Mer22112017

Agg.:03:11:15

da Legno Storto:

Benvenuto in Medinapoli News !!!

Back Cultura Cultura News Libri Diario Napoletano, da Bassolino a De Magistris

Diario Napoletano, da Bassolino a De Magistris

Lidio Aramu presenta il libro di Gerardo Mazziotti, 20 anni di analisi e commenti dettagliati sulla Napoli del nostro tempo
Tratteggiare sinteticamente l’ultimo volume scritto da Gerardo Mazziotti è compito non semplice. La lettura del Diario napoletano è piacevole e al tempo stesso impegnativa, non per lo stile narrativo adottato, non per il lessico utilizzato, ma per la complessità e la vastità dei temi trattati e degli spunti che s’incontrano.
In esso, solo per citarne alcune per non privarvi del piacere della scoperta, si ritrovano, senza soluzione di continuità e con rara ed avvincente armonia:


- le grandi questioni urbanistiche (il PRG, il PUE, il PUA, le Varianti) che hanno vivificato lo scenario della politica cittadina;

- gli scandali che a Napoli non sono fatti ma opinioni (la BagnoliFutura, le consulenze d’oro, il porto turistico a Coroglio, la mancata rimozione della colmata a mare di Bagnoli, l’omessa bonifica dei fondali marini antistanti alla spiaggia di Coroglio, l’Ospedale del Mare);

- le barbariche offese ai beni storico-architettonici (il Castello di Aselmeyer il cui prospetto frontale è deturpato dalla presenza di due corpi di fabbrica definiti - a giusta ragione - da Mazziotti “escrementi edilizi”; la trasformazione in una sorta di luna-park del Real Passeggio, noto ai più come Villa Comunale; la distruzione delle due stazioni ottocentesche della funicolare di Chiaia e la loro ricostruzione in perfetto e ridicolo stile Disneyland; la cancellazione del cinema Metropolitan di Stefania Filo Speziale annoverato tra le opere più significative dell’Architettura Moderna);

- la tutela e la valorizzazione d’importanti tessere di quello stupendo mosaico che è la storia dell’architettura napoletana (Il Reale Albergo dei Poveri, la Mostra d’Oltremare, il collegio Costanzo Ciano, il Palazzo delle Poste di Giuseppe Vaccaro).

Lo stile giornalistico, fluido, graffiante, infine, lo rende facilmente decifrabile anche per coloro che non hanno dimestichezza con l’urbanistica e con tutto ciò che in qualche modo la condiziona. Il Diario napoletano è in definitiva, uno strumento imprescindibile per la corretta comprensione della nostra storia recente.

La grande verità – per nostra fortuna – che emerge dalle pagine del libro è che il professore Mazziotti non si è lasciato omologare dal nulla di questa città porosa. “Città immobile” come recentemente l’ha definita il direttore Marco Demarco. Una città ove nulla deve cambiare affinché lo scellerato ed antico patto tra borghesia affarista, criminalità organizzata e politica corrotta continui a produrre i suoi sciagurati e perversi frutti.

Mazziotti è uno che rompe, che dà fastidio, che non molla ed è stato definito per questo in tanti modi più o meno simpatici. Personalmente lo considero un guerriero secondo la descrizione che ne faceva Toro Seduto (Tatanka Yotanka): «Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità».

Gerardo è un guerriero perché, con una tenacia non comune, continua a difendere il diritto delle future generazioni ad ereditare – possibilmente arricchito – il prezioso patrimonio storico-architettonico-ambientale napoletano così come noi lo ricevemmo dai nostri padri.
A guardare la sua figura si resta stupiti perché egli è la tangibile dimostrazione che la giovinezza non è un periodo della vita: è uno stato della mente, la tempera della volontà, una qualità dell’immaginazione, il vigore delle emozioni, la predominanza del coraggio sulla timidezza, del desiderio di avventure sull’apatia.

Con Gerardo condivido il suo smisurato amore per Napoli e la comune provenienza dai Quartieri spagnoli. La nostra è un’amicizia sincera ed antica, nata in trincea sul fronte Occidentale. Un fronte esteso tra la Mostra d’Oltremare, l’area di sedime dell’ex polo industriale di Bagnoli e l’ex Collegio Costanzo Ciano per i Figli del Popolo .
Risale, infatti, agli anni ’80 il nostro primo incontro. Un convegno sul futuro dell’Oltremare durante il quale ebbi modo di ponderare, condividendole, le tesi non conformiste enunciate dall’architetto Mazziotti su urbanistica ed architettura del Ventennio fascista. A dimostrazione di una onestà intellettuale mai venuta meno anche quando nell’aria, ancora nitidi, si percepivano i riverberi politici ed emozionali dei cosiddetti “Anni di piombo”.
E non è un caso se l’area occidentale di Napoli occupa una parte corposa del libro che Gerardo Mazziotti ha inteso dedicare ai napoletani e a coloro che pur non essendolo, amano sino all’inverosimile questa travagliata città.

L’estrema propaggine territoriale di Napoli nei Campi Flegrei assume nel Diario Napoletano, un valore paradigmatico. In questa plaga, quasi che fosse una sorta di scrigno di Pandora, si ritrovano, infatti, tutte le aberrazioni di uno sviluppo urbano fondato sulla logica della mera occupazione degli spazi, scevra da ogni condizionamento paesaggistico-ambientale e culturale.
Decine e decine di pagine sono dedicate alla Variante urbanistica dell’area occidentale. Una riqualificazione che Mazziotti avrebbe voluto far nascere da un concorso internazionale di architettura e che invece tra orrori ed errori, dopo un triste ventennio, stenta ancora a partire.

La lettura di queste pagine concederà al lettore l’opportunità di ripercorrere cronologicamente le tappe di tale sconcertante odissea e di percepire il clima e le tensioni ideali che le fanno da quinta.
Le stringenti argomentazioni del nostro don Quixote, cancellano gli orpelli della retorica ufficiale e pongono in luce un progetto di riqualificazione urbana che non definisce una funzione coerente con il territorio e che per grandi linee comincia a rappresentarsi come una sconcertante speculazione immobiliare, quasi che fosse una sorta di contro canto a quanto NapoliEst sta portando a termine col consenso della Giunta comunale, capeggiata dal sindaco de Magistris, sulla vasta ex area industriale ad oriente di Napoli.

La mancanza di un polo produttivo non inquinante, ad alta tecnologia, in grado di generare nuova occupazione; una bonifica dei suoli a dir poco scandalosa per gli elevati costi toccati e per i deludenti risultati conseguiti; la mancata rimozione della venefica colmata a mare ed il permanere delle scarnificate strutture dell’ex cementificio di Caltagirone, costituiscono i capi salienti di un mortificante bollettino di guerra.
Un conflitto in corso da circa mezzo secolo tra il professor Mazziotti e la mala politica, lo sperpero del pubblico denaro, le violazioni di legge, l’assenza di cultura nelle scelte per la città.

Lo stesso conflitto che lo vede impegnato sul fronte delle alienanti periferie urbane e dell’insensato degrado del Centro storico, sullo scacchiere orientale della città.
Non esiste ambito urbano, come si evince dagli interventi riportati nel Diario napoletano, che non sia stato oggetto almeno di una riflessione critica dell’autore.
Ma attenzione, l’architetto Mazziotti, non è un bastian contrario per il semplice gusto di esserlo. Alla caustica analisi delle evidenze, segue, infatti, immancabilmente, una proposta che affonda le sue radici nella storia del territorio, si sostanzia della sua visione umanistica dello sviluppo urbano, immediatamente disponibile per il bene comune: la grande Napoli del III Millennio.

Come don Chisciotte che credeva di poter realizzare concretamente quelle norme morali, quegli ideali etici che la società borghese proclamava come suoi mentre invece finiva con l’evidenziare la contraddittorietà di questo stesso mondo, così il nostro caro Gerardo con il suo Diario Napoletano, e ancor prima con il suo esempio, rimarca le contraddizioni del nostro tempo ove democrazia, meritocrazia, competenza, onestà, laboriosità, attenzione al prossimo, altro non sono che ideali etici solo ufficialmente sbandierati, ornamenti da parata e non realtà di vita.
In questa impossibilità a ricondurre il mondo della politica e della borghesia agli ideali che essi fingono di perseguire sta tutta la singolarità di Gerardo Mazziotti: un folle in un mondo di gente ragionevole.

Mi auguro, per il bene della nostra cara e martoriata Napoli, che questo libro di storia vissuta per gli infiniti pregi che presenta, abbia la massima diffusione possibile affinché la sua lettura possa far emergere dalla nostra migliore gioventù altri 10,100,1000 Mazziotti.
Se ciò non si verificasse, sarebbe la peggiore delle jatture perché condurrebbe fatalmente alla perdita dell’illusione, alla fine della capacità di coltivare ideali, a non vedere più nel nostro orizzonte sogni e speranze da realizzare.
Lidio Aramu



Titolo Diario napoletano. Da Bassolino a De Magistris
Autore Mazziotti Gerardo
Prezzo di copertina € 20,00
Prezzi in altre valute
Dati 2012, 454 p., ill., brossura
Editore Tullio Pironti (collana Saggistica)

 

mediformazione

Giornalista AAA
Diventare Giornalista...

Ambiente pulito

Mela verde
La differenziata come frutto...

Editoria Digitale

JA Teline IV
per diventare Editori FaidaTE...

Moda & Stile

Moda Modella
Quando la moda non è immagine...