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da Legno Storto:

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Le responsabilità popolari nella mala amministrazione di Napoli

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Il revisionismo storico ha fatto luce sull’episodio dell’uccisione di Francesco Ferrucci nella battaglia di Gavinana. E’ ormai acclarato che ad infierire sul morente capitano fiorentino sia stato un ufficiale spagnolo, gentiluomo del principe d’Orange. Fabrizio Maramaldo - condottiero d’antica famiglia napoletana – è quindi il protagonista di un falso storico in virtù del quale la lingua italiana si è arricchita dei vocaboli «maramaldo» e «maramaldeggiare», col significato di chi si accanisca vigliaccamente contro qualcuno in stato di palese inferiorità.
La storia nazionale è ricca di episodi legati a quest’ignobile connotato caratteriale del popolo italiano. L’immagine simbolica e più conosciuta di tale esecrabile virtù è senza alcun dubbio quella del ripugnante scempio dei cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti perpetrato in Piazzale Loreto a Milano. Strazio che fu bollato dal presidente del CLN, Ferruccio Parri, con l’espressione di “macelleria messicana”.

Napoli stretta tra autoritarismo arancione e filantropia pelosa

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La qualità della gestione di una città nel suo insieme di uomini e cose è determinata, quindi, dal confronto tra la maggioranza e opposizione. Napoli, purtroppo, tra le tante piaghe incancrenite annovera anche la mancanza di un’opposizione vera in Consiglio comunale. Di una rappresentanza in grado di difendere il bene comune. E’ da lungo tempo che essa si distingue, nella migliore delle ipotesi, unicamente per alibistici comunicati stampa, destinati non di rado ai cestini delle redazioni dei quotidiani locali.

Cosicché, lo stallo della bonifica e della riqualificazione urbanistica di Bagnoli, la speculazione immobiliare, il continuo saccheggio di pregevoli pezzi della città, la mancata fornitura di servizi essenziali alla cittadinanza, non costituiscono più i temi di un imprescindibile quanto costruttivo confronto sul futuro della città. Ma finiscono con l’essere il fulcro su cui fa leva il comprensibile risentimento delle comunità toccate dagli effetti dei provvedimenti o dalle non decisioni del sindaco.

Il mare non bagna Napoli

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Incastonata nella parte alta del suo golfo, Napoli non può che essere una città di mare. Ed è opinione diffusa che lo sia. Senza alcun dubbio, la costruzione di questo convincimento va ascritta innanzitutto al mito fondante di Partenope, la sirena venuta dal mare, che dà origine alla città. Ma è principalmente la canzone napoletana che salda quest’elemento della natura alla tradizione popolare.

I sentimenti dell’amore, della passione della nostalgia trovano la loro cornice naturale nel mare. E’ il mare, crudele o incantatore, a fare da sfondo ai moti dell’anima dei napoletani. Gli specchi d’acqua di Via Caracciolo, Mergellina e Posillipo, complice uno scenario naturale senza eguali, sono tra i più celebrati.

Meno ricordato, se non addirittura ignorato, pur bagnando la stessa costa, il tratto di mare compreso tra l’ex arsenale borbonico ed il fortino di Vigliena. E’ il tratto di costa su cui si irradia il porto con le sue attrezzature. L’infrastruttura che ha reso possibile nel corso dei secoli la trasformazione della poesia del mare in una concreta fonte di lavoro e reddito per la città. Il sudore, il calore insopportabile delle caldaie, la polvere di carbone che si appiccica ai corpi, le lamiere arroventate, i volti degli operatori portuali riarsi dal sole non hanno trovato né cantori, né poeti. Persino gli emigranti a bordo dei bastimenti che li porteranno nelle lontane Americhe, nell’allontanarsi dalla città rivolgono i loro occhi verso santa Lucia.

Attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche e sicurezza ambientale

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Negli ultimi tempi si stanno diffondendo le attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche che hanno causato e potranno originare eventi sismici, da georisorse rinnovabili di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani quali le risorse idriche ed il suolo che consentono attività produttive agricole di pregio.
Deve essere chiaro che le leggi attuali e la compiacente e disattenta “azione” dei rappresentanti delle pubbliche istituzioni rendono, di fatto, incompatibili lo sfruttamento ad ogni costo degli idrocarburi (risorsa ricca sfruttabile in poco tempo e “potenzialmente corruttrice”) e la conservazione e valorizzazione delle altre georisorse (risorse di vitale importanza per le generazioni passate e future).

Nuovi sovrani alla prima del San Carlo

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Quand’ero giovane io, e qua intorno era tutta campagna, al Vomero c’erano solo broccoli, il pane aveva un altro sapore, c’erano le stagioni di mezzo, Venezia è bella ma io non ci vivrei… insomma a quell’epoca là, uno andava a teatro e vedeva gente come Valenzi o Pertini seduti normalmente in platea, che seguivano lo spettacolo. Alla Scala Spadolini si piazzava in un normale palco in seconda fila e, persino Craxi, che pure una certa aspirazione monarchica la coltivava, non osò mai uscire da quel palco di 3ª che ogni anno prendeva in abbonamento con la famiglia.
Il Palco Reale costantemente tenuto vuoto e al buio alla Scala o al San Carlo rimaneva un’immagine di straordinaria potenza: questa è una Repubblica e tutti i cittadini sono uguali!

Napoli Capitale... del Nulla!

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Napoli capitale europea della cultura, Napoli centro del Mediterraneo: due consunti artifici retorici per evocare gli antichi fasti culturali della capitale ai tempi dei Borbone ed una posizione geografica mai valorizzata.
Le ragioni sono note: l’isolamento ed i pregiudizi post unitari hanno avuto senz’altro un ruolo non marginale, ma le schiaccianti responsabilità del ruolo subalterno assunto dalla Città in termini di gap culturale ed economico, vanno ascritte ad una classe politica locale modesta e gretta e all’imprenditoria partenopea, che per pochezza culturale, non ha avuto capacità d’iniziativa limitandola alla commessa statale ed ai pubblici finanziamenti.

Centro Storico di Napoli, Anno Zero

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La mancata valorizzazione del Centro Storico di Napoli, a 20 anni dall'inclusione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO
E’ trascorso quasi un ventennio da quando il Bureau du Patrimoine Mondial dell'UNESCO si pronunciò all'unanimità per l'inserimento del Centro Storico di Napoli nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Ma tutto questo tempo non è stato sufficiente a modificare alcunché rispetto alle condizioni di degrado ambientale e strutturale che determinarono l’intervento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a protezione del sito culturale d’interesse internazionale.

Napoli Ieri, Oggi... e Domani?

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Vorrei incontrarti fra cent' anni cantava Ron qualche anno fa. Il desiderio, purtroppo, non appartiene al regno del possibile e poi…. È proprio vero che il trascorrere del tempo porti in sé un immancabile progresso?
Per constatarlo, trasliamo l’impossibile sogno dal piano degli affetti tra amanti a quello dell’amore tra cittadino e città e torniamo indietro nel tempo, a circa un secolo fa.

Mostra d'Oltremare, dalle origini le ragioni del rilancio

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Un parco pubblico su scala urbana per rilanciare la struttura espositiva di Fuorigrotta
A Napoli, il professore Gerardo Mazziotti è considerato dagli addetti ai lavori una sorta di rompiscatole in servizio permanente effettivo come si diceva una volta per i militari di carriera. In realtà egli è uno strenuo difensore della storia, cultura e natura di questa martoriata città.
L’ultima provocazione, figlia delle sue doti di fine ed arguto polemista, riguarda la Mostra d’Oltremare. Mi pare perciò ragionevole – ha scritto Mazziotti sul ROMA del 1° novembre 2012 - che si smetta di continuare a parlare di  “Mostra d’Oltremare”, visto che la  legge 442 l’ha cancellata, e di battezzarla “Parco Tecchio”. Aperto, con adeguati presidi di tutela,  alla fruizione quotidiana dei napoletani e dei turisti...  Come dargli torto.

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