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Le colonie littorie, un patrimonio da recuperare

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I due imponenti altorilievi di Eros Pellini sulla facciata dell’edificio centrale della Colonia montana Principe di Napoli di Agerola sono ancora in buono stato di conservazione malgrado l’azione erosiva degli agenti atmosferici mentre i refettori, la palestra, l’infermeria, i dormitori e le altre strutture che costituivano il complesso strutturale, nel totale disinteresse della Regione Campania che ne è proprietaria, continuano lentamente a sbriciolarsi nonostante siano state formulate molte ipotesi per un pieno recupero funzionale.


Imputare la causa del degrado, che non tocca solo la nostra ex colonia montana, alla damnatio memoriae o all’incultura degli iconoclasti dell’ultima ora, è abbastanza semplice ma fuorviante e riduttiva.

Sotto il profilo architettonico, sebbene in molti casi ridotti a poco più di un rudere, gli edifici “coloniali” testimoniano ancora efficacemente la sperimentazione condotta dal Movimento razionalista nell’utilizzo dell’acciaio, del vetro e soprattutto del calcestruzzo per realizzare ampi spazi, coprire grandi luci, costruire torri, pensiline e serbatoi  idrici.

Con l’edificazione di villaggi, torri, complessi a pianta aperta o a monoblocco, il Razionalismo italiano celebrava la sua affermazione sul “novecentismo”. Con il postulato che l’architettura non poteva essere individuale ma doveva rispondere funzionalmente alle esigenze sociali e stilistiche dei tempi nuovi, il Movimento Moderno made in Italy (al quale Mussolini dichiarò il suo sostegno nel 1934) ben interpretava gli imperativi rivoluzionari del Fascismo.

Vittorio Bonadè Bottino, Carlo Gaudenzi, Costantino Costantini, Michele Busiri Vici, Francesco Mansutti, Gino Miozzo, Ettore Sottsass, Alfio Guaitoli, Mario Paniconi, Giulio Pediconi, Giuseppe Vaccaro, Angiolo Mazzoni, Gino Steffanon e tantissimi altri tra ingegneri ed architetti, risposero con efficace originalità all’esigenza di dar vita a nuove tipologie edilizie caratterizzate dalla presenza contestuale di elementi del sanatorio, della scuola, della palestra e della caserma che soppiantassero lo stereotipo dell’ospizio ottocentesco per bambini scrofolosi e/o tubercolotici.

Indubbiamente la confusione del Movimento razional-futurista con il Fascismo determinò nel dopoguerra l’ostracismo dei protagonisti che avevano partecipato alla costruzione di quel “Fascismo di pietra” ancora oggi perfettamente riconoscibile nel grande marasma dell’architettura massificata ed alienante delle nostre città.

La ricerca delle ragioni dell’abbandono di tali manufatti conduce inevitabilmente alla componente ideologica ed alle funzioni per le quali erano state costruite queste colonie.

Il Fascismo ereditò dall’ancien regime le colonie. Costruite grazie ad opere di beneficenza e filantropia, queste istituzioni si occupavano della terapia, profilassi e assistenza in funzione antitubercolare.
Con l’avvento dell’Ordine nuovo, l’assistenza e la previdenza assurgono al rango di garanzia della giustizia sociale e della sanità della razza. E’ noto, infatti, che il Fascismo diede all’Italia una legislazione ampia ed articolata in materia di previdenza, assistenza e tutela del cittadino. Ma si trattava di un regime autoritario: Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato. Lo Stato quindi come un buon padre di famiglia cercava di dare risposte ai bisogni vitali della gente. La beneficenza e l’assistenza così come erano concepite e praticate nell’Italia liberale erano ritenute da Mussolini anacronistiche, occorreva – secondo il Capo del governo – trasformarle in opere di solidarietà nazionale.

Il regime varò quindi una legislazione previdenziale a tutela della famiglia, maternità, e giovinezza. Furono istituite l’Opera Nazionale Balilla finalizzata... all'assistenza e all'educazione fisica e morale della gioventù e l’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia per la protezione e l'assistenza della maternità e per la tutela dell’infanzia. La quale non si limita al tempo dell'allattamento e al secondo anno di vita, come si crede da alcuni, ma distinta dai fisiologi, nei tre periodi, prima, seconda e terza infanzia, si estende negli anni successivi all'età prescolastica e scolastica sino alla pubertà conclamata nella quale dall'adolescenza si entra nella giovinezza. Raggiunto questo stadio della vita i giovani venivano poi accolti dalle organizzazioni della Gioventù Italiana del Littorio.

Con la conclusione drammatica dell’esperienza fascista, l’assistenza alla gioventù riassume di nuovo i caratteri della filantropia. Le colonie sono tenute in vita, con alterne fortune, dagli ordini religiosi e dai sindacati dei lavoratori. Ma le città dei ragazzi, con l’arengario, la piazza d’armi, le torri littorie sormontate dall’araldica di Regime, proprio perché con tutti questi elementi architettonici rimandava alla mente le scenografie della propaganda fascista, caddero nel dimenticatoio.

A settant’anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale, settori della cultura dell’arte dell’architettura, andando oltre il significato storico e politico che le ex colonie rappresentano, hanno avviato un dibattito per cercare una soluzione allo stato di abbandono, assegnando loro una funzione al passo con i tempi moderni.

Le pregevoli testimonianze del Razionalismo italiano che fu in grado d’interpretare il dinamismo e il rigore del Regime, vanno salvate. Vittorio Sgarbi circa cinque anni or sono, in pieno dibattito parlamentare esortò l’intera aula di Montecitorio affinché salvasse dalla totale distruzione la prima rimessa pubblica di Milano del ’26. Utilizzando toni chiari e forti come nel suo stile sostenne che: «Non ci può essere una damnatio memoriae rispetto alle creazioni d’arte e d’architettura del Ventennio. Sono un patrimonio da valorizzare e far conoscere»; «Bisogna fermare questo scempio».

Speriamo che le sue parole e quelle di tanti uomini di cultura facciano finalmente breccia nel muro dell’anacronistico pregiudizio ideologico e riescano a ricollocare in quel grande mosaico che è la storia dell’architettura nazionale, le tessere dimenticate del Movimento Italiano per l’Architettura Razionale.

 

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