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Centri sociali: la nuova polizia del pensiero unico (LN)

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Le cronache delle ultime settimane, in tutta Italia, sono piene di episodi di violenza e di intimidazione dei cosiddetti “antagonisti”, frequentatori dei “Centri sociali”. E Napoli è stata in prima fila.
Il 2 ottobre, in occasione del vertice della Bce, bottiglie, petardi e fumogeni sono state lanciate dai manifestanti dei “Centri sociali” contro alcune banche, il 5 gli “antagonisti” sono arrivati in corteo in via Luca Giordano, nel quartiere Vomero, con l’intenzione di assalire un gruppo di cattolici che manifestava per la famiglia naturale, bersagliati con insulti e lanci di uova. Solo l’intervento della polizia ha evitato l’aggressione fisica. Il 7 novembre 14 poliziotti sono rimasti feriti nel quartiere di Bagnoli negli scontri con gli aderenti ai “Centri sociali” che volevano occupare i locali di “Città della Scienza”. Il 13 novembre il prof. Paolo Macry, docente di Storia Contemporanea all’Università Federico II, “colpevole” di aver scritto su il “Corriere del Mezzogiorno” (9.11.2014) un articolo critico sui “Centri sociali” è stato minacciato ed insultato nel suo Dipartimento da un gruppetto di “antagonisti”. Il 21 novembre il presidente dell’Ottava Municipalità di Napoli, Angelo Pisani, che aveva indetto una riunione sul problema della presenza dei campi Rom, è stato insultato e minacciato.

Il 18 ottobre i “Centri sociali” hanno tentato di impedire un presidio dei “fascisti” di “Forza Nuova” in piazza Carlo III. In corteo hanno scandito il sinistro slogan degli anni ’70 “uccidere un fascista non è reato” e sono stati fermati da uno sbarramento delle forze dell’ordine solo a 200 metri dalla piazza che ospitava la manifestazione “nemica” .

L’8 novembre gli aderenti ad un Comitato vicino ai “Centri sociali” hanno occupato un edificio da riattare di proprietà di un Istituto di suore in via Belvedere, nel quartiere Vomero. Le forze dell’ordine non sono intervenute. Il 14 novembre nel corso dello “sciopero sociale”, manifestazione alla quale hanno aderito, in realtà, pochi lavoratori e quasi esclusivamente studenti. “Centri sociali” ed altri gruppi di estrema sinistra come i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza comunista) hanno occupato la Tangenziale di Napoli per un paio d’ore senza essere contrastati dalla polizia.

Alla violenza fisica ed all’intimidazione i “Centri sociali” uniscono il vandalismo. Un gruppo specializzato di “hackers” (sabotatori informatici) attacca sistematicamente i siti Internet di organizzazioni politiche e di associazioni culturali “nemiche”. Il 7 novembre a farne le spese è stata anche la “Città della Scienza”, (peraltro un carrozzone clientelare della sinistra istituzionale): il suo sito Internet è stato oscurato per diverse ore. Una pratica diffusa dei “Centri sociali” è il “bombolettaggio”, che consiste nel tracciare slogan e simboli con bombolette spray su ogni superficie disponibile. I monumenti del Centro antico di Napoli, i muri del centro cittadino, le Gallerie, sono state deturpate dai sedicenti “antagonisti”. Nel 2010, dopo l’arresto di un loro compagno, che aveva ridotto in fin di vita a coltellate un aderente a “Casa Pound”, decine di monumenti e chiese di Napoli sono stati imbrattati in poche settimane con la scritta “Tonino libero” ed il simbolo della falce e martello, spesso accompagnato dalla stella rossa della Terza Internazionale comunista. La Chiesa di S. Pietro a Majella dei Servi di Maria, nel cuore del centro antico, è ancora sfregiata da un’enorme scritta tracciata con vernice rossa.

La firma più frequente dei “Centri sociali” è quella di “Antifa”, sigla che sta per “antifascisti”. Il termine è utilizzato senza alcun riferimento storico o politico al suo significato, proprio come avveniva negli anni ’70, quelli dell’odio ideologico, del terrorismo e dell’assassinio politico. Il “fascista” è chiunque si opponga alla loro subcultura: un impasto di marxismo-leninismo, con influenze del neo-marxismo della Scuola di Francoforte e di anarchismo. In realtà di veramente “antagonista” rispetto all’establishment del pensiero unico dominante nell’armamentario ideologico dei “Centri sociali” non c’è nulla. Queste scuole di disadattamento sociale, violenza ed indottrinamento ideologico sottratte ad ogni controllo, che spuntano nei quartieri delle grandi città, sono il braccio violento del sistema, nella sua variante “anticapitalista”. In alternativa all’oppressione della finanza mondialista e degli organismi sovranazionali, gli “antagonisti” vogliono imporre l’oppressione dello Stato, la censura ideologica ed il controllo sociale. Sono la nuova “polizia del pensiero” descritta da George Orwell nel suo “1984”.

E neanche di sociale e di solidale c’è nulla di autentico nella loro attività. Il sostegno offerto agli immigrati, ai senzatetto nelle occupazioni illegali ai Rom, è agitazione politica, in applicazione della dialettica marxista-leninista e tende a creare conflitto sociale.
L’immigrazionismo aggressivo dei “Centri sociali” nasconde la ricerca di un nuovo proletariato da utilizzare per la rivoluzione e per dissolvere con il multiculturalismo quanto resta dell’identità occidentale e cristiana.

Il forte radicamento dei “Centri sociali”, che a Napoli occupano abusivamente una trentina di edifici, è la conseguenza della protezione delle giunte di sinistra che hanno governato negli ultimi decenni la città e dell’acquiescenza delle forze dell’ordine. Nel dicembre 1993, Antonio Bassolino, ex dirigente del Pci, appena eletto sindaco di Napoli, promise in una conferenza stampa ad un gruppo di “autonomi” (così si chiamavano gli attuali antagonisti, dalla formazione di estrema sinistra “Autonomia Operaia”) che non avrebbe fatto sgomberare la palazzina da poco terminata a Calata Trinità Maggiore destinata a sede della segreteria della Facoltà di Architettura, ed immediatamente occupata. L’edificio è stato trasformato nella sede del Centro sociale “Ska”.
Un altro edificio, in via Carlo di Tocco, di proprietà di un privato, fu occupato nel 1991 e trasformato in sede del Centro sociale “Officina 99”. Nel 2005 la Giunta comunale del sindaco Rosa Russo Iervolino (Pd) ha acquistato l’immobile e lo ha ceduto in comodato d’uso gratuito agli occupanti.

La giunta De Magistris è andata ancora oltre. Nella lista “Napoli è tua”, che sosteneva l’ex pm alle elezioni del 2011, è stato eletto consigliere comunale un esponente del “Laboratorio Occupato Insurgencia”, Pietro Rinaldi. De Magistris ha fatto dei “Centri sociali” una componente della sua maggioranza, gratificandoli con la concessione di immobili pubblici e terreni. Nella Galleria Principe di Napoli un grande locale a piano terra è stato concesso ai “Centri sociali”, che lo hanno “affrescato” con un’immagine del dittatore comunista venezuelano Hugo Chavez. Al gruppo “(R) esistenza”, espressione degli stessi Centri sociali, è stato assegnato un intero fondo agricolo sequestrato ad un clan camorristico a Chiaiano, periferia Nord di Napoli. L’appezzamento di terreno è stato ribattezzato “Selva Lacandona”, una località del Chiapas (Messico) occupata dai guerriglieri comunisti dell’ “Esercito zapatista” . L’assegnazione, decisa dalla giunta De Magistris senza alcuna procedura pubblica, è stata annullata dal Tar della Campania. Il fondo agricolo – ha rilevato il Tribunale – era stato trasformato in una vera e propria azienda agricola a scopo di lucro (“Il Mattino” 26.10.2014). (LN82/14).
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