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da Legno Storto:

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Alle radici del degrado della Villa Comunale

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Chi non ricorda i Promessi Sposi, la peste di Milano, la caccia all'untore. La folla aizzata contro innocenti accusati di spennellare pestiferi intrugli sulle porte e lungo le strade di Milano…
L’esecrato incendio di “Città della Scienza”, dopo aver suscitato inizialmente le indignate reazioni dei napoletani, ha lasciato ben presto la scena, per evidenti implicazioni di carattere sociale ed economico, al crollo parziale dell’ottocentesco edificio della Riviera di Chiaja. La magistratura è al lavoro, ma ad alcuni non piace l’attesa e capita quindi che, sulle ragioni degli sfollati e dei senza lavoro, s’innesti la teoria poliritmica dei tam-tam del web.
Così mentre gli inquirenti sono alla ricerca delle ragioni e dei responsabili del crollo, una parte della pubblica opinione ha già individuato il colpevole nell’Ansaldo trasporti. E qualsiasi anomalia si noti nell’area interessata dai lavori della Linea 6 è utilizzata per rafforzare il giudizio di colpevolezza emesso nei confronti dell’azienda statale.

L'urbanistica 'partecipata' e i misteri di Napoli

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A un anno dalla finta America's Cup di vela, la riqualificazione di Napoli si perde nei progetti segreti dell'amministrazione comunale
Circa un anno fa, l’amministrazione comunale di Napoli approvava gli indirizzi per la riqualificazione urbanistica del tratto di costa corrispondente a Via Caracciolo, rotonda Diaz compresa. Un’opera di valorizzazione altamente simbolica e che doveva esaltare le potenzialità storico-paesaggistiche di uno dei luoghi simbolo di Napoli in occasione della finta-America’s cup.
Gli effetti di quest’opera meritoria sono tutt’ora visibili e potrebbero essere riassunti emblematicamente dalla patetica immagine della Cassa armonica di Enrico Alvino orrendamente mutilata della mensola apicale di ghisa e vetri colorati. Ma si correrebbe il rischio di non poter apprezzare fino ed in fondo il mirabile recupero di cotanta parte dell’incantevole paesaggio napoletano. Lo storico giardino della Villa comunale, sede privilegiata degli attendamenti del Barnum velico, doveva veder ristrutturate le fontane, i viali, alcuni edifici - il tempio di Virgilio e la Casina pompeiana – ed il patrimonio botanico in via di avanzata estinzione.
Insomma, un progetto radicale destinato a cancellare dal ricordo collettivo quello altrettanto memorabile del 1938, realizzato in occasione della visita di Stato del despota teutonico a Napoli.

"Guagliù facite ammuina": gli orti urbani a Napoli

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L’accattivante immagine di Michelle Obama curva sull’insalatina presidenziale e gli effetti mediatici che ne sono derivati, con ogni probabilità avranno suggerito al sindaco de Magistris di dare un’accelerata alle procedure per la creazione, anche a Napoli, degli orti urbani. Quale migliore occasione, infatti, per ridare smalto alla sua appannata immagine. Basta parlare dei prefissi telefonici (voti) d’Ingroia, di edifici che collassano, di mobilità negata, di sottosuoli tormentati, avrà detto dentro di sé.
Gli orti urbani rappresentano un efficace strumento per proteggere, ma anche valorizzare aree ormai non più agricole e, per funzioni, non ancora urbane. La coltivazione di piccole superfici all’interno o disposte sul limite della città oltre a rispondere a criteri di tutela ambientale, permette ai cittadini di riappropriarsi del loro territorio da protagonisti. La loro realizzazione inoltre non comporta alcun onere finanziario per l’ente locale.

Una stazione da demolire

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Tratto da Il Roma del 14 marzo 2013
All’inizio di via Foria di Napoli, a ridosso del Museo Nazionale, c’erano fino a qualche anno fa dei bellissimi giardinetti, dove era gradevole sostare seduti su una panchina all’ombra di un leccio o sul bordo della vasca d’acqua con una fontanina zampillante. Li volle nel 1806 re Giuseppe Bonaparte che, nei due anni del suo regno, diede corso a importanti opere pubbliche come la grande strada che, passando per Capodimonte e scavalcando con un ponte la Sanità, collegava la Capitale con Aversa (l’attuale via Santa Teresa degli Scalzi) e, per quel che riguarda  la via Foria, l’abbellì anche con lo stupendo Orto Botanico. Uno dei vanti di questa città.

La ferita a una città agonizzante

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Città della Scienza è andata in fumo in una notte. In realtà era già un cumulo di cenere, ignorato dall'indifferenza degli amministratori e dei cittadini napoletani. Le fiamme pare abbiano risvegliato l'orgoglio sopito di intellettuali e gente comune, indignati dinanzi a quello che da alcuni è stato definito un attacco alla città e alla sua cultura. Un festival di retorica e luoghi comuni, quasi a volersi scrollare di dosso i sensi di colpa per aver permesso una lenta ma inesorabile decadenza. Città della Scienza era il simbolo di un riscatto che in realtà non è mai esistito. Cattedrale nel deserto in un territorio martoriato e avvelenato, intorno non aveva altro che il vuoto. In questi anni è servita da serbatoio per alimentare la politica clientelare del regime bassoliniano. Ogni iniziativa realizzata in quel luogo era sottoposta al filtro della politica. La Fondazione Idis altro non era che l'estensione di un potere politico che l'ha foraggiata ed alla quale ha chiesto ritorni sotto le forme più classiche della crescita del consenso e della gestione delle risorse. La struttura risparmiata dalle fiamme, laddove sono ospitati il centro congressuale e l'incubatore di imprese, rappresenta un'ulteriore facciata della commistione di interessi che rappresenta un freno alla vera crescita e sviluppo del territorio. Un raro esempio di incubatore che, anziché ospitare start up e aziende che muovono i primi passi, conta al suo interno società affermate, alcune delle quali già consolidate e pluripremiate a livello nazionale finanche dalla Presidenza della Repubblica, attirate dal costo dei fitti degli uffici contenuti e dai benefici d'immagine derivanti dall'avere la propria sede in un luogo in cui si 'promuove' la scienza.

Napoli a pezzi

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TRA UNA PISTA CICLABILE E LA VUITTON CUP, LA CITTA' SI INTERROGA DINANZI AL BARATRO CHE RISCHIA DI INGHIOTTIRLA
E’ accaduto di nuovo. Notte tempo, per cedimenti strutturali, un altro edificio dei quartieri spagnoli è stato sgombrato. Una trentina di famiglie possono accendere ceri di ringraziamento a San Gennaro per lo scampato pericolo. Più volte, da queste colonne, ci siamo occupati dagli immanenti rischi derivanti dall’edilizia in avanzato stato di degrado, localizzata prevalentemente nel centro storico ed in quello antico di Napoli.
Si tratta di manufatti plurisecolari, la cui staticità è resa precaria dalla presenza di cavità del sottosuolo, dai terreni sciolti di natura piroclastica su cui poggiano le fondamenta, dagli effetti degli oltre cento bombardamenti dei liberatori anglo-americani, dalle reti-colabrodo idriche e fognarie, dall’assoluta mancanza di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Lassammo fa' a Dio: la normalità a Napoli

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Prima bisogna trasformare questa città in una normale e poi la umanizziamo”. Confesso che questa obiezione suscitata da una mia dissertazione sulla necessità di avviare una radicale trasformazione di forme e funzioni della città, mi ha non poco turbato. E sono rimasto a lungo a riflettere su cosa potesse significare “normalità” a Napoli. L’arco temporale della mia vita mi consente di ricercarne il significato più profondo da “testimone informato dei fatti”. Sciolgo, quindi, la mia fantasia e le permetto di andare alla ricerca della normalità perduta, sorvolando a volo radente l’ordito e la trama urbanistica della città.

'De Bello Caracciolo', ma la città dov'è?

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Dalle torri di Palazzo San Giacomo, le trombe annunciano un riconoscimento del TAR alla correttezza di tutte le procedure adottate dall'amministrazione per arrivare al provvedimento definitivo di Ztl del mare e lungomare liberato. Dall’acropoli posillipino si risponde con le campane annuncianti che quello respinto dal TAR non è il ricorso, ma la richiesta di sospendere il provvedimento in attesa del definito in attesa dell’Ordinanza. E la guerra della Caracciolo continua...
Il lungomare di Napoli come la linea del Piave, la Maginot, la linea Gustav, ma le guerre lasciano al suolo solo rovine, morti e feriti. E’ irritante il dover assistere alla contrapposizione tra amministratori e amministrati sulla funzione da assegnare ad un pezzo di città pur significativo, perdendo di vista le realtà, a volte anche drammatiche, che costellano l’intero territorio cittadino. La sineddoche ha logica e funzione nell’arte della retorica. Una figura retorica che non può trovare applicazione nella complessa gestione della polis. Ed in particolar modo di una città come Napoli… A questo punto, il buon Peppino De Filippo avrebbe ripetuto “ho detto tutto”.

Aree a rischio sismico-vulcanico: no al condono dell'abusivismo edilizio

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Perbacco! Un primo, grande risultato la trivellazione del suolo nell’area di Bagnoli l’ha conseguito. Non si tratta però di nuove conoscenze scientifiche (almeno per ora), né di una casuale fuoruscita di oro nero. La perforazione, sorprendentemente, ha fatto sì che un consistente numero di cittadini abbia finalmente scoperto di vivere su un’area vulcanica. E’ da un po’ che si parla delle tre caldere magmatiche che hanno come riferimento visibile i fenomeni del vulcanesimo nei Campi Flegrei, il monte Epomeo, i rilievi isolati del Somma-Vesuvio. In questo crescendo di attenzioni anche il Marsili e l’isola Ferdinandea non sfigurano.
Recentemente è stata allargata dalla Protezione Civile l’area rossa del Vesuvio. Quella in cui nella malaugurata evenienza di eruzione si registrerebbero gravi ed irreversibili danni ad uomini e cose. Il livello di guardia già di per sé molto alto per la singolare naturalità dei luoghi, subisce repentini innalzamenti ad ogni mutazione dello stato dei luoghi. L’interesse che ha conquistato la comparsa di un “geyser” alto 5 metri di gas e acqua bollente in località Pisciarelli, tra Napoli e Pozzuoli, testimonia il grande stato di apprensione delle popolazioni.

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