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Ecco il Napoli del futuro

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Quello di oggi è un Napoli che grazie al gioco espresso ha generato consensi di critica e di appassionati. Ecco i passaggi fondamentali per ambire a qualcosa di più.
Vincere e convincere. Lo sentiamo dire spesso e viene ripetuto come un mantra ma i fatti dimostrano che per essere vincenti non bisogna necessariamente giocare un calcio spettacolare. Il Napoli di Sarri fino ad ora ha perlopiù convinto tutti che lo scettro di “squadra più bella d’Italia” appartenga agli azzurri. Sta di fatto, però, che in bacheca le caselle dei trofei siano pressoché vuote ed è quindi evidente che qualcosa ancora manchi. Ma cosa? Sebbene possa risultare antipatico dirlo il Napoli dovrebbe prendere a modello, almeno sotto qualche aspetto, una squadra che da 6 anni a questa parte porta all’ombra della mole lo scudetto, la Juventus. E se, come detto, il Napoli possa precedere la Juventus sotto profilo estetico, è pur vero che in altri ambiti la Juve prevale nettamente, ed è proprio qui che la distanza si fa decisiva. È una questione di progettualità fatta principalmente di 3 fattori, stadio di proprietà, fatturato, top player.

Quando De Laurentiis acquistò il Napoli quello che acquistò fu un foglio di carta dal tribunale. Da non avere i famosi palloni per l’allenamento si è arrivati a giocare un ottavo di Champions al Bernabeu.

Non si arriva a questi livelli per caso e dimostra una grande abilità del presidente in termini di progettualità. Solo che come spesso si sente dire è più facile arrivare da 0 a 8 che da 8 a 10. Il punto su cui ragionare non è la vittoria dello scudetto in se, quanto la capacità della società di essere competitiva nel lungo termine, aspetto cruciale per essere una squadra di alto livello e non fare exploit effimeri come, ad esempio, il Montpellier del 2011-12. Lo stadio è una questione aperta da anni e ciclicamente viene riproposta in varie salse, passando dalla ristrutturazione del San Paolo alla possibilità di spostarsi in altre zone.  Si sono susseguiti progetti su progetti ma tra promesse non mantenute e rimbalzi di responsabilità siamo lontani, molto lontani, dal posare la proverbiale prima pietra. I vantaggi per una squadra seguita e sostenuta come il Napoli sarebbero notevoli con uno stadio di proprietà avendo degli incassi importanti andando ad aumentare il proprio fatturato. Proprio quel fatturato che spesso viene citato nelle interviste e che sembra essere il capro espiatorio tra le vittorie altrui e le proprie sconfitte.

Bisognerebbe far lievitare il fatturato e per farlo sarebbe opportuno studiare strategie di marketing atte ad esportare all’estero il marchio Napoli, forti anche della massiccia presenza italiana e partenopea in giro per il mondo. Tournee  estive, canali tematici, ed altre iniziative potrebbero aiutare il Napoli a crescere in modo esponenziale. L’aspetto più tecnico , invece, riguarda i famosi top player. Si badi, però, che non sempre un top player è un calciatore che viene pagato 80 milioni. Infatti nel caso del Napoli servirebbe un giocatore che di top abbia soprattutto la mentalità.  Potremmo prendere come esempio, non a caso,  quello che si è verificato con l’acquisto di Dani Alves da parte della juve. Inizialmente bollato come calciatore finito e addirittura bidone si è rivelato decisivo nel momento cruciale della stagione con superbe prestazioni in Champions contro Porto, Barcellona e Monaco. Si è partiti con intavolare le basi dei rinnovi degli uomini chiave di questo progetto come Insigne e Mertens, un piccolo passo è stato fatto nella speranza che non resti l’unico. La volontà sembra esser diventata vincere, altro che convincere.

Eduardo Piscopo
31-05-2017

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