Sab17112018

Agg.:06:52:47

da Legno Storto:

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Calcio

L'annus horribilis di Ventura

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Le strade di Gian Piero Ventura e del Chievo si separano dopo appena un mese e a distanza di un anno esatto dalla mancata qualificazione ai Mondiali.

Abolire il 13 novembre dal calendario. Ѐ probabilmente questo il pensiero ricorrente nella testa di Gian Piero Ventura. Un anno fa lo 0-0 casalingo con la Svezia, che condannò l’Italia a non partecipare alla fase finale dei Mondiali. 365 giorni dopo, invece, la risoluzione consensuale del contratto con il Chievo, che ha posto fine a un’avventura durata solo quattro giornate.

La final más linda de la historia

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Il Superclásico Boca Juniors-River Plate assegnerà la 59ª edizione della Coppa Libertadores, che per l’ultima volta prevede la disputa della finale con gare di andata e ritorno.

L’Argentina, il Sudamerica, il mondo intero: tutti sono in trepidante attesa per le due sfide più sentite dell’universo calcistico. Boca-River, River-Boca. Il 10 novembre alla Bombonera il match d’andata, il 24 al Monumental i 90 (o forse più) minuti che decreteranno la vincitrice dell’ultima Libertadores con la doppia finale, in cui, tra l’altro, non avrà valore la regola dei gol in trasferta. Dal 2019, infatti, la massima competizione sudamericana si adeguerà all’omologa Champions League e vivrà l’ultimo atto in gara unica e campo neutro.

La panca che scotta

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Julen Lopetegui è stato esonerato da Florentino Pérez dopo il rovescio subito nel Clasico. La panchina dei Blancos affidata momentaneamente a Santiago Solari dopo l’inaspettato rifiuto di Antonio Conte.

Nel 1958 usciva nei cinema La gatta sul tetto che scotta. 60 anni dopo il capolavoro di Richard Brooks, vincitore di sei Premi Oscar, a sostituirsi metaforicamente alla gatta Elizabeth Taylor e al tetto sono rispettivamente gli allenatori e la panchina del Real Madrid.
Non che la cosa rappresenti una novità, dato che da sempre chi guida le Merengues è al centro del mirino della critica, del presidente e dell’esigentissima tifoseria madrilena.

La differenza tra me e te

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I difficili inizi di stagione delle neopromosse Empoli e Frosinone mettono in luce ancora una volta l’enorme divario che separa Serie A e Serie B. Un solco divenuto sempre più ampio nell’ultimo decennio e, in particolare, dal 2010, anno della scissione tra le due leghe.

Parma 13, Empoli 5, Frosinone 1. 19 punti totali in 24 giornate complessive (otto gare per squadra) per una media di 0,79. Statistiche e numeri che certificano le grosse difficoltà che le neopromosse stanno incontrando in questo primo scorcio di stagione. Eccezion fatta per il Parma, balzato nella parte sinistra della classifica grazie alle quattro vittorie nelle ultime cinque giornate, Empoli e Frosinone si trovano relegate rispettivamente in terzultima e penultima posizione e oggi sarebbero condannate all’immediato ritorno in Serie B.

L'ultimo Cavaliere

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Silvio Berlusconi torna nel mondo del calcio acquistando il Monza. Adriano Galliani sarà l’amministratore delegato dei brianzoli.

17 mesi: dal 13 aprile 2017 al 28 settembre 2018. Tanto è durata la lontananza di Silvio Berlusconi dal mondo del calcio. Dalla cessione del Milan a Li Yonghong all’acquisto da parte della Fininvest della totalità delle quote societarie del Monza. I primi passi sono stati la conferma di Nicola Colombo (figlio di Felice, alla guida del Milan dal 1977 al 1980) come presidente e, soprattutto, la nomina dello storico amico Adriano Galliani come AD del club, riformando, di fatto, il binomio che ha scritto pagine importanti nella storia del Milan e dell’intero movimento calcistico, grazie ai 29 trofei conquistati nei 31 anni di presidenza rossonera.

L'InterRail del calcio

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Al via la 48ª edizione (la 10ª con la formula attuale) dell’Europa League, che si conferma la competizione più eterogenea del Vecchio Continente: ben 27 le nazioni rappresentate nel 2018/2019.

Madrid? Londra? Parigi? Monaco di Baviera? Niente di tutto questo. I nomi e le mete dell’Europa League 2018/2019 si chiamano Dudelange, Sarpsborg, Akhisar, solo per citare tre città che vivranno per la prima volta l’emozione della fase finale di una competizione continentale. La continua scoperta di squadre e cittadine fuori dai radar dei principali campionati europei rappresenta il vero fascino della vecchia Coppa UEFA, caratterizzata quest’anno da un ulteriore ricambio in seguito alla riforma della Champions League, sempre più simile a un vero e proprio campionato europeo.

L'utilità della Nations League

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Al via la nuova competizione voluta dalla UEFA, che ha l’obiettivo di sostituire gran parte delle amichevoli con partite ufficiali.

L’attesa è finita. Dopo quasi quattro anni dalla sua definitiva approvazione, la Nations League vedrà finalmente la luce, alzando il sipario sulla sua prima edizione. Fortemente voluta dal Comitato Esecutivo UEFA per ridurre drasticamente il numero di amichevoli in calendario, la Nations League include tutte le 55 Nazionali affiliate alla confederazione europea, che sono divise in quattro leghe in base al ranking FIFA al termine delle qualificazioni al Mondiale 2018.

La Champions più "nobile"

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Il sorteggio dei gironi a Montecarlo alzerà il sipario sulla 64ª edizione della nuova Champions League, sempre più ricca e sempre più competitiva dopo la riforma UEFA del 2016.

Venghino signori, venghino! La Champions League è da sempre la casa dello spettacolo e delle stelle più luminose del panorama calcistico europeo, ma da quest’anno lo sarà ancora di più. Merito della riforma approvata il 9 dicembre 2016 dalla UEFA, grazie alla quale le prime quattro federazioni del ranking UEFA hanno diritto a quattro squadre nella fase a gironi, senza più dover passare dai complicati play off.

Guida al campionato

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Chievo-Juventus dà il via alla 117ª edizione della Serie A e all’avventura italiana di Cristiano Ronaldo. Tutti a caccia dei bianconeri, favoriti e alla ricerca dello storico ottavo scudetto consecutivo, record assoluto nei maggiori campionati europei.

Finalmente si parte! Dopo un’estate caratterizzata da un Mondiale vissuto da spettatori e dalle tribolazioni dei ricorsi e controricorsi che hanno interessato anche la massima serie, l’Italia pallonara alza il sipario sul suo torneo più importante, nella speranza che il calcio giocato ritorni definitivamente al centro dell’attenzione.
Il campionato inizierà con le squadre e le rose definite e questa è già una grossa novità rispetto al passato, dal momento che il calciomercato si è chiuso il 17 agosto e non il 31 come sempre accaduto. Ciò significa che non si potrà porre rimedio almeno fino a gennaio a eventuali lacune evidenziate dalle prime giornate e che sarà fondamentale farsi trovare subito pronti.

Un'estate italiana

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Fallimenti, ripescaggi, illeciti, penalizzazioni, ricorsi, seconde squadre, format: il solito pasticcio made in Italy caratterizza anche l’estate 2018.

“Ti racconteremo una storia italiana” cantano J-Ax e Fedez nel loro ultimo tormentone. Purtroppo, però, non sono racconti di notti magiche, come facevano Edoardo Bennato e Gianna Nannini in occasione del Mondiale disputato nel “Bel Paese” nel 1990. Si tratta, invece, del solito casino che contraddistingue le settimane più calde dell’anno in Italia, quando il calcio giocato nei nove mesi precedenti viene spesso ribaltato nelle aule dei tribunali o dai curatori fallimentari. I motivi? I soliti, ma, come da consuetudine nostrana, non si riesce mai a imparare dagli errori del passato ed ecco spiegato perché assistiamo a quell’eterno ritorno dell’uguale di cui parlava Friedrich Nietzsche.
I percorsi che hanno portato al disastro di quest’anno sono talmente numerosi e tortuosi da far sembrare facile la tappa sul Monte Zoncolan del Giro d’Italia.

Sogno di una notte di mezza estate

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Cristiano Ronaldo alla Juventus: la stella più brillante illumina la Serie A.

“Il colpo del secolo”. Dagli ultimi giorni di giugno, quando sono uscite le prime indiscrezioni, è stata questa la definizione più utilizzata per descrivere l’incredibile trattativa che ha portato CR7 alla Juventus. Mai, probabilmente, nella storia del calcio italiano c’era stato un trasferimento di tale portata.
L’ultimo arrivo di un Pallone d’Oro in Italia risaliva a dieci anni fa. Estate 2008: il Milan acquista Ronaldinho dal Barcellona presentandolo direttamente a San Siro, ma il fuoriclasse brasiliano, Pallone d’Oro 2005, è ormai in fase calante e, non a caso, la sua cessione fu autorizzata da Pep Guardiola per lanciare definitivamente Leo Messi.
Gli acquisti più vicini a quello del fuoriclasse portoghese risalgono agli anni d’oro della Serie A.

Le jour de gloire est arrivé!

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La Francia è campione del mondo per la seconda volta, vent’anni dopo il trionfo casalingo del 1998. Sugli scudi Pogba, Griezmann e Mbappé, ma, soprattutto, Didier Deschamps, il terzo a conquistare il Mondiale da giocatore e da Commissario Tecnico dopo Zagallo e Beckenbauer.

1998-2018. Vent’anni, cinque finali, due titoli mondiali e un Europeo. Nessuno meglio della Francia nello stesso arco temporale. Né la Spagna (un Mondiale e due Europei), né la Germania (un Mondiale), né l’Italia (un Mondiale), né il Brasile (un Mondiale e tre Coppe America, competizione disputata, però, con maggiore frequenza rispetto all’Europeo), né l’Argentina (a secco addirittura dal 1993).
Dalla “generazione d’oro” guidata da Zinédine Zidane ai giovani fenomeni di oggi trascinati da Kylian Mbappé, non ancora ventenne e, dunque, non ancora nato il 12 luglio 1998, giorno del primo successo iridato.

L'ombelico del mondo

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Per la quarta edizione consecutiva il Mondiale sarà conquistato da una Nazionale europea, a testimonianza dell’ormai conclamata supremazia del Vecchio Continente sul resto del mondo, Sud America in testa.

Francia, Belgio, Croazia e Inghilterra. Ecco le magnifiche quattro che si contenderanno il Mondiale 2018. Si scrive Mondiale, ma si legge Europeo. Per la quarta volta di fila, infatti, il titolo più prestigioso verrà conquistato da un’europea. Lloris, Hazard, Modrić o Kane. Sono i capitani delle nazionali ancora in corsa e uno di loro avrà l’onore di alzare al cielo di Mosca la coppa, succedendo nell’albo d’oro recente a Cannavaro, Casillas e Lahm, capitani di Italia, Spagna e Germania. Quattro squadre diverse del Vecchio Continente sul tetto del mondo dimostrano che la supremazia del calcio europeo sia totale, non interessando una sola Nazionale, ma l’intero movimento.
A rafforzare ulteriormente questo dominio altri due dati: per la quinta volta su ventuno edizioni del campionato del mondo le quattro semifinaliste fanno parte della UEFA; con la vittoria di Russia 2018, l’Europa allungherà il suo vantaggio nei confronti del Sud America portandosi sul 12-9.

(In)giustizia è fatta

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Il giudice sportivo rigetta il ricorso del Palermo e conferma la vittoria e la promozione del Frosinone in Serie A.

L’ennesima occasione persa. Non può che essere questo il pensiero comune nel leggere il comunicato del giudice sportivo di Serie B Emilio Battaglia.
Respinto il ricorso presentato immediatamente dopo la gara dal Palermo, che chiedeva la vittoria a tavolino o, quantomeno, la ripetizione della partita. Omologato, dunque, il 2-0 a favore del Frosinone, che ritorna così nella massima serie due anni dopo la prima fugace apparizione. Inoltre, 25.000 euro di multa e due gare a porte chiuse per i laziali e 10.000 euro di ammenda a Raffaele Maiello per il lancio di palloni in campo.
Tale verdetto, verso il quale vi era un’attesa febbrile, pone fine al campionato di Serie B 2017/2018. Almeno per il momento, dato che il procuratore federale Giuseppe Pecoraro ha deciso di non archiviare l’indagine sui messaggi inviati da Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo (calciatori del Parma) a Filippo De Col e Alberto Masi (tesserati con lo Spezia) alla vigilia del match tra le due squadre, valevole per l’ultima giornata della stagione regolare, che ha regalato ai ducali la terza promozione consecutiva a scapito proprio del Frosinone. I deferimenti potrebbero aprire scenari clamorosi, destinati a ridefinire gli organici sia della Serie A sia della Serie B del prossimo anno. E anche questa volta il Palermo potrebbe essere spettatore molto interessato.

Road to Mosca

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Russia-Arabia Saudita dà il via alla 21° edizione del Mondiale. La Germania campione in carica, il Brasile e la Spagna sono le favorite. Ma occhio all’Argentina di Messi, alla Francia di Griezmann e alle immancabili sorprese e favole che la rassegna iridata riserva.

Caccia alla Germania. Ѐ questo l’obiettivo delle trentuno rivali della Mannschaft, che brama, invece, di bissare il titolo del 2014 e raggiungere il Brasile in testa all’albo d’oro della competizione, staccando così l’Italia. Già, l’Italia. Dopo 60 anni il Mondiale non avrà ai nastri di partenza la Nazionale azzurra, sconfitta nel play off dalla Svezia e appena ripartita con Roberto Mancini alla guida.
L’assenza dell’Italia non è l’unica a far rumore. Mancano, infatti, altre tre big del palcoscenico planetario: l’Olanda, tre volte finalista perdente, il Cile, bicampione del Sudamerica in carica, e gli Stati Uniti, alla costante e affannosa ricerca di un consolidamento della propria reputazione anche nel settore calcistico.
Ma si sa, gli assenti hanno sempre torto. Meglio, quindi, concentrarsi sulle selezioni presenti.

¡Y viva España!

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Champions League, Europa League, Supercoppa Europea e Mondiale per Club: negli ultimi cinque anni 18 volte su 19 sono stati conquistati da squadre spagnole. Un dominio che ha radici lontane e che sembra difficilmente intaccabile.

Madrid "caput mundi". La locuzione latina, coniata nel 61 d.C. da Marco Anneo Lucano nella sua Pharsalia per definire il primato di Roma, ben si addice alla capitale spagnola e alla sua supremazia nel mondo del calcio.
Real vincitore della Champions League per la terza volta consecutiva, la quarta nelle ultime cinque edizioni, la tredicesima in assoluto, di fatto il doppio della prima inseguitrice nell’albo d’oro, il Milan, fermo a sette da undici anni e alle prese con le beghe del fair play finanziario, che rendono complicato immaginare un immediato ritorno ai massimi livelli.
Atletico vincitore dell’Europa League per la terza volta in assoluto e al secondo posto nell’albo d’oro della competizione con Juventus, Inter e Liverpool e alle spalle del solo Siviglia, in testa con cinque trionfi.

I numeri non sbagliano mai. Teorema che trova ulteriore conferma se si allarga il discorso all’ultimo quinquennio e all’intero movimento spagnolo.

L'importanza di saper vincere

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Ambiente e mentalità: il crollo del Napoli e il settimo scudetto consecutivo della Juventus

22 aprile 2018. Allianz Stadium di Torino. Juventus-Napoli 0-1. Marcatore: Koulibaly al 90’.
Ecco il gol che ha deciso lo scontro diretto e il campionato. Ma non con il finale auspicato e sognato da Napoli e dal Napoli.
Caroselli, fuochi d’artificio, tuffi nelle fontane, bagni di folla nelle strade della città partenopea e oltre 10.000 tifosi all’aeroporto di Capodichino ad accogliere i giocatori di ritorno da Torino.
Immagini molto suggestive, che hanno mostrato tutto il calore e la passione del popolo azzurro nei confronti della squadra.
Inoltre, c’era un ulteriore motivo per festeggiare, trattandosi del primo successo e dei primi punti conquistati nel nuovo impianto juventino, inaugurato nel 2011.

La prima volta non si scorda mai

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Il Benevento retrocede in Serie B con quattro giornate di anticipo, ma raccoglie gli applausi e i consensi dei tifosi e degli addetti ai lavori

Maggior numero di sconfitte consecutive da inizio campionato, maggior numero di sconfitte complessive, maggior numero di sconfitte in trasferta, maggior numero di reti subite, maggior numero di reti subite in casa, minor punteggio in classifica, minor numero di punti conquistati in trasferta, peggior differenza reti.
Una sfilza infinita di record negativi: il primo è già stato raggiunto a novembre per via dei 14 KO iniziali, triste primato europeo, mentre gli altri sono da evitare in questo finale di stagione.

Annata fallimentare. Sarebbe questo il pensiero comune di tutti di fronte a statistiche così impietose, ma a Benevento i sentimenti prevalenti sono dignità e onore, entrambi largamente manifestati con gli applausi e i cori ai giocatori al termine delle recenti sfide con Sassuolo, Atalanta e Milan.

Medioevo Italiano

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Cara Italia, hai toccato il fondo, ora devi destarti!

9 luglio 2006: l’Italia è campione del mondo per la quarta volta nella sua storia. Feste, caroselli, sfilate e la classica abitudine italiana di salire tutti sul carro del vincitore.
13 novembre 2017: l’Italia non va oltre uno scialbo 0-0 casalingo con la modesta Svezia ed è eliminata nel play off di accesso al Mondiale 2018, mancando per la prima volta dopo sessant’anni la qualificazione alla massima rassegna intercontinentale.

Si è chiuso così, nel peggiore dei modi, il decennio nero della Nazionale italiana, paragonabile solo al periodo 1958-1966. All’epoca, dopo la sconfitta contro gli sconosciuti nordcoreani, madre di tutte le figuracce calcistiche azzurre, fu adottata una soluzione drastica: blocco delle frontiere e possibilità di schierare solo calciatori italiani.

Sogna Napoli, sogna!

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Tifosi, presidente e giocatori in coro: “Vinceremo lo scudetto”

Un sogno chiamato scudetto. Record di punti, record di vittorie, record di gol. Tutti primati di cui essere fieri e orgogliosi, ma che non bastano più ad appagare la fame e la voglia di successi del popolo napoletano.

Dall’anno prossimo il Napoli dovrà lottare dalla prima all’ultima giornata per il gradino più alto del podio. Ma come compiere quest’ultimo decisivo e difficilissimo salto di qualità?

Ecco il Napoli del futuro

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Quello di oggi è un Napoli che grazie al gioco espresso ha generato consensi di critica e di appassionati. Ecco i passaggi fondamentali per ambire a qualcosa di più.
Vincere e convincere. Lo sentiamo dire spesso e viene ripetuto come un mantra ma i fatti dimostrano che per essere vincenti non bisogna necessariamente giocare un calcio spettacolare. Il Napoli di Sarri fino ad ora ha perlopiù convinto tutti che lo scettro di “squadra più bella d’Italia” appartenga agli azzurri. Sta di fatto, però, che in bacheca le caselle dei trofei siano pressoché vuote ed è quindi evidente che qualcosa ancora manchi. Ma cosa? Sebbene possa risultare antipatico dirlo il Napoli dovrebbe prendere a modello, almeno sotto qualche aspetto, una squadra che da 6 anni a questa parte porta all’ombra della mole lo scudetto, la Juventus. E se, come detto, il Napoli possa precedere la Juventus sotto profilo estetico, è pur vero che in altri ambiti la Juve prevale nettamente, ed è proprio qui che la distanza si fa decisiva. È una questione di progettualità fatta principalmente di 3 fattori, stadio di proprietà, fatturato, top player.

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