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da Legno Storto:

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Mostra di Design alla Villa Floridiana

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Sabato 10 giugno, alle ore 14 al Museo Duca di Martina, verrà inaugurata la mostra Roberto Mango designer, 1950-1968 dedicata all’attività di uno dei più importanti designer del panorama italiano e non solo.

L’esposizione propone una riflessione sull’autore, sul suo ruolo nel dibattito internazionale e sulle più importanti realizzazioni come designer, comprese nel tempo del suo soggiorno negli Stati Uniti e del successivo in Italia e nell’ambiente produttivo napoletano.

Sotterranei Gotici di San Martino aperti al pubblico

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Da sabato 24 gennaio 2015 - e ogni sabato e domenica alle ore 11.30 con prenotazione obbligatoria - aprono al pubblico i Sotterranei gotici della Certosa e Museo di San Martino.

I sotterranei costituiscono i suggestivi e imponenti ambienti delle fondamenta trecentesche della Certosa, una edificazione  che iniziò nel maggio del 1325 per volere di Carlo, duca di Calabria, figlio del sovrano Roberto d’Angiò.
Un’opera di ingegneria possente ed elegante, con una successione di pilastri e volte ogivali a sostegno dell’intera struttura certosina, nei lunghi corridoi e negli slarghi sono esposte le opere in marmo della Sezione di sculture ed epigrafi.

Una raccolta che si è formata attraverso acquisti, lasciti, donazioni, cessioni e depositi tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Rewind. Arte a Napoli 1980-1990

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La mostra a Castel Sant’Elmo presenta circa cento opere e propone una riflessione per ricostruire, attraverso affondi tematici e focus specifici, la complessa e ampia storia artistica a Napoli negli anni Ottanta del Novecento.

Rewind. Arte a Napoli 1980-1990 è dedicata alla nuova generazione di artisti napoletani attiva negli anni Ottanta e a coloro che in quel decennio testimoniano con il loro lavoro la svolta radicale del linguaggio figurativo che ha fatto parlare di “fine dell’avanguardia”.


Sono state coinvolte nel progetto le principali gallerie d'arte operanti in quel periodo come quella di Lucio Amelio, Il Centro, lo Studio Trisorio, lo Studio Morra, Lia Rumma, Alfonso Artiaco; queste ultime, ancora attive, sono state chiamate a individuare opere, presenti in collezioni private campane, essenziali per descrivere adeguatamente quel contesto che fece di Napoli un crocevia internazionale. Per citare alcuni nomi degli artisti non napoletani si va da Gino De Dominicis, Alberto Burri, Jean Michel Alberola, Joseph Beuys a Hermann Nitsch, Sol LeWitt, James Brown, Ronnie Cutrone, Kenny Scharf, Luigi Ontani.
Sono state ricostruite anche  alcune collettive di quel decennio: Evacuare Napoli. L’ultima generazione, 1985 e L'officina di Scafati, 1986, proponendone una lettura evocativa.

La mostra è progettata  in continuità con le attività e la vocazione del museo Novecento a Napoli e con gli incontri con gli artisti e i protagonisti proposti durante i Giovedì contemporanei 2013-2014, l’esposizione comprende artisti, opere e documenti che descrivono gli avvenimenti di quegli anni cruciali, delineando una vicenda di respiro complesso, che si è mossa su piani paralleli, in cui hanno convissuto aperture a linguaggi internazionali, sperimentazioni di giovani e l’attività dei maestri.

L’esposizione realizzata dalla Soprintendenza Speciale  per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il Polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta, è promossa e finanziata dal Servizio architettura e arte contemporanee della Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

In mostra opere di:
Fabrizia Abbagnano, Jean-Michel Alberola, Marisa Albanese, Carlo Alfano, Joseph Beuys, Bill Beckley, David Bowes, Paolo Bresciani, James Brown, Alberto Burri, Giuseppe Caccavale, Maurizio Cannavacciuolo, Angelo Casciello, Gennaro Castellano, Alan Charlton, Franco Cipriano, Francesco Clemente, Ronnie Cutrone, Maurizio Colantuoni, Giuseppe Desiato, Gabriele Di Matteo, Gino De Domincis, Tommaso Durante, Luciano Fabro, Sergio Fermariello, Matteo Fraterno, Lino Fiorito, Mario Franco, Eugenio Giliberti, Sasà Giusto, Al Hansen, Geoffrey Hendricks, Douglas Huebler, Massimo Kauffman, Joseph Kosuth, Massimo Latte, Sol LeWitt, Nino Longobardi, Lello Lopez, Saverio Lucariello, Luigi Mainolfi, Umberto Manzo, Ugo Marano, Claudio Massini , Silvio Merlino, Aldo Mondino, Peter Nagy, Hermann Nitsch, Luigi Ontani, Luigi Pagano, Gloria Pastore, Mimmo Paladino, Giuseppe Penone, Rosa Persico, Alfredo Pirri, Lucia Romualdi, Mimma Russo, Kenny Scharf, Antonello Scotti, Ninì Sgambati, Franco Silvestro, St-Art, Daniel Spoerri, Philip Taaffe, Ernesto Tatafiore, Niele Toroni, Gerardo Vangone, Luigi Vollaro, Giuseppe Zevola, Oreste Zevola.

Rewind. Arte a Napoli 1980-1990 è curata da Angela Tecce e si avvale del contributo scientifico di numerosi studiosi, ricercatori, testimoni che hanno ciascuno affrontato temi e questioni critiche per intrecciare un racconto corale: Luciana Berti, Claudia Borrelli, Renata Caragliano, Maria De Vivo, Eugenio Giliberti, Maria Giovanna Mancini,  Chiara Pirozzi, Adriana Rispoli, Maria Savarese, Olga Scotto di Vettimo, Mario Francesco Simeone, Stefano Taccone, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Alessandra Troncone, Brunella Velardi, Andrea Viliani, Eugenio Viola, Stefania Zuliani. Interviste a Achille Bonito Oliva, Michele Bonuomo, Bruno Corà, Jean Digne, Nicola Spinosa, Angelo Trimarco. 

Catalogo edito da ARTE’M. Durante i lavori per questa mostra è mancato Oreste Zevola e interpretando il desiderio di tutti abbiamo voluto dedicargli il catalogo.

Costellazione ‘80

In occasione della mostra dedicata all’arte degli anni Ottanta è stato creato un percorso virtuale attraverso postazioni multimediali - Costellazione ’80 - con la funzione di collegamento tra le collezioni, le mostre e le sezioni museali, di modello per un archivio dell’arte contemporanea a Napoli.

A comporre un quadro di insieme articolato parteciperanno -  insieme  a  Rewind. Arte a Napoli 1980-1990 a Castel Sant’Elmo e Blow up. Fotografia a Napoli 1980-1990 in contemporanea al Museo Pignatelli - la sezione di arte contemporanea del Museo di Capodimonte e la collezione Terrae Motus della Reggia di Caserta, imprescindibili elementi di questa Costellazione ‘80. Inoltre il Museo Madre e l’Accademia di Belle Arti di Napoli offriranno un contributo specifico coerente con le loro ricerche e attività.


Informazioni
Rewind. Arte a Napoli 1980-1990

Sede        Napoli, Castel Sant’Elmo
Via Tito Angelini, 22
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www.polomusealenapoli.beniculturali.it
https://www.facebook.com/rewindnapoli80

Date        20 dicembre 2014 - 8 febbraio 2015
Orario      ore 9-18; MARTEDI’ CHIUSO
Ingresso    € 5,00

 

The Go-Between, mostra di artisti internazionali a Capodimonte

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Una selezione di artisti internazionali emergenti dalla collezione di Ernesto Esposito
(14 dicembre 2014 - 13 gennaio 2015) a cura di Eugenio Viola


The Go-Between è una mostra dedicata alla prestigiosa collezione di Ernesto Esposito, designer di calzature di fama internazionale, la cui raccolta, iniziata oltre trent’anni fa a Napoli, con artisti del calibro di Joseph Beuys, Cy Twombly, Robert Rauschenberg, Gerhard Richter, Andy Warhol, è oggi riconosciuta come una tra le più interessanti in Europa ed è stata già esposta in diversi musei europei e americani.


The Go-Between è “l’intermediario”, “il messaggero” che serve da passaggio, da unione, da collegamento fra due persone o cose.

Caratteristica peculiare della collezione Esposito è da sempre l’attenzione rivolta verso i giovani artisti, il suo “occhio” e lo scommettere, incondizionatamente, sulle ragioni del nuovo. Da qui la selezione delle opere in mostra - circa novanta - incentrata sulle ultimissime acquisizioni di artisti, di generazioni e provenienze diverse, la maggior parte ancora emergenti, alcuni invece già riconosciuti nel panorama internazionale.
A questi si aggiunge una serie di contrappunti, accuratamente scelti tra i “grandi classici” presenti nella collezione Esposito, chiamati a dialogare con le opere ospitate nella Wunderkammer del museo.    

Inaugurazione             sabato 13 dicembre ore 18

Apertura al pubblico    domenica 14 dicembre

Le stagioni di Jommelli al Festival di Musica Antica

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Soave sia il vento celebra Niccolò Jommelli in tre giornate di studio e spettacoli dal 5 al 7 dicembre. Concerto sabato 6 dicembre presso Gallerie d’Italia-Palazzo Zevallos Stigliano
Nell’anno del terzo centenario della nascita di Niccolò Jommelli non potevano mancare alla prima edizione del Festival Internazionale di Musica Antica Soave sia il vento, organizzato dal Centro Pietà dei Turchini, appuntamenti  per celebrare un grande Maestro la cui capacità creativa, la continua ricerca di realizzazioni armoniche, la naturalezza delle idee musicali mettono in risalto l’origine di tutto quello che di più bello si è espresso musicalmente nell’Europa di quel periodo.

Tra i massimi compositori del Settecento europeo, Nicolò Jommelli, nacque ad Aversa e si formò a Napoli al Conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana e poi a quello della Pietà de’ Turchini. La sua carriera, favorita dagli ambienti aristocratici della capitale, ebbe inizio presso i due teatri dedicati prevalentemente alla “commedeja pe museca”, nei quali il giovane compositore riscosse ampio consenso. Ben presto la sua fama valicò i confini del Regno e da Roma, dove si era recato subito dopo i primi successi, fu a più riprese ingaggiato presso le maggiori piazze del tempo e le grandi corti del continente. Significative furono le sue tappe a Venezia, Madrid, Bologna, Torino, Lisbona e Vienna, città nella quale approdò anche grazie all’appoggio del poeta cesareo Metastasio, che ne apprezzava il talento e le alte doti compositive, tanto da raccomandarlo vivamente a Carlo Broschi in stanza presso i Borbone di Spagna.

Napoli Restaurata

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Presentati nella chiesa dei Girolamini i cantieri didattici di restauro della Scuola di Alta Formazione e di Studio dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro.

I tre cantieri hanno visto impegnati quaranta allievi restauratori su opere di assoluta rilevanza del patrimonio artistico napoletano. Le attività didattiche hanno riguardato la decorazione a mosaico della cupola del battistero di San Giovanni in Fonte del Duomo e i dipinti provenienti dalla ricca quadreria del Museo Civico Gaetano Filangieri (cantiere ospitato nei laboratori di restauro del Museo di Capodimonte); a questi si aggiunge l’intervento, portato a compimento nel corso dell’anno presso la sede dell’ISCR a Roma, di cinque preziosi busti reliquiario appartenenti alla chiesa dei Girolamini. Quest’ultimo intervento di restauro ha consentito, tra l’altro, di giungere a chiare indicazioni sulla tecnica esecutiva e di poter così riferire i busti all’intagliatore Aniello Stellato al quale, nel 1619, era stato commissionato un gruppo di dodici busti di santi.

Museo di Capodimonte: la grande tela Pompei entra nella collezione permanente

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La mostra personale di Luca Pignatelli al Museo di Capodimonte, conclusasi il 15 luglio, tributa un importante riconoscimento all’artista.

Pompei, la grande opera del 2014 (400 x 670 cm.) entra a far parte della collezione permanente del Museo nella quale figurano i più significativi artisti internazionali: Alberto Burri, Anselm Kiefer, Mimmo Paladino,  Jannis Kounellis, Sol LeWitt,  Andy Warhol, solo per citarne alcuni.


Pompei è un’opera che ha il compito di segnalare l’ingresso nell’area di consapevolezza fenomenologica del ricordo: una rete strutturale, quella che sostiene la formalità esteriore, svestita di tutti gli orpelli figurativi, che si mostra nuda, nella pienezza della sua funzione di pattern geometrico svelato a rappresentare i resti di un contenuto antropico perduto e il mito del crollo archetipo della solidità rassicurante.

Luca Pignatelli, uno tra i più interessanti artisti internazionali contraddistintosi negli ultimi vent’anni per la capacità di intraprendere una ricerca originale, ricca di riflessioni e di spunti critici  sul tema della memoria, nasce a Milano nel 1962, città nella quale ancora oggi vive e lavora. Il suo lavoro conosce una risonanza di portata internazionale sin dagli anni Novanta. Ricordiamo tra le personali più recenti: Istituto Nazionale per la Grafica, Roma (2011), 53° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, (2009), Mamac di Nizza (2009). Tra le numerose mostre collettive sono da ricordare: Museo MAXXI, Roma (2010), Miami Biennale (2010), 53° Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia (2009).

A Napoli il Contemporaneo si legge su RACNA

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Da un'idea di Componibile 62 e Marchese editore
Ha compiuto un mese RACNA Magazine, la nuova rivista digitale di Arte e Linguaggi della Contemporaneità. RACNA è il frutto della collaborazione tra due associazioni napoletane: Marchese editore e Componibile 62.

IL PROGETTO - RACNA nasce come portale multimediale dedicato all’Arte contemporanea, con l'intento di coinvolgere i protagonisti del settore, artisti, galleristi, curatori, collezionisti, centri di produzione ed esposizione, di studio e promozione.

Palazzo Zevallos Stigliano riapre le sue Gallerie. Apertura gratuita al pubblico sabato 21 giugno

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Inaugurazione delle Sale rinnovate dello storico Palazzo in via Toledo, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Intesa Sanpaolo riapre il 20 giugno al pubblico, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli, riallestite per la valorizzazione di un nucleo di oltre 120 opere, attraverso le quali è possibile ripercorrere le vicende fondamentali delle arti figurative in città, in un arco cronologico che dagli esordi del Seicento si spinge sino ai primi anni del Novecento.


Palazzo Zevallos Stigliano è dal 1898 la sede storica della Banca a Napoli. La prima destinazione a scopi museali di un’area del piano nobile dell’edificio risale al 2007, all’indomani di un accurato intervento di restauro sui cicli decorativi ottocenteschi.

L’apertura al pubblico delle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano nasceva dall’intento di Intesa Sanpaolo di valorizzare e condividere con la cittadinanza un nucleo di opere tratte dalle proprie collezioni d’arte, prima fra tutte il Martirio di sant’Orsola di Caravaggio.

Valorizzazione del patrimonio artistico napoletano su cui ha posto l’attenzione il Capo dello Stato per il quale “le mostre possono anche avere una ricaduta importante, non automatica, di riscoperta da parte dei cittadini dei musei. Ma condivido la necessità di porre l’accento sul sempre presente e vivibile del patrimonio artistico. A Napoli – conclude Napolitano – molti anni fa ci fu un’iniziativa, Monumenti porte aperte, credo che dovremmo in quello spirito dare molta valorizzazione al nostro patrimonio culturale” (la Repubblica, 20 giugno 2014).

Questo nuovo intervento si inscrive nell’ambito di Progetto Cultura, il programma pluriennale che pianifica le attività di Intesa Sanpaolo in campo artistico e culturale. L’iniziativa più ambiziosa elaborata dal Progetto è stata la creazione delle Gallerie d’Italia, la rete dei poli museali e culturali della Banca presenti sul territorio nazionale cui appartengono, accanto alle Gallerie partenopee, le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza (aperte dal 1999 e rinnovate nel 2014) e le Gallerie di Piazza Scala a Milano (inaugurate nel 2011).

Il nuovo allestimento di Palazzo Zevallos Stigliano, secondo il progetto espositivo curato da Fernando Mazzocca, arricchisce le Gallerie con gruppi di opere di grande significato storico e valore artistico, appartenenti al contesto culturale del Sud Italia e in particolare di ambito napoletano, provenienti dalle raccolte già costituite dagli istituti di credito – per lo più il Banco di Napoli e la Banca Commerciale Italiana – poi confluiti in Intesa Sanpaolo. La maggior parte delle opere, in vista della loro musealizzazione, è stata sottoposta a importanti interventi conservativi.

L’attuale itinerario museale si articola in spazi più estesi (sette sale rispetto alle tre precedenti) e propone un’antologia in grado di tratteggiare, per grandi linee, un profilo delle vicende salienti della pittura a Napoli nel corso del Sei e Settecento, dalla svolta naturalistica impressa dall’arrivo di Caravaggio nel 1606, fino ai fasti della civiltà borbonica. Spicca fra le opere esposte il Martirio di sant’Orsola, capolavoro estremo dello stesso Caravaggio (eseguito nel 1610 pochi mesi prima della morte). E ancora Giuditta decapita Oloferne, derivazione attribuita al fiammingo Louis Finson da un perduto originale ancora del Merisi; Sacra Famiglia con San Francesco d’Assisi, del caravaggesco romano Angelo Caroselli; Sansone e Dalila, uscito dall’atelier napoletano di Artemisia Gentileschi; tre scene bibliche di Bernardo Cavallino e il San Giorgio di Francesco Guarini. In mostra inoltre L’Adorazione dei Magi del “Maestro degli Annunci ai pastori” e Tobia che ridona la vista al padre di “Enrico Fiammingo”, alias Hendrick De Somer; Ratto di Elena di Luca Giordano e Agar nel deserto di Francesco Solimena introducono alla fase più alta della stagione barocca.

Per il Settecento, alla compostezza idealizzata delle quattro Allegorie della Pietà di Francesco De Mura fa da contraltare il realismo di due celebri opere di Gaspare Traversi, La lettera segreta e Il concerto, con accenti di verità umana che travalicano di molto le convenzioni iconografiche della pittura di genere comico-popolare cui le due tele appartengono.

Non manca una rappresentanza, davvero rilevante per qualità, dell’importante capitolo della natura morta a Napoli dalla metà del Sei al primo Settecento, da Paolo Porpora a Baldassarre De Caro, passando per Giovan Battista Ruoppolo e Giuseppe Recco.

Il percorso nella veduta e nel paesaggio, un genere prima ritenuto minore e che ha avuto a Napoli uno sviluppo straordinario nel corso dell’Ottocento, inizia con una premessa settecentesca: i quattro dipinti dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno. In una prima sezione dedicata alle vedute e alla Scuola di Posillipo, la serie delle piccole tele di Anton Smink Pitloo, e ancora i dipinti di Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi, Salvatore Fergola, Nicola Palizzi, Domenico Morelli, Federico Rossano, Edoardo Dalbono, Edoardo Franceschini, Gioacchino Toma, Francesco Mancini, Vincenzo Migliaro, permettono di seguire l’eccezionale vicenda di un genere declinato in successive fasi sperimentali, che hanno reso la Scuola Napoletana all’avanguardia in Europa.

Dalla Scuola di Posillipo, dove matura la grande eredità del paesaggismo del Grand Tour, si approda al naturalismo, legato alla pratica en plein air, della Scuola di Resina, sino alle esperienze più individuali di fine secolo.

Una successiva sezione consente di puntare l’obiettivo sulla rappresentazione della città, attraverso gli interni degli edifici monumentali, le strade e le scene di vita moderna che avvenivano negli spazi della socialità, come l’ippodromo, la villa comunale e il mercato. Agli ambienti urbani vengono abbinati i “tipi”, attraverso i ritratti, molti incisivi, di modelli catturati per strada, in una continua osservazione della commedia umana.

Le opere di Vincenzo Gemito infine formano un insieme di altissima qualità, uno dei nuclei più importanti del grande artista. Si tratta di terrecotte, bronzi e disegni che, dagli anni Settanta dell’Ottocento agli anni Venti del secolo successivo, documentano la sua straordinaria parabola artistica: un percorso intrecciato con il dramma personale di un’esistenza minata da profondi squilibri psichici, che comportarono lunghe interruzioni dell’attività creativa. Dal naturalismo più diretto delle teste giovanili modellate in terracotta si passa alla più sofisticata serie di ritratti di personaggi famosi realizzati in bronzo. Gli splendidi disegni mostrano coinvolgenti autoritratti, che seguono il doloroso mutare nel tempo della fisionomia dell’artista, e figure di donna – come la Zingara, uno dei più belli e particolari acquerelli di Gemito – dove a un realismo prorompente e solare subentra negli anni una ricerca di stile ispirata a modelli seicenteschi, facendone l’ultimo grande epigono dell’importante tradizione del naturalismo napoletano.

Il Palazzo vuole recuperare una funzione che a lungo ebbe nel passato, quale scrigno di una preziosa, rinomata collezione d’arte. Di essa scrisse nel 1692 il canonico Carlo Celano, con parole che sembrano tornare attuali: “una galleria de’ quadri delle belle che sono in Napoli, e veramente vi si vedeano bellissime dipinture, et in quantità, de’ famosi maestri così antichi come moderni”.

Per l’occasione le Gallerie d’Italia - Palazzo Zevallos Stigliano apriranno gratuitamente le proprie porte al pubblico sabato 21 giugno 2014.

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