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Polvere di stelle

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Tra Copa América e Coppa d’Africa: viaggio nella difficile estate di Neymar, Messi e Salah.

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere sosteneva Gotthold Ephraim Lessing, uno dei maggiori esponenti dell’Illuminismo letterario e filosofico germanico. Difficile, però, che Neymar Jr., Leo Messi e Mohamed Salah siano d’accordo con il pensatore tedesco.

Brasilia, Belo Horizonte e Il Cairo: tre città, due continenti, un elemento in comune: la Nazionale, vero motivo dei travagli estivi dei tre fuoriclasse.

Il 6 giugno, nell’ultima amichevole di preparazione alla Copa América giocata a Brasilia contro il Qatar, Neymar è costretto ad abbandonare il campo dopo appena ventuno minuti a causa della rottura parziale dei legamenti della caviglia. L’infortunio obbliga “O Ney” a saltare la competizione continentale, di grande importanza per l’intero popolo brasiliano, dal momento che rappresenta l’occasione giusta per cancellare il disastroso quinquennio precedente e, soprattutto, l’onta dell’indimenticabile 1-7 subito dalla Germania nella semifinale del Mondiale casalingo del 2014.

La manifestazione sarebbe stata l’opportunità ideale per Neymar di riscattare le difficili stagioni vissute con la maglia del Paris Saint-Germain, in cui, nonostante numeri importanti (51 gol in 58 partite), per via dei tanti infortuni subiti e di una condotta non esemplare, ha mancato quel definitivo salto di qualità che avrebbe dovuto portarlo allo stesso livello di Messi e Cristiano Ronaldo.

Pur dovendo rinunciare al proprio numero 10, la Seleção vince davanti al pubblico di casa la nona Copa América della sua storia, tornando sul tetto del Sudamerica dodici anni dopo l’ultima affermazione del 2007 e allontanando i fantasmi sia del Mineirazo del 2014 sia del Maracanazo del 1950, quando l’Uruguay s’impose a sorpresa contro i verdeoro nella gara decisiva per l’assegnazione della Coppa del Mondo.

Poche ore dopo il successo dei compagni, Neymar ha aggiunto un ulteriore capitolo al suo tormentato 2019 non presentandosi al ritiro pre-campionato del PSG. La maxi multa di 375.000 euro decisa dal club parigino sembra il preludio alla separazione con il brasiliano: un clamoroso ritorno al Barcellona appare la soluzione più probabile, ma sullo sfondo restano vigili anche il Real Madrid, il Manchester United e la Juventus.

La Confederations Cup del 2013 e l’Olimpiade del 2016 rendono comunque la bacheca di “O Ney” più ricca rispetto a quella di Messi con l’Argentina, il cui unico trionfo con l’Albiceleste è l’oro conquistato alle Olimpiadi di Pechino 2008. Quattro argenti, di cui tre consecutivi tra il 2014 e il 2016, e un bronzo: il bottino di Leo tra Mondiali e competizioni continentali è decisamente troppo magro, considerando anche l’enorme potenziale a disposizione della Selección.

I numeri della Copa América 2019 condannano ancora una volta “La Pulce”: un solo gol (su rigore) in sei partite e un’espulsione nella finale 3°-4° posto con il Cile. Sebbene la prestazione nella semifinale di Belo Horizonte contro il Brasile sia stata tra le migliori degli ultimi anni con la Nazionale, a livello psicologico Messi continua a patire gli impegni con l’Albiceleste, dove raramente è riuscito a replicare le formidabili performance eseguite con il Barcellona.
La Copa América 2020 da disputare in casa (insieme alla Colombia) e il Mondiale di Qatar 2022, quando Leo avrà 35 anni, rappresentano le ultime possibilità per vincere a livello di Nazionale, interrompendo nello stesso tempo un digiuno che per l’Argentina dura ormai dalla Copa América del 1993.

L’estate 2019 rischia di trasformarsi in quella del grande rimpianto per Mohamed Salah. Reduce dalla conquista della Champions League con il Liverpool, con la sua firma nella finale di Madrid contro il Tottenham, Momo arriva alla Coppa d’Africa casalinga da grande favorito per la vittoria della manifestazione continentale e del Pallone d’Oro, con la grande voglia di riscattare la sconfitta nella finale del 2017 contro il Camerun e il difficile Mondiale russo del 2018, a cui partecipò in precarie condizioni fisiche dopo l’infortunio patito durante l’ultimo atto della Coppa dei Campioni.

Tre vittorie nelle fase a gironi e due reti da lui realizzate sembrano il giusto viatico per arrivare di nuovo fino in fondo, ma a sorpresa, davanti ai 75.000 spettatori dello Stadio Internazionale del Cairo, l’Egitto viene eliminato agli ottavi di finale dal Sudafrica, giunto fin lì come ultimo ripescato tra le terze classificate dei raggruppamenti.
La prematura estromissione rimanda l’appuntamento con il successo per I Faraoni (l’ultima affermazione risale al 2010) e costa il posto al CT messicano Javier Aguirre. Salah, invece, che ad aprile è stato inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del 2019, potrebbe aver perso la straordinaria opportunità di essere il secondo calciatore africano a ottenere il Pallone d’Oro dopo George Weah.

La complicata annata di Neymar e gli insuccessi estivi di Messi e Salah potrebbero rialzare le quotazioni di Cristiano Ronaldo, principale protagonista della Nations League conquistata dal Portogallo, Virgil van Dijk e Alisson Becker, compagni di squadra dell’egiziano al Liverpool e, rispettivamente, miglior giocatore della Premier League e vincitore della Copa América con il Brasile con un solo gol subito (su rigore) nell’intera manifestazione.

Neymar Jr. e il Brasile, Leo Messi e l’Argentina, Mohamed Salah e l’Egitto: la sensazione è che, per descrivere il rapporto con le rispettive nazionali, nella testa dei tre fuoriclasse sia presente più il carme 85 di Catullo, Odi et amo, che il “piacere” descritto da Lessing.

Stefano Scarinzi
22 luglio 2019

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