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Galleria Principe di Napoli. Riqualificazione incompiuta per la Galleria del degrado

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La denuncia del Comitato Portosalvo sui primi lavori di restauro della Galleria
La Galleria Principe di Napoli, patrimonio dell’Unesco, torna a far parlare di sé. Lo stato di abbandono in cui versa la struttura e l’occupazione di alcuni locali comunali hanno riacceso i riflettori su una realtà a lungo dimenticata. Dopo il primo progetto di riqualificazione varato dalla Giunta Jervolino nel 2009, anche l’amministrazione guidata dal Sindaco Luigi de Magistris ha presentato un nuovo piano d'intervento finalizzato alla valorizzazione della Galleria. Si tratta del progetto “Common Gallery” per il recupero di navata, porticati e della Sala Gemito. Il Comune di Napoli presenterà a breve un bando per assegnare i 600 mila di euro stanziati per il finanziamento dei lavori di restauro.

Un bene comune che la Giunta demagistriana vorrebbe restituire alla cittadinanza, mediante iniziative volte ad occupare gli spazi della Galleria con eventi culturali ed attività commerciali attinenti alla storia e alla funzione del monumento. Si tratta di un progetto di riqualificazione che ricalca, in linea generale, lo stesso obiettivo sostenuto nel 2009 dalla Giunta Jervolino, al fine di valorizzare “un monumento storico bellissimo, che ha una lunga tradizione nella città ma che negli ultimi anni è stato abbastanza abbandonato”. Con queste parole l’allora Sindaco, Rosa Russo Jervolino, salutava il progetto di riqualificazione. Tra gli interventi previsti nel primo progetto rientrava “il recupero dei colori, delle forme originali così com’erano al momento dell’inaugurazione, dei fregi, degli infissi e della copertura in vetro”. Recupero a quanto pare non riuscito poiché, tra le conseguenze dei lavori di restauro, l’impianto di impermeabilizzazione della Galleria non risulta a norma come testimonianto dalla presenza di pozze d’acqua sul pavimento in marmo nelle giornate di pioggia. Dubbi anche sul recupero della struttura stilistica ed architettonica secondo le forme originarie, almeno stando ai rilievi condotti da esperti d’arte e agli esposti presentati dal Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo.

Per i rappresentanti del Comitato si tratta di un “pessimo intervento di restauro estraneo ad ogni metodologia di conservazione dei Beni Culturali”. Nel video Piperno nero di Marcello Mottola, pubblicato sul canale you tube dell'associazione il 23 aprile 2009, poche settimane dopo la fine della ristrutturazione della Galleria, la denuncia di un'opera costata circa 4 milioni di euro ed eseguita in modo approssimativo. La discutibile verniciatura con colore nero dei basamenti in piperno d’ingresso nella Galleria, costituiscono l'offesa più grave al monumento. Per lo storico dell’arte, Vincenzo Rizzo, “l’intervento è inaccettabile dal punto di vista storico, artistico e stilistico. Il piperno è una pietra ornamentale molto pregiata e come tale va lasciata a vista”. Anche un ipotetico intervento risolutivo sembra controproducente poiché la rimozione della vernice può avvenire solo con materiale abrasivo o con solventi aggressivi, così come spiegato nel video–denuncia del 2009. Piperno nero, dunque. “Le immagini sono eloquenti – commentava il presidente del Comitato Portosalvo, Antonio Pariante - e dimostrano una situazione inquietante che ci fa capire tutti i limiti gestionali del patrimonio culturale della città da parte degli enti amministrativi cittadini”.

IL RILANCIO MANCATO - Eppure il progetto di riqualificazione, presentato dalla Giunta Jervolino poco prima dell’inizio dei lavori di restauro, prefigurava il pieno rilancio della Galleria Principe di Napoli. La valorizzazione artistico-culturale della Galleria avrebbe dovuto fungere da volano per il rilancio economico del settore turistico e commerciale del centro storico napoletano. All’interno della Galleria sarebbero dovuti sorgere spazi dedicati al Museo Archeologico Nazionale – con un collegamento sotterraneo tra il MANN e la Galleria -, all’Accademia di Belle Arti e all’organizzazione di eventi ad opera di privati, i quali avrebbero corrisposto un canone per l’occupazione degli spazi, contribuendo così al pagamento dei lavori di restauro e alla manutenzione ordinaria.

Il restauro della Galleria poteva rappresentare un sicuro attrattore per investire nelle attività culturali e commerciali idonee al luogo e alla storia del monumento. Il progetto di riqualificazione avrebbe dovuto “rafforzare l’azione di recupero del centro storico già avviata dal Comune di Napoli”, come si legge sul sito della società Romeo Gestione, società che ha gestito i lavori di restauro per conto del Comune, nella pagina dedicata alla presentazione del progetto. Pagina nella quale la Romeo non manca di evidenziare tra gli obiettivi la necessità di intervenire attraverso un corretto restauro filologico, finalizzato alla valorizzazione dell’immobile di pregevole fattura. Proposito contraddetto dall’evidenza delle immagini caricate nel video–denuncia e da chiunque entri nella Galleria del degrado. Stato di abbandono di un bene comune che denota l’indifferenza mostrata dalle istituzioni locali come denunciato, ancora una volta, dai giovani del Comitato di Portosalvo in una protesta del 2011 all’indirizzo dell’amministrazione comunale. Protesta che ha evidenziato come gli spazi pubblici, peraltro situati all’interno di un monumento storico, vengano poco o male utilizzati: locali di proprietà del Comune chiusi, solo un Caffè letterario aperto. Indifferenza della politica per la tutela e la salvaguardia del patrimonio storico–culturale della propria città contro cui non sembra sufficiente riproporre un nuovo bando per una riqualificazione che non è mai avvenuta.
Loredana Orlando

 

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