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“Circolo Artistico Politecnico”
Celebrazioni del 125° anno della fondazione

‘O MARE ‘E NAPULE…
OLTRE LA RETORICA

La Camera di Commercio di Napoli e il porto
tra storia ed attualità
1860-1940
Intervento di Lidio Aramu*


Napoli 16.05.2013
Il 17 novembre 1869 rappresenta per la storia del Mediterraneo una data nodale. E’, infatti, il giorno in cui Ferdinand de Lesseps consegnò al Kedivè Ismail e al commercio mondiale il taglio dell’Istmo di Suez.
Alla fastosa inaugurazione del Canale, tra tante teste coronate, c’era quella non meno interessata di Tito Cacace, armatore e presidente della Camera di Commercio di Napoli. Da imprenditore attento all’evoluzione dei commerci ed attaccato alla sua città, a Cacace non era sfuggita l’importanza che questa nuova via d’acqua poteva avere per lo scalo napoletano, ultimo porto europeo prima della traversata del Canale dei due mari.

Il porto di Napoli - definito dai retori della politica: il Porto dell’Oriente - non arrivava del tutto impreparato a quell’appuntamento. Lo scalo aveva subito alcuni importanti, ma non risolutivi, interventi: l’installazione del Faro lenticolare (1839), il prolungamento del molo S. Vincenzo (1847) e la realizzazione del bacino di carenaggio, il primo in Italia ad essere costruito in muratura (1852). Erano inoltre in fase di approvazione l’ampliamento e la costruzione degli entrepots progettati da Giustino Fiocca (1859). Ferdinando II, intanto, con l’adozione di un incentivante regime fiscale, “allevava” un consistente nucleo di industrie tessili e metallurgiche. Cardine di un hinterland produttivo in fieri destinato a sostenere i cicli commerciali del principale porto del Regno.

Giovedì 19 Luglio 2012 10:49

LA MOSTRA D’OLTREMARE

Scritto da Lidio Aramu

Una preziosa opportunità per il rilancio dell’economia napoletana e del Mezzogiorno
Le attenzioni che autorevoli settori nazionali della finanza, dell’economia e della politica rivolgono ai mercati del Mediterraneo “allargato”, quarta economia emergente dopo Cina, India e Brasile, per intensità non hanno forse precedenti. Gli scenari futuri, l’evoluzione dei mercati, la consistenza e la tipologia della presenza italiana in oltremare, l’insieme dei soggetti da coinvolgere e le azioni istituzionali da suscitare per ottenere un maggior peso dell’imprenditoria italiana nello scacchiere mediterraneo, costituiscono i temi più trattati in sede di studio e di divulgazione. Ma a ben guardare, si tratta però di un’attenzione geograficamente differenziata. Ancora una volta, infatti, è il Nord ad avere decisamente il primato delle analisi e delle proposte operative.

Sabato 07 Luglio 2012 11:19

Riprogettare Napoli

Scritto da Lidio Aramu

Solo un ritrovato orgoglio degli architetti e degli ingegneri delle nostre Facoltà potrà dar vita ad una Napoli moderna e vivibile
Napoli vista dal mare dà l’idea di un immenso antico teatro greco con le alture a fare da cavea e le sue parti pianeggianti da scena. A guardarla dall’alto invece mostra tutta la sua complessità strutturale, ma l’occhio viene rapito dalle forme della Natura: il prorompente seno Monte Somma/Vesuvio, la falce del golfo e soprattutto l’ameno contrasto cromatico di cielo, mare e terra.

Martedì 26 Giugno 2012 16:49

Napoli tradisce il grande sogno di Lamont Young

Scritto da Lidio Aramu

Una delle tante leggende napoletane narra di un’ombra che nelle rigide notti d’inverno si aggira inquieta sulla stupenda terrazza del Castello di Pizzofalcone. La sua origine affonda le radici nell’amore sofferto e non corrisposto di Lamont Young per Napoli, conclusosi tragicamente con un colpo di pistola alla tempia, proprio su quella terrazza di fronte al mare.
L’architetto e urbanista Young, scozzese di origini ma napoletano di nascita, in questi giorni è tornato d’attualità per un’impropria citazione del professor Fabio Mangone. Nel tentativo di sottrarsi alle polemiche suscitate dal suo progetto di realizzare una incongrua torre di 60 metri di altezza nella piana di Bagnoli, ha sostenuto che il “monolite” è una sorta di omaggio alla memoria di Young. In realtà, quest’ultimo aveva progettato ben altro destino per l’occidente partenopeo.