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Giro d’Italia, fermare il circo drogato

E’ cominciato il Giro d’Italia, ma da qualche anno per me questa non è più la grande festa popolare di primavera. Non riescono più ad appassionarmi i funamboli colorati in bicicletta. Sospetto sempre che dietro una fuga di centinaia di chilometri sulle assolate strade siciliane oppure dentro una scalata al Mortirolo vi sia una massiccia dose di doping.

Troppi scandali, in tutto il mondo ed in tutte le gare dalla classiche ai grandi giri. Che tristezza! Quando li vedo passare “i girini” tra ali di folla plaudente mi chiedo sempre cosa troveranno la sera in albergo. Stregoni e fialette per aumentare a dismisura la potenza fisica e la resistenza a sforzi sovraumani ché oggi si pedala a medie siderali.
La brama del profitto, la voglia del successo, la pressione degli sponsor ha liberato le peggiori pulsioni.

Centinaia di atleti mettono a repentaglio salute e dignità pur di conquistare una tappa, una volata, un gran premio della montagna. La maglia rosa o la maglia gialla insomma sono state insozzate dal demone del doping. Ad uno, ad uno sono crollati tutti i miti moderni da Lance Armstrong a Marco Pantani che ancora erano comunque riusciti ad emozionarmi.

Credo che sarebbe saggio fermare questo “circo drogato” prima che continui a far danno contaminando anche gli atleti puliti i quali non potendo regger la competizione potrebbero esser indotti in tentazione. Succede nelle categorie giovanili e persino tra gli amatori che girano per gare con la farmacia al seguito. Ritengo inoltre scandaloso che gli enti pubblici sborsino fior di quattrini per ospitare le varie tappe che peraltro impongono la chiusura per ore di strade alla pubblica circolazione. Questo ciclismo non è più il grande romanzo popolare dell’Italia nel dopoguerra quello raccontato da Sergio Zavoli ed Alfonso Gatto, da Bruno Raschi ed Adriano De Zan. Un ciclismo in bianco e nero, ma certamente più limpido di questo rutilante falò delle vanità.

 

pubblicato su Optima Italia

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