo come questa – e non tutta la marea di sciocchezze che sono state calate sulla città, negli ultimi due anni – avrebbe potuto essere una straordinaria occasione di riscatto e di rilancio per Napoli.

Una chiarezza che, invece, non hanno mai avuto né il Sindaco de Magistris, né il Presidente Caldoro, né le loro giunte, che hanno preferito trastullarsi con una serie di eventi spettacolari, costosissimi quanto di grande visibilità mediatica, ma totalmente privi di effetti duraturi. Sia sul piano economico, sia sul piano strutturale.

Eutanasia di una città

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IL PATRIMONIO MONUMENTALE DI NAPOLI TRA ABULIA, COLLUSIONI E DEGRADO
Non ne posso più della ininterrotta teoria d’immagini vintage di Napoli che circola in rete. Immagini color seppia, spesso corredate da nostalgiche didascalie, quasi che immortalassero l’età dell’oro di Partenope.“Che bei tempi”, “vorrei tanto tornare a qui tempi”, “altro che adesso”. I bei tempi dei fetidi “vasci” e della grotta degli spadari descritti da Jessie White Mario o quelli degli immondi fondaci dei racconti del Villari.

Non la reggo più. Ed il fastidio cresce esponenzialmente mentre guardo le immagini della rivolta popolare turca. Il raffronto con quanto sta accadendo alla Villa comunale di Napoli è inevitabile. Ad Istanbul, il disegno di cementificare l'area del Gezi Park e la piazza Taksim, ha scatenato la dura protesta dei cittadini. Rivolta placatasi solo con l’annullamento del progetto per l’intervento di un tribunale turco. A Napoli, invece, la cancellazione dello storico giardino pubblico procede a tappe forzate senza suscitare apprezzabili reazioni. Un pezzo di parco è sparito per realizzare la stazione “Arco Mirelli” della Linea 6. Un altro lungo tratto, in prossimità di San Pasquale a Chiaja, privato dell’antica recinzione in mattoni e lastroni di piperno, ha assunto aspetto e funzioni di una corsia stradale, organica forse alla stazione in fieri di “San Pasquale”. In prossimità di piazza Vittoria, la grande cavità del pozzo di ventilazione sottrarrà altro spazio al verde mentre le lunghe lame di cemento dei sottoservizi pervadono il sottosuolo ed impediscono la libera espansione degli apparati radicali degli alberi.

L’impossibilità di essere normale

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Sono stato a Barcellona per la terza edizione di Videoakt, una biennale di videoarte. Il viaggio è stato anche occasione per alcune riflessioni; anche se non mi è stato possibile, purtroppo, incontrare Mireia Belil – Directora della Fundaciò Forum – per via degli impegni legati alla biennale.
Questo collegamento, ovviamente, è stato ed è per me il primo che mi viene in mente: Barcellona è la città catalana in cui è nato il Forum, Napoli è la città che dovrebbe ospitarne la prossima edizione. E quanto il condizionale sia ormai d’obbligo, è inutile sottolinearlo.

Fare un viaggio fuori dai confini nazionali, per chi vive a Napoli, è comunque altamente sconsigliato. Credo che questa sia un’esperienza comune a molti dei lettori del blog, e quindi conto sulla complicità allusiva del “io so che tu sai che io so”… tale esperienza, infatti, porta invariabilmente a porsi la (fatidica) domanda: “perchè qui no?”

L'orda barbarica ed il Grillo parlante

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Vi è un’immagine che più di altre stringe il cuore dei napoletani. Non occorre andarla a cercare nel dedalo dei vicoli del Centro storico o nei deserti alienanti delle periferie, là dove il degrado continua ad avanzare incontrastato su edifici religiosi e palazzi nobiliari, nelle arti e mestieri, nell’anima e nel corpo di questa martoriata città. E’ sotto gli occhi di tutti, distesa com’è lungo uno dei luoghi simbolo di Napoli che un’incolta minoranza s’incaponisce a chiamare “lungomare liberato” e a vilipendere con eventi imposti da una potestà d’imperio incondizionata, mai vista a Napoli prima dell’era de Magistris.
E’ la rappresentazione desolante e desolata che offre alla vista il quadrilatero delimitato dalla Riviera di Chiaia, Piazza Vittoria, Via Caracciolo, Piazza della Repubblica. L’area su cui Ferdinando IV volle creare un pubblico spazio, il “Real passeggio di Chiaja”.

Il porto immobile

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Tra progetti di ammodernamento fermi sulla carta e l'illusione della centralità di Napoli, il Porto è l'ennesima occasione persa della città. In questo quadro si inserisce alla perfezione il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che nel marzo 2012 annunciava: "Nel 2013 a Napoli il Museo del Mare e dell'emigrazione". Chi lo ha visto?
Simile a un fiume carsico, che scorre sotterraneo e riemerge con forza in superficie, il dibattito sul porto di Napoli si arricchisce di ulteriori analisi. Questa volta è il presidente dell’International Propeller Port Club ad associarsi all’autorevole coro degli angosciati dall’impasse in cui versa la governance del sistema portuale e dal mancato rispetto del timing del progetto del “Grande Porto”. Umberto Masucci dopo aver ricordato quanto si è fatto per potenziare “porti minori” in altre parti d’Italia, si chiede retoricamente: «perché a Napoli tutto è più difficile?».

Perché… La risposta è stata già data ed in più occasioni dal segretario regionale della CISL, Lina Lucci. Una risposta chiara, disarmante nella sua semplicità, che le orecchie interessate fingono di non capire: il porto è un “bene comune”. Nel senso che è essenziale alla vita economica della città ed in quanto tale, il complesso delle attività portuali, oltre che a garantire l’imprescindibile redditività delle imprese, deve essere orientato alla crescita complessiva dell’economia napoletana, al beneficio collettivo. La prevalenza del “senso comunitario” sul “senso civile”, che è specificità genomica del popolo napoletano, è in parte responsabile dell’elefantiasi dei tempi decisionali.

Crollo albero: le imbarazzanti lacune di Tommaso Sodano

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Dall'intervista del vicesindaco rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, emergono posizioni discutibili e in parte smentite da Forestale e professionisti del settore.
Dopo i dati non veritieri sulla raccolta differenziata, Tommaso Sodano ci ricasca. In un'intervista rilasciata al quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno sul tragico episodio che è costato la vita a una donna di 40 anni schiacciata nella sua auto dal crollo di un albero, il vicesindaco di Napoli si è lasciato ad alcune dichiarazioni che lasciano basiti. A volergli credere ci sarebbe da mettere in discussione le competenze maturate nella sua professione, quella di agronomo; in realtà la sensazione è di un dilettantismo amministrativo non accettabile per chi ha responsabilità importanti, soprattutto quando ci sono ricadute sulla sicurezza e la tutela dei cittadini.

Diversi i passaggi discutibili. Sodano afferma "di aver visto personalmente l'albero caduto, costatando una chioma sana, priva di lacerazione e dal colore vivace. L'albero non aveva alcun segno visibile di sofferenza" ed il crollo rientrerebbe nella casistica dei fatti naturali inspiegabili.

Demarco: Noi e la città, cosa ci dice quel pino crollato in via Aniello Falcone

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Sodano_crolloalberoSe è vero che tutti avevano denunciato la pericolosità del pino caduto in via Aniello Falcone, se è vero che tutti avevano avvertito i vigili del fuoco o il Comune, se è vero che tutti avevano notato la minacciosa inclinazione del tronco o la squilibrata disposizione dei rami, e  se addirittura c’è stato chi aveva notato il sollevamento di una enorme zolla alla base dell’albero e aveva lanciato l’allarme; se è vero tutto questo e ciò nonostante il pino è crollato lo stesso uccidendo Cristina Alongi, allora il quadro non torna. Non torna che di tutte le segnalazioni, di tutte le telefonate, di tutte le sollecitazioni pervenute agli uffici competenti non ci sia traccia alcuna.

“A noi nulla risulta”, ha detto il vicesindaco Sodano, responsabile dell’ambiente. Possibile? Sembra incredibile. Eppure è successo. E se è successo vuol dire che a spezzarsi non è stato solo un albero, ma un pezzo di quel meccanismo complesso che garantisce il governo della città. Un meccanismo fatto di fiducia e di partecipazione. Fiducia nelle istituzioni e partecipazione alla loro attività.

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