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Nel mezzo del cammin di nostra vita

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La Serie A è giunta al giro di boa consegnandoci una Juventus sempre più dominante e una concorrenza tenuta viva dal solo Napoli. Il VAR è l’altro grande protagonista delle prime 19 giornate di campionato.

La Serie A va in vacanza. Dopo quattro mesi e mezzo vissuti tutti d’un fiato, con l’apice dell’abbuffata natalizia, il massimo campionato italiano si ferma per tre settimane, dando appuntamento al 19 gennaio, quando Roma-Torino darà inizio al girone di ritorno.

La prima parte della Serie A 2018/2019 ci lascia in eredità ciò che esprime da ormai sette anni l’albo d’oro, ovvero una Juventus praticamente imbattibile e resa ancora più forte dall’arrivo di Cristiano Ronaldo, che ha impiegato pochissimo per smentire tutti coloro che pensavano potesse faticare ad ambientarsi in Italia. 14 gol e primo posto nella classifica dei marcatori, ulteriore primato di una squadra che frantuma continuamente record. 53 punti su 57, 17 vittorie su 19, miglior difesa: gli uomini di Allegri hanno dimostrato ancora una volta di non avere rivali, mettendo nove punti tra loro e la più vicina inseguitrice, distanza che presumibilmente consentirà ai bianconeri di potersi concentrare al 100% tra febbraio e marzo sull’Atlético Madrid, ostacolo durissimo sulla strada che porta al Wanda Metropolitano, casa dei Colchoneros e sede dalla finale di Champions League, obiettivo primario dell’annata della Juve.

Solo la perseveranza del Napoli mantiene alta l’attenzione sulla lotta al vertice. La squadra di Ancelotti, nonostante il recente KO contro l’Inter e le polemiche riguardanti il caso Koulibaly, sembra aver ritrovato il miglior Milik, già in doppia cifra alla media di una rete ogni 98 minuti, e ha dimostrato di crederci sempre fino alla fine, come evidenziano i successi maturati negli ultimi istanti contro Genoa, Atalanta, Cagliari e Bologna.

I partenopei hanno cinque punti di vantaggio sull’Inter, da molti accreditata come l’anti Juve nei pronostici estivi, ma che ha vissuto una prima parte di stagione all’insegna della discontinuità, costata ai nerazzurri anche la qualificazione agli ottavi di Champions, che, dopo le prime due giornate, sembrava in cassaforte. Così come il Napoli, anche Icardi e compagni potrebbero decidere di focalizzare la propria attenzione sull’Europa League, soprattutto se la Juventus dovesse mantenere il ritmo da schiacciasassi dell’andata.

A debita distanza dalle tre battistrada, infuria la battaglia per il quarto posto, l’ultimo utile per la qualificazione alla prossima Coppa dei Campioni. Finora nessuna delle protagoniste è riuscita ad avere continuità e non è un caso che tra la quarta, la Lazio, e la dodicesima, il Sassuolo, ci siano appena sette punti di distacco.

In questo calderone di squadre, rientrano anche le due più grandi delusioni del campionato: il Milan e la Roma. I rossoneri, che nell’ultimo turno hanno ritrovato contemporaneamente la vittoria e il gol di Higuaín, hanno dovuto fare i conti con una lunga sfilza di infortuni che ha decimato la rosa a disposizione di Gattuso, sulla graticola anche a causa dell’inaspettata eliminazione nel girone di Europa League. Il raggiungimento della qualificazione in Champions è vitale per il Diavolo, sempre alle prese con le beghe del fair play finanziario.

Enormi difficoltà ha vissuto anche la Roma, che, tuttavia, sembra aver superato il momento più duro grazie a tre vittorie nelle ultime quattro partite di campionato. Le posizioni del DS Monchi, accusato di aver sbagliato il calciomercato estivo, e del tecnico Di Francesco sembrano più stabili e i giallorossi sperano di poter guardare al nuovo anno con più fiducia, anche per il buon sorteggio di Champions, che ha “regalato” il Porto come avversario degli ottavi di finale.

La sensazione è che, insieme alla Lazio del ritrovato Milinković-Savić e di Ciro Immobile, capocannoniere della Serie A nell’intero 2018 con 23 reti, Milan e Roma si contenderanno fino all’ultima giornata il quarto posto.

Dietro di loro, sarà bagarre anche per accaparrarsi un piazzamento utile per l’Europa League. La Sampdoria di Marco Giampaolo può contare sull’eterno Quagliarella, a segno da nove gare di fila e a caccia del record assoluto di Batistuta (in gol per undici partite consecutive nel 1994); l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, messe da parte le difficoltà iniziali dovute allo shock per l’eliminazione nel play off di Europa League, può vantare il miglior attacco del torneo e insegue la terza qualificazione consecutiva in Europa; il solido Torino di Walter Mazzarri attende ancora il pieno inserimento di Zaza per incrementare il bottino dei gol realizzati; l’incostante Fiorentina di Stefano Pioli cerca conferme dopo essere partita tra grandi aspettative in parte disattese, anche a causa della giovanissima età della rosa.

Degno di menzione il cammino del neopromosso Parma, ritornato in massima serie dopo tre promozioni consecutive e capace di importanti exploit (le vittorie esterne su Inter e Fiorentina su tutti) che hanno messo gli uomini di D’Aversa in una tranquilla posizione di metà classifica.

Malgrado il 2-6 casalingo subito dall’Atalanta nell’ultimo turno del 2018, resta discreto anche il girone d’andata del Sassuolo di De Zerbi, sul quale sembra che abbia messo gli occhi addirittura il Barcellona, incantato dal bel gioco della formazione neroverde.

Risultati altalenanti anche per Cagliari e Genoa, ma se i sardi hanno messo in mostra due tra i giovani più brillanti dell’intero torneo, Cragno e Barella, entrambi entrati nel giro della Nazionale di Roberto Mancini, i liguri sono stati interessati dalla solita altalena di allenatori, con gli esoneri prima di Ballardini e poi di Jurić e la successiva chiamata di Prandelli, ritornato ad allenare in Serie A oltre otto anni dopo l’ultima esperienza sulla panchina della Fiorentina. La nota più lieta per il club del presidente Preziosi è la scoperta di Krzysztof Piątek, vice capocannoniere del campionato e prossimo uomo mercato.

La zona più calda della classifica è inaugurata dall’Udinese, che, dopo aver presto accantonato l’esperimento Velázquez, si è affidata alla concretezza di Davide Nicola, già capace di salvare miracolosamente il Crotone due stagioni fa. Con le geometrie di Mandragora, la fantasia di de Paul e i gol (da ritrovare) di Lasagna, questa volta l’obiettivo salvezza non sembra così complesso da raggiungere.

Concretezza è la parola chiave anche per SPAL ed Empoli. La squadra di Ferrara, dopo uno sfavillante avvio, con tre vittorie nelle prime quattro giornate, è incappata in una lunga serie negativa, ma, proprio grazie al bottino iniziale, è riuscita a mantenersi in linea di galleggiamento. I toscani, invece, hanno deciso di affidare le proprie speranze di salvezza all’esperienza di Beppe Iachini, chiamato a sostituire Aurelio Andreazzoli, il cui bel gioco delle prime partite ha catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, ma non è stato accompagnato dai punti.

Bologna, Frosinone e Chievo chiudono la classifica e, al momento, sarebbero le tre squadre retrocesse in Serie B. Tutte e tre attendono con impazienza rinforzi dal mercato di gennaio per cercare di dare una sterzata a una prima parte di stagione che ha evidenziato enormi lacune nelle rose.

I felsinei di Pippo Inzaghi, da tempo in discussione, ma sempre supportato dalla tifoseria, auspicano di ripartire dalla buona prestazione di Napoli e dal discreto impatto nel calcio italiano di Santander, autore di cinque reti.

Hanno invece già cambiato guida tecnica sia il Frosinone sia il Chievo. I ciociari, affidati di recente a Marco Baroni dopo l’esonero di Moreno Longo, hanno confermato le perplessità estive sul valore del proprio organico, apparso subito inadeguato alla massima serie, e non sono riusciti a sfruttare neanche il fattore campo, con il Benito Stirpe che non ancora ha potuto gioire per una vittoria della propria squadra.

Proprio nello scontro diretto contro i laziali che ha chiuso il 2018, il Chievo ha ottenuto la sua prima vittoria stagionale. Zavorrati dai tre punti di penalizzazione e dalla assurda vicenda Ventura, dimessosi dopo appena quattro partire, i clivensi sono ripartiti da Mimmo Di Carlo, alla terza esperienza sulla panchina gialloblù, e dall’immarcescibile Pellissier, 40 anni ad aprile, dimostrando di essere ancora vivi. Servirà, però, un vero e proprio miracolo al club del patron Campedelli per evitare di dover salutare la massima serie dopo undici annate consecutive.

A catalizzare l’attenzione non sono state soltanto le grandi giocate dei fuoriclasse che calcano i campi della Serie A. Il VAR, infatti, è stato l’altro primo attore di questi primi mesi di campionato. Introdotto poco più di un anno fa, dopo le iniziali perplessità, sembrava aver conquistato tutti, ponendo fine alle infuocate polemiche che seguivano ogni partita in cui erano presenti episodi dubbi. In questa stagione, invece, l’IFAB (International Football Association Board) ha deciso di rendere più restrittivo l’impiego della tecnologia, utilizzabile solo in caso di “chiaro ed evidente errore”. Tale scelta, voluta per mantenere prioritaria la figura del direttore di gara, ha finito per mandare in confusione gli stessi arbitri, poche volte uniformi nell’arco di queste 19 giornate.

Sarebbe auspicabile che da qui al 26 maggio, giorno in cui è previsto l’ultimo turno della massima serie, possa esserci un miglioramento di tutte le componenti coinvolte nel mondo calcistico italiano, affinché vengano sopiti sul nascere episodi che nulla hanno a che vedere con il calcio, lo sport e la società in generale, lasciando spazio a rivalità che non vadano oltre un sano campanilismo e semplici e goliardici sfottò.

Stefano Scarinzi
2 gennaio 2019



 

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