Tra progetti di ammodernamento fermi sulla carta e l'illusione della centralità di Napoli, il Porto è l'ennesima occasione persa della città. In questo quadro si inserisce alla perfezione il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che nel marzo 2012 annunciava: "Nel 2013 a Napoli il Museo del Mare e dell'emigrazione". Chi lo ha visto?
Simile a un fiume carsico, che scorre sotterraneo e riemerge con forza in superficie, il dibattito sul porto di Napoli si arricchisce di ulteriori analisi. Questa volta è il presidente dell’International Propeller Port Club ad associarsi all’autorevole coro degli angosciati dall’impasse in cui versa la governance del sistema portuale e dal mancato rispetto del timing del progetto del “Grande Porto”. Umberto Masucci dopo aver ricordato quanto si è fatto per potenziare “porti minori” in altre parti d’Italia, si chiede retoricamente: «perché a Napoli tutto è più difficile?».
Perché… La risposta è stata già data ed in più occasioni dal segretario regionale della CISL, Lina Lucci. Una risposta chiara, disarmante nella sua semplicità, che le orecchie interessate fingono di non capire: il porto è un “bene comune”. Nel senso che è essenziale alla vita economica della città ed in quanto tale, il complesso delle attività portuali, oltre che a garantire l’imprescindibile redditività delle imprese, deve essere orientato alla crescita complessiva dell’economia napoletana, al beneficio collettivo. La prevalenza del “senso comunitario” sul “senso civile”, che è specificità genomica del popolo napoletano, è in parte responsabile dell’elefantiasi dei tempi decisionali.
Il porto immobile
- 17 Giugno 2013
- Lidio Aramu
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Crollo albero: le imbarazzanti lacune di Tommaso Sodano
- 12 Giugno 2013
- Paolo Carotenuto
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Dall'intervista del vicesindaco rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, emergono posizioni discutibili e in parte smentite da Forestale e professionisti del settore.
Dopo i dati non veritieri sulla raccolta differenziata, Tommaso Sodano ci ricasca. In un'intervista rilasciata al quotidiano Il Corriere del Mezzogiorno sul tragico episodio che è costato la vita a una donna di 40 anni schiacciata nella sua auto dal crollo di un albero, il vicesindaco di Napoli si è lasciato ad alcune dichiarazioni che lasciano basiti. A volergli credere ci sarebbe da mettere in discussione le competenze maturate nella sua professione, quella di agronomo; in realtà la sensazione è di un dilettantismo amministrativo non accettabile per chi ha responsabilità importanti, soprattutto quando ci sono ricadute sulla sicurezza e la tutela dei cittadini.
Diversi i passaggi discutibili. Sodano afferma "di aver visto personalmente l'albero caduto, costatando una chioma sana, priva di lacerazione e dal colore vivace. L'albero non aveva alcun segno visibile di sofferenza" ed il crollo rientrerebbe nella casistica dei fatti naturali inspiegabili.
Demarco: Noi e la città, cosa ci dice quel pino crollato in via Aniello Falcone
- 12 Giugno 2013
- Rassegna Stampa
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Se è vero che tutti avevano denunciato la pericolosità del pino caduto in via Aniello Falcone, se è vero che tutti avevano avvertito i vigili del fuoco o il Comune, se è vero che tutti avevano notato la minacciosa inclinazione del tronco o la squilibrata disposizione dei rami, e se addirittura c’è stato chi aveva notato il sollevamento di una enorme zolla alla base dell’albero e aveva lanciato l’allarme; se è vero tutto questo e ciò nonostante il pino è crollato lo stesso uccidendo Cristina Alongi, allora il quadro non torna. Non torna che di tutte le segnalazioni, di tutte le telefonate, di tutte le sollecitazioni pervenute agli uffici competenti non ci sia traccia alcuna.
“A noi nulla risulta”, ha detto il vicesindaco Sodano, responsabile dell’ambiente. Possibile? Sembra incredibile. Eppure è successo. E se è successo vuol dire che a spezzarsi non è stato solo un albero, ma un pezzo di quel meccanismo complesso che garantisce il governo della città. Un meccanismo fatto di fiducia e di partecipazione. Fiducia nelle istituzioni e partecipazione alla loro attività.
La non appartenenza
- 11 Giugno 2013
- Bona Mustilli
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Mi ha colpito la decisione di Pino Daniele, mi ha colpito perché ha rafforzato quello che è il mio convincimento da sempre, cioè che noi Napoletani non siamo mai stati veramente orgogliosi di essere Napoletani! Eppure noi dovremmo essere tra i cittadini Italiani quelli più orgogliosi di tutti, perché noi abbiamo tutto quello che gli altri non hanno e che ci hanno sempre invidiato.
Sarà forse proprio questo il motivo per cui dall’Unificazione dell’Italia ci hanno costretti a dimenticare l’Appartenenza. Ovunque vai se incontri un Pugliese, un Calabrese, un Piemontese, un Campano di Salerno, loro ci tengono a sottolineare la loro origine e a decantare le meraviglie dei loro paesi, noi no! Noi ci siamo sempre vergognato di dire sono Napoletano, e quando andavo fuori ringraziavi il cielo che la tua auto avesse una targa che non specificasse la provenienza del conducente.
Appalti America's Cup. Dubbi antichi denunciati da associazioni e società civile
- 11 Giugno 2013
- Paolo Carotenuto
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Il mondo politico napoletano è stato scosso dalla notizia sull'inchiesta per gli appalti relativi all'organizzazione delle gare di vela del circuito America's Cup World Series, fortemente volute dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e pagate a caro prezzo utilizzando in parte fondi europei. La reazione del Sindaco è stata molto forte e come al solito ha richiamato lo scontro in essere con i poteri forti che la sua amministrazione avrebbe scardinato. Non è dato sapere di quali poteri parla, giacché proprio per le regate di vela il primo cittadino è riuscito nell'impresa di mettere d'accordo tutti i potentati economici della città, oltre che gli enti locali, giustificando una spesa di svariati milioni di euro in un periodo di vacche magre.
In un'intervista rilasciata al Mattino, il Capo di Gabinetto del Sindaco, Attilio Auricchio, si scaglia contro l'aggressività e la presunta esultanza con la quale l'inchiesta è stata accolta da "alcuni cittadini". Il parametro di riferimento di Auricchio è costituito dalle reazioni sui social network, gli stessi che i fautori della rivoluzione arancione seppero utilizzare in modo prepotente massacrando l'avversario poco comunicativo e avvezzo a infiammare le piazze. La ragione? Aver sottratto a un pezzo della città prebende che venivano riconosciute dalle precedenti amministrazioni.
De Magistris, sogno o incubo?
- 10 Giugno 2013
- Mimmo Carratelli
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Alla posta l'ardua sentenza
di Mimmo Carratelli - La Repubblica Napoli 10 giugno 2013
Definito l’Uomo di Nienterthal che niente fa, de Magistris rivendica invece un prodigioso cammino nei suoi primi due anni da sindaco che sfugge (cammin fallendo) e da Palazzo San Giacomo agita il braccio: l’arto di trionfo.
Lontane le parole spifferate in 32 minuti al Modernissimo nel giorno della candidatura dello scasso.
Eletto, disse di essere stato votato dal 66 per cento dei senza cervello, come Berlusconi aveva definito chi lo votava, ma sarebbe stato il sindaco anche di quelli col cervello.
Nessuno afferrò il senso di quella dichiarazione rivoluzionaria.
La rivoluzione di de Magistris non tocca i beni comuni
- 10 Giugno 2013
- Lidio Aramu
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Qualunque sia il punto di osservazione – religioso, filosofico, politico - un bene comune è un’entità fruibile da una collettività, liberamente accessibile ed indispensabile alla vita. L’acqua è il bene comune noto ai più, tuttavia, anche gli ecosistemi - e tra questi quelli urbani (le città) - godono di un buon grado di notorietà in conseguenza degli effetti devastanti prodotti dal delittuoso utilizzo delle risorse ambientali.
Essi per definizione non sono escludibili così come non sono sottraibili e la loro difesa, a Napoli, rappresentava uno dei pilastri fondanti dell’azione politica del sindaco, Luigi de Magistris, e della sua variegata compagine politica. Difesa che sostanzialmente si è concretata con la concessione a risibili costi di Piazza del Plebiscito, per la realizzazione di mega concerti rock e la liberazione dalle auto dell’unico asse di collegamento tra il levante ed il ponente della città. Interventi a forte impatto propagandistico ma di nessuna utilità pubblica. Interventi giustificati fumosamente con ipotetici incrementi di presenze e profitti turistici. In verità in città pochi credono all’efficacia di queste iniziative e tra questi i magistrati della locale Procura della Repubblica che hanno avviato indagini per accertare se siano state rispettate procedure, leggi e regolamenti in materia di concessioni ed appalti pubblici.
L'ammiraglio, gli scolari e la rivoluzione culturale
- 30 Maggio 2013
- Lidio Aramu
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Napoli è una città di mare. In molti tuttavia ritengono che la sua relazione col Tirreno sia epidermica, casuale o addirittura inesistente. Da sempre, nella vulgata popolare, il mare assume il valore di balneum, solis et otium, di mera scenografia al vivere quotidiano. Napoli è sì stata fondata da genti venute dal mare, lo stesso mito di Partenope riporta al Mediterraneo, ma a guardar bene nelle pieghe della sua storia, il porto di Roma fu Puteoli e non Napoli, Bacoli la sede della Classis Misenensis e della schola militum (fanti di marina), Amalfi una delle quattro Repubbliche marinare. Il mare per Napoli cominciò ad assumere un’importanza vitale come elemento di comunicazione e fonte di traffici con gli angioni e gli aragonesi. Rilevanza che scemò con la corsa alla colonizzazione dei territori del Nuovo Mondo, per poi rinvigorire con l’avvento di Carlo di Borbone e del Fascismo. Due epoche storiche distinte e distanti ma che in comune avevano, per lo sviluppo economico di Napoli e del Mezzogiorno, una visione strategica mediterraneo-centrica.
La festa dei beni comuni alla Mostra d'Oltremare
- 26 Maggio 2013
- Lidio Aramu
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I corifei della “rivoluzione” arancione sono raggianti e sbuffano a più non posso nelle chiarine della propaganda: riaprono l'Hotel Palazzo Esedra e il Ristorante della Piscina, due importanti strutture ricettive della Mostra d'Oltremare di Napoli.
Alla cerimonia inaugurale molte le autorità, tanta la gente si accalca ai buffet. Mancano solo i cineoperatori dell’Istituto Luce.
A pensarci bene forse si tratta della “festa dei beni comuni” promessa da de Magistris nel corso del Forum dei Comuni del 2012. Quando con le mani sui fianchi, con voce stentorea e curando di scandire bene le sillabe, affermò che le “politiche dei beni comuni servono ad aggredire le logiche predatorie del capitalismo”.







