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Il piccolo principe - Dagli esordi all'affermazione

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Alla soglia dei trentaquattro anni, Claudio Marchisio ha annunciato il suo ritiro dal calcio giocato.

“Io ringrazio Calciopoli, perché se non ci fosse stata sarei arrivato molto dopo”. Apparentemente questa frase è attribuibile a un tifoso che ha in forte antipatia la Juventus e, invece, è stata pronunciata da Claudio Marchisio, per il quale la maglia bianconera è una seconda pelle, avendola indossata per ben venticinque anni, dal 1993 al 2018, con l’unica eccezione della stagione 2007/2008, vissuta in prestito a Empoli.

La dichiarazione di Marchisio, teoricamente, avrebbe potuto inimicare il calciatore agli occhi del mondo bianconero, a maggior ragione considerando che viene rilasciata il 1° giugno 2010, alla vigilia del disastroso Mondiale sudafricano della Nazionale italiana e al termine della travagliata annata della sua squadra, conclusasi con un anonimo settimo posto in classifica, segno evidente delle enormi difficoltà incontrate dal club piemontese in fase di ricostruzione dopo lo scandalo dell’estate 2006.

“Dopo quanto successo la società ha dovuto puntare sui giovani trovando un coraggio che altrimenti non avrebbe avuto": il suo pensiero, benché particolare, è indiscutibilmente veritiero, dal momento che la Juve, a causa della retrocessione d’ufficio, è costretta a lasciar partire quasi tutti i suoi campioni, compresa la coppia di centrocampisti centrali titolare composta da Emerson e Patrick Vieira.

Il nuovo allenatore Didier Deschamps, tra i migliori centrocampisti della sua generazione e con un glorioso passato proprio nelle fila della Juve (nove trofei nel quinquennio 1994-1999), affida le chiavi della zona nevralgica all’esperto Cristiano Zanetti, giunto a parametro zero dall’Inter, e al giovane Matteo Paro, altro prodotto del florido settore giovanile bianconero, all’avanguardia nella prima metà degli anni 2000, e autore del primo storico gol della “Vecchia Signora” in Serie B nella trasferta di Rimini.

Marchisio, che nell’annata precedente era già stato aggregato in varie occasioni alla prima squadra, parte come quarta scelta, dietro anche a Giuliano Giannichedda. Il 19 agosto 2006 fa il suo esordio tra i professionisti, subentrando nei minuti finali a Paro nel match di Coppa Italia contro il Martina, ma deve attendere il 1° novembre, giorno in cui la Juve compie 109 anni, per giocare la prima partita da titolare.

Nel prosieguo della stagione, le sue prestazioni diventano sempre più convincenti e, complici i frequenti infortuni occorsi a Zanetti e Paro, riesce a ritagliarsi un posto da titolare, contribuendo alla pronta risalita dei bianconeri nella massima serie.

In occasione dello scontro diretto con il Napoli del 10 aprile 2007, Claudio riceve la prima e unica espulsione della sua carriera con i club (la seconda, pesantissima, sarebbe arrivata oltre sette anni dopo nell’infausta sconfitta dell’Italia contro l’Uruguay, che avrebbe eliminato gli azzurri dal Mondiale brasiliano).

Nell’estate 2007, Marchisio, insieme a Felice Piccolo, Sebastian Giovinco (anch’egli esordiente con la Juve in Serie B) e Rej Volpato, viene mandato in prestito all’Empoli, lasciando spazio a centrocampo a Sergio Bernardo Almirón (prelevato proprio dai toscani) e a Tiago, i quali, tuttavia, si rivelano dei flop, costringendo la dirigenza bianconera a intervenire sul mercato invernale con l’acquisto dal Liverpool di Mohamed Sissoko.

Marchisio conquista presto il posto da titolare e ha modo di esordire sia in Serie A (il 26 agosto contro la Fiorentina) sia nelle competizioni continentali (il 20 settembre in Coppa UEFA con lo Zurigo), ma, malgrado le buone performance individuali del centrocampista e di Giovinco (autore di sei gol in campionato), i toscani, che erano reduci dal settimo posto dell’annata precedente (miglior risultato nella storia del club), non riescono a evitare la retrocessione in serie cadetta.

“Ho fatto solo un anno fuori, a Empoli nel 2007/2008; non lo rimpiango perché mi ha fatto crescere tantissimo come uomo”. In un’intervista del gennaio 2013, Marchisio ha sottolineato come i dodici mesi vissuti in Toscana siano stati fondamentali per permettergli di arrivare pronto all’impatto con la massima serie in maglia bianconera.

Infatti, nell’estate 2008 torna alla base, ancora una volta insieme a Giovinco, con cui, ai tempi della Primavera della Juve, ha vinto un Torneo di Viareggio, un campionato e una Supercoppa.

La squadra allenata da Claudio Ranieri si appresta a vivere il ritorno in Champions League due anni e mezzo dopo l’ultima esperienza. Anche in questo caso Marchisio parte indietro nelle gerarchie del centrocampo, poiché, nella prima parte della stagione, gli vengono preferiti Sissoko e il danese Christian Poulsen, ennesimo acquisto in quel settore del campo.

Ciononostante, il “Principino”, soprannome assegnatogli “un po’ per i vestiti, un po’ per il comportamento in campo”, si toglie la grande soddisfazione di esordire nella massima competizione continentale (prima il 26 agosto nel terzo turno preliminare contro l’Artmedia Petržalka di Bratislava e poi il 30 settembre nella fase a gironi con il BATE Borisov) e in Serie A con la Juve (ancora una volta affrontando la Fiorentina).

Il 24 gennaio 2009 Marchisio riesce finalmente a realizzare la prima rete tra i professionisti e lo fa con il suo marchio di fabbrica, l’inserimento, grazie al quale raccoglie un geniale assist di Alessandro Del Piero e batte Sébastien Frey, portiere della Fiorentina, dando alla Juve vittoria e, seppur per una sola notte, primato in coabitazione con l’Inter.

Marchisio, da quel momento, diviene un titolare inamovibile del centrocampo e viene inserito dalla UEFA tra i dieci giovani maggiormente messisi in mostra nella prima esperienza in Champions League (presenti, tra gli altri, Sergio Agüero, Sergio Busquets, Hugo Lloris e Aaron Ramsey, erede del numero 8 del “Principino” nell’attuale Juve) e dal quotidiano inglese The Times al decimo posto (primo tra gli italiani) tra i cinquanta “astri nascenti” del calcio internazionale (al primo posto il brasiliano Hernanes, che sarebbe stato vice Marchisio nella stagione 2015/2016).

L’impetuosa crescita non passa inosservata agli occhi del CT Marcello Lippi, che lo convoca per l’amichevole di Basilea con la Svizzera del 12 agosto 2009, gara in cui fa il suo esordio con la Nazionale maggiore, dopo che aveva militato in tutte le rappresentative giovanili azzurre, dall’Under-16 all’Under-21, con cui, nell’estate del 2009, ha conquistato la medaglia di bronzo agli Europei di categoria, saltando per squalifica la semifinale persa contro la Germania.
Un anno prima, nel 2008, ha fatto parte della Nazionale olimpica impegnata a Pechino, ma è stato costretto ad abbandonare la competizione dopo la prima partita a causa di un infortunio muscolare.

Il 2009/2010 parte sotto i migliori auspici per lui e per la Juve, rinforzata dagli arrivi dei brasiliani Felipe Melo e Diego e dei campioni del mondo Fabio Cannavaro e Fabio Grosso. Nel 4-3-1-2 di Ciro Ferrara, subentrato nel finale del campionato precedente a Ranieri e confermato dalla dirigenza bianconera, Marchisio viene schierato da mezzala sinistra, ruolo in cui ha la possibilità di mostrare appieno la sua enorme qualità negli inserimenti, come dimostra in occasione delle due reti realizzate nel girone d’andata.

La prima è del 19 settembre e vale il definitivo 2-0 contro il Livorno, quarta vittoria nelle prime quattro giornate di campionato della “Vecchia Signora”. L’inserimento e il pallonetto con cui scavalca il portiere labronico Alfonso De Lucia spingono Fabio Caressa, telecronista del match, a esclamare “sembra sempre di più Tardelli”, riproponendo un paragone fatto già un anno prima dal compianto Stefano Borgonovo.

Riferendosi a tale parallelo, nel dicembre del 2008, Marchisio aveva confessato di essere andato su internet “per vedere qualche immagine di quando [Tardelli] giocava: forse, nella corsa e in qualche movenza, un po’ gli somiglio”, dichiarando, nello stesso tempo, che il suo modello è Steven Gerrard, ritenuto “nel ruolo il più forte del mondo. Guardo a lui: uno che sa difendere e attaccare”.

In un’intervista del 24 maggio 2012, successiva alla conquista del suo primo scudetto con la Juve di Antonio Conte, tornando su quel paragone, avrebbe pronunciato parole manifestanti la leadership acquisita in bianconero e in azzurro: “Detto che il paragone con un simile grande del calcio mondiale mi ha sempre onorato, credo che sia arrivato il momento di parlare solo di Marchisio. Basta ‘Tardellino’, ora voglio scrivere la mia storia. Ho età e maturità giuste per iniziare a essere magari io un punto di riferimento per i più giovani. O almeno spero di diventarlo presto”.

La seconda marcatura arriva il 5 dicembre nel derby d’Italia vinto dalla Juve contro l’Inter capolista, in quello che a posteriori si sarebbe rivelato uno dei pochi acuti nell’annata della “Vecchia Signora”. Marchisio stesso, durante la conferenza in cui ha annunciato l’addio al calcio giocato, lo ha inserito tra i due gol più belli della sua carriera (l’altro è lo splendido tocco al volo di esterno nel successo sul Parma dell’11 settembre 2011, giorno della prima partita ufficiale allo Juventus Stadium): “Oltre a essere stato un gol stupendo, è stato importante. Venivo da un piccolo infortunio, mi affacciavo alla Nazionale maggiore e c'era il Mondiale”.

Come il resto della squadra, anche il rendimento di Marchisio nella seconda parte della stagione cala drasticamente e l’unica gioia giunge l’11 marzo 2010, quando indossa per la prima volta la fascia di capitano della Juve al momento dell’uscita dal campo di David Trezeguet nell’andata degli ottavi di finale di Europa League con il Fulham.

Il “Principino” non riesce a incidere neanche al Mondiale sudafricano, dove viene schierato titolare nelle prime due uscite contro Paraguay e Nuova Zelanda, venendo sostituito in entrambe le occasioni, mentre resta in panchina per 90 minuti nella débâcle con la Slovacchia, che chiude anzitempo la competizione degli azzurri campioni in carica.

Il 7° posto costringe la Juve e Marchisio a iniziare prestissimo l’annata 2010/2011: il 29 luglio i bianconeri sono di scena a Dublino, nel piccolo Tallaght Stadium (circa 6.000 posti a sedere), per il terzo turno preliminare di Europa League. L’avversario è lo Shamrock Rovers, campione d’Irlanda, che viene liquidato da una doppietta di Amauri, la cui apparente rinascita sotto la Mole durerà lo spazio di un’estate, considerato che, dopo aver segnato un altro gol allo Sturm Graz nella fase successiva, sarebbe rimasto a secco fino a gennaio, mese del suo passaggio in prestito al Parma.

L’estate 2010 è movimentata da una vera e propria rivoluzione in casa Juve: Andrea Agnelli viene nominato presidente al posto di Jean-Claude Blanc, diventando il quarto esponente della dinastia a ricoprire tale ruolo. L’attuale presidente dell’ECA (European Club Association) azzera i vertici dirigenziali della gestione precedente, assumendo Giuseppe Marotta come direttore generale e Fabio Paratici come responsabile dell’area tecnica.

In seguito al breve interregno di Alberto Zaccheroni, che aveva preso il posto di Ciro Ferrara nella seconda metà del 2009/2010, la guida tecnica viene affidata a Luigi Delneri, artefice, insieme a Marotta e Paratici, della straordinaria cavalcata della Sampdoria, quarta e qualificata ai preliminari di Champions League.

Anche la rosa viene rivoltata da cima a fondo, con un susseguirsi incessante di acquisti e cessioni in tutti i settori.
A centrocampo l’arrivo più importante è quello di Alberto Aquilani, voglioso di riscatto dopo la deludente parentesi al Liverpool, a cui Delneri affida la regia della “Vecchia Signora”. Nel classico 4-4-2 del tecnico di Aquileia, Marchisio resta un titolare inamovibile, ma la volontà di rilanciare Felipe Melo lo costringe in più di un’occasione a spostarsi sulla fascia sinistra.

Al pari della Juve, le prestazioni di Claudio sono altalenanti, oscillando tra una prima parte di stagione tutto sommato positiva (tre dei quattro gol in campionato li realizza tra la terza e la decima giornata di andata) e una seconda altamente negativa, che vede i bianconeri, già eliminati a dicembre dall’Europa League, incappare in una lunga serie di risultati sfavorevoli.
La 7ª posizione finale, a differenza dell’anno precedente, non garantisce neanche l’ultimo posto utile per l’Europa League, appannaggio del Palermo, qualificatosi in quanto finalista di Coppa Italia.

Gli unici aspetti lieti dell’annata per Marchisio sono le cento presenze con la maglia della Juve, festeggiate il 19 settembre 2010 con una rete all’Udinese, e la fascia di capitano indossata per la prima volta dal 1’ nella trasferta di Roma contro i giallorossi il 3 aprile 2011.

Stefano Scarinzi

17 gennaio 2020

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