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Quale futuro per l'ex NATO?

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PER L’EX COMANDO NATO DI BAGNOLI SI PREANNUNCIA LO STESSO DESTINO DELL’OLTREMARE E DELL’EX POLO INDUSTRIALE?
Nel guardare le immagini delle teatrali inaugurazioni del sindaco de Magistris, tornano alla mente le esilaranti scene del film “Anni ruggenti” dove un superbo Gino Cervi, nelle vesti del Podestà di un paesino rurale, dava vita ad un turbinio di effimere cerimonie inaugurali per dimostrare ad un presunto ispettore del Partito, l’efficienza littoria della sua amministrazione comunale.

Come Cervi/Podestà, anche De Magistris/sindaco, non certo per dare dimostrazioni - Roma è lontana – persegue l’obiettivo di celare il vuoto assoluto della sua amministrazione con la costruzione di una sua immagine da Istituto Luce.

Questa volta Giggino il liberatore prende possesso del complesso polifunzionale ex “Comando Nato”, costruito nel 1939 in occasione del 400° anniversario della fondazione del Banco di Napoli, per volere di Benito Mussolini, alle pendici della collina di S. Laise. Erano quegli gli anni in cui l’assistenza sociale, sottratta alle Opere Pie e alle fondazioni filantropiche, si avviava, con la realizzazione di processi duraturi ad essere una questione di solidarietà nazionale.

Il collegio Costanzo Ciano – Fondazione Banco di Napoli, in origine Fondazione Banco di Napoli – Istituto per i Figli del Popolo - avrebbe dovuto ospitare 2.500 ragazzi meno abbienti di entrambi i sessi da formare professionalmente.  L’Istituto inaugurato (sul serio) il 9 maggio 1940 dal Re Vittorio Emanuele III e dal presidente del Banco di Napoli, Giuseppe Frignani, in realtà, iniziò a svolgere i suoi compiti istituzionali alla fine degli Anni ’50, grazie ai fondi (300 milioni dell’epoca) provenienti dalla locazione del complesso alla NATO. Fondi che consentirono di dare assistenza ai primi 400 ragazzi. In quegli stessi anni, grazie a donazioni e a contributi straordinari statali, la Fondazione costruì l’Istituto Salesiano “E. Menichini” – Fondazione Banco di Napoli in via Don Bosco e l’Educatorio Femminile Popolare – Maria SS. Immacolata – Fondazione Banco di Napoli a Pozzuoli.

Per cui è improprio, se non fuori luogo, parlare di “liberazione” dell’ex Costanzo Ciano giacché la sua locazione – e non l’occupazione come sostiene il primo cittadino di Napoli – ha consentito per circa un settantennio alla Fondazione di fornire assistenza a migliaia di adolescenti indigenti.

Alla luce della storia dell’Istituto di Bagnoli, il cinguettio demagistrisiano somiglia più al gracidio di un ranocchio: ”Cultura al posto delle armi, teatri al posto dei poligoni, scuole nel comando militare, centri sociali nei consigli di guerra: Bagnoli liberata” ipse dixit.

E’ la classica scoperta dell’acqua calda considerato che il Regime fascista intese costruire una vera e propria “Città degli scugnizzi”, che tanta ammirazione suscitò in Raffaele Viviani, ove figuravano cinque dormitori di duemilacinquecento posti letto, due edifici scolastici, palestra, due infermerie, uno stadio, un teatro in grado di ospitare mille persone, la chiesa e strutture minori destinate a laboratori, lavanderie….

Andando quindi oltre la propaganda ed i toni trionfalistici del sindaco de Magistris, quel che salta immediatamente all’occhio è la mancanza di un progetto complessivo in grado non solo di sostenersi economicamente, ma di assicurare alla Fondazione i fondi necessari alla manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio strutturale e del verde dell’ex Costanzo Ciano ed alle attività filantropiche dell’Ente. L’abbandono della NATO evidentemente peserà molto sul bilancio della Fondazione a meno che quest’ultima non dia inizio ad un programma di dismissione dei beni immobiliari di sua proprietà.

La gestione di 21 edifici di grandi dimensioni circondati da viali, piazzali, aiuole richiederà fondi che in questo momento il bilancio comunale non è in grado di assicurare e né pare sia nei progetti della Regione Campania. Quest’ultima, infatti, in un primo momento riteneva di poter conseguire dei risparmi di bilancio occupando alcuni edifici del complesso di Bagnoli con i propri uffici. Ipotesi accantonata dopo un’attenta verifica contabile. Il Comune invece ritiene di poter usufruire del complesso – tra l’altro non è ancora ben chiaro a quale titolo – senza aver definito in via preliminare un progetto unitario. Occorre costruirlo dal basso – sostiene l’amministrazione comunale – con il concorso dei cittadini, dei movimenti e delle associazioni. Non pochi cittadini attivi però sospettano che proprio la mancanza di un progetto definito apra le porte ad una gestione clientelare delle concessioni.  Il timore che anche per il complesso di Bagnoli possa concretarsi un destino simile a quello della vicina Mostra d’Oltremare, sotto utilizzata rispetto alle sue potenzialità, priva di una funzione alta, ed in buona parte smembrata, o a quello dell’ex polo industriale occidentale non ancora liberato dagli inquinanti e lungi dall’essere riqualificato urbanisticamente, è forte e fondato.
Lidio Aramu

 

 

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