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Codice di Santa Marta. Un tesoro da riscoprire nel cuore antico di Napoli

In occasione della festività di Santa Marta, il 29 luglio, si è svolto presso la Chiesa omonima il Convegno "Alla Riscoperta di Santa Marta” sulla storia e sullo stato di conservazione del prezioso Codice miniato presente nella chiesa sorta nel XV secolo per volere della regina Margherita di Durazzo, vedova del re Carlo d’Angiò. Alla conferenza hanno preso parte Giuseppe Porcaro, Commissario dell’Arciconfraternita di San Vitale in Santa Marta, il prof. Giuseppe Scala, docente di Chimica delle fibre tessili e del restauro, il prof. Ciro Piccioli, esperto Chimico di Beni culturali presso il MiBAC. L’evento, organizzato dalle Associazioni culturali Centro Storico - con il presidente Salvatore D’Alessio - e Anima di Napoli con il patrocinio della Confraternita di Santa Marta, ha visto la partecipazione di un gruppo di giovani studiose napoletane cui spetta il merito di aver destato l’attenzione su un tesoro misconosciuto.

Il Codice miniato di Santa Marta, conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, rappresenta un importante documento della storia nobiliare di Napoli, nonché un reperto artistico di inestimabile valore dovuto alla complessa composizione delle pergamene, sulle quali erano miniati gli stemmi nobiliari dei membri della Confraternita, con cui è stato composto il Codice nel 1600. In esso è iscritta la storia delle dominazioni reali che si sono succedute a Napoli a partire dai sovrani angioini ed aragonesi fino ai viceré spagnoli e ai rappresentanti delle principali famiglie del Regno. Un reperto prezioso per l’indagine storico-artistica della città che ha rischiato di andare perduto in seguito alla distruzione della Chiesa, durante i tumulti della sommossa popolare capeggiata da Masaniello poi ricostruita, a partire dal 1650, grazie all’intervento del principe Francesco Filomarino della Rocca.

Il valore del Codice costituisce, come sottolineano le ricerche condotte dal gruppo di studiose partecipante al Convegno, “un grande mezzo di conoscenza storica ed artistica della cultura figurativa meridionale, che partendo da Montecassino, fu tramandata a Roma, Firenze, Siena, per poi giungere a Napoli il cui sviluppo fu più lento ma non meno incisivo come testimoniato dal grado di perfezione artistica raggiunta dal Codice qui presente”. Proprio il valore di un reperto unico nel suo genere, sia per la valenza storico-rappresentativa sia per la qualità tecnica di composizione dei manoscritti miniati, pone la “questione di una presa d’atto che, nel nostro caso, è la valorizzazione di uno specifico Bene Culturale”, dichiara il prof. Piccioli.

Una presa d’atto quanto mai necessaria in un contesto, come quello napoletano, nel quale la salvaguardia del patrimonio artistico, paesaggistico e culturale dovrebbe costituire la missione di una politica finalizzata alla tutela dei Beni culturali. Nell’ambito del recupero delle opere custodite in Santa Marta, il prof. Scala e il gruppo di studiose hanno proceduto al lavoro iniziale di pre-consolidamento e di consolidamento di alcuni manufatti tessili tra i quali l’ombrello processionale, utilizzato durante il Corpus Domini, e due stendardi processionali. Tra l’altro, occorre ricordare, che una parte delle tele esposte nella Chiesa è stata oggetto di un restauro richiesto nel 2005 per la manutenzione degli oggetti di culto afferente al Progetto della tela di Santa Marta benedicente con il drago e angeli del XVII secolo. Lavori tuttavia non portati a termine così come per il restauro della tela Nascita della Vergine.

In un’epoca di depauperamento del concetto di arte come Bene comune, ben vengano le iniziative di quanti intendono preservare i tesori di Napoli attraverso il recupero e la conoscenza di reperti spesso dimenticati che necessitano, invece, di interventi costanti e mirati affinché non si disperda un patrimonio indispensabile per la sopravvivenza della città.

Loredana Orlando

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