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da Legno Storto:

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Arte

Bellebbuono. Napoli improvvisamente. Mostra al Castel Sant’Elmo

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Esposizione di 40 opere tra dipinti, disegni, fotografie, porcellane provenienti dai maggiori musei napoletani allestita nei suggestivi luoghi cinquecenteschi del castello dal 14 marzo al 1 aprile. Ingresso gratuito.

L’iniziativa offre l’occasione di visitare la chiesa di Sant’Erasmo, sita nella piazza d’armi del complesso murario, riaperta al pubblico in seguito al restauro dei cinque dipinti originariamente collocati all’interno della chiesa. Tra questi figura l’olio su tela di Luca Giordano. Il recupero delle opere si deve alla collaborazione tra la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e la società Cafè do Brasil, azienda di produzione del noto caffè napoletano Kimbo.

L'eclissi dell'occhio

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Personale di Alessandro Saturno Martinelli a Castel dell'Ovo, dal 2 al 12 marzo presso la Sala delle Carceri
La Divago e l’artista partenopeo tornano a collaborare dopo il successo e l’accoglienza riscontrati con l’installazione “Ciò che non tramonta” presso il Lazzaretto dell’Ospedale di Santa Maria della Pace il 9 giugno scorso. Il progetto "L'eclissi dell'occhio" prosegue il discorso estetico iniziato con la precedente mostra eleggendo come location un scenario storico ed evocativo quale la Sala delle Carceri, sito ideale in cui assorbire le suggestioni del luogo da connettere all’indagine estetica sul corpo portata avanti dall’artista da circa due anni.

Waterloove

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Personale di Cristiano Carotti al Blu di Prussia (dal 20 febbraio)
Prima personale napoletana per l’artista umbro Cristiano Carotti, protagonista Al Blu di Prussia - lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo diretto da Mario Pellegrino – con “Waterloove” a cura di Francesco Santaniello.
In esposizione, un corpus di 12 opere per lo più di nuova produzione realizzate per la mostra: 3 arazzi e 6 teche (tecnica mista e led), 2 tele e 1 scultura nelle quali affronta quel che per George Rouault è il “vero flagello” della vita: la paura di amare. Di qui la scelta del titolo, “Waterloove”, che in un gioco di parole e di lettere richiama e intreccia il tema dell’amore con la grande disfatta napoleonica.

“Bagliori dorati” agli Uffizi, in memoria di Miklos Boskovits

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La Galleria degli Uffizi presenta, fino al 4 novembre, Bagliori dorati. Il gotico internaionale a Firenze 1375-1440.

La mostra offre un’ampia selezione di dipinti, sculture, codici miniati e oreficeria: tutte opere di grande pregio e rilevanza storica, provenienti da istituzioni museali pubbliche e da collezioni private italiane e straniere.

L’intento della rassegna, in memoria di Miklos Boskovits – il grande storico dell’arte scomparso pochi mesi fa,  è quello di illustrare il panorama dell’arte fiorentina tra il 1373 e il 1440, insistendo sulla compresenza artistica di illuminanti guizzi e bagliori accanto a ritardi e debolezze.

Quella tradizione da un lato e innovazione dall’altro, che da sempre segnano il punto di trapasso dei passaggi storico-artistici.

ivana porcini

 

 

 

Il mistero di Mont’e Prama

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Ventotto giganti di pietra furono rinvenuti, per caso, nel lontano 1974 da Sisinnio Poddi, un contadino di Oristano mentre arava i suoi campi a Mont’e Prama, pertinente al Comune di Cabras.

Le grandi statue di Mont'e Prama, il cui termine deriva dalla presenza della palma nana che sopravvive sin dall’età terziaria nel Sinis, rappresentano un dato archeologico e artistico di grande rilevanza. Custodite in deposito tra Cabras e Cagliari, solo nel 2006 furono ricomposte pezzo dopo pezzo, dopo un accurato lavoro specialistico. I ventotto colossi della Sardegna, che sfiorano il metro e novanta di altezza, non trovano analogie tra le produzioni mediterranee e la precisa identità e cronologia rappresentano ancora oggi un misterioso enigma. Le statue sono suddivisibili in tre gruppi: 1) figure umane; 2) modelli di nuraghe; 3) betili. Le figure umane sono rappresentazioni di arcieri e dei cosiddetti “pugilatori”, figure di guerrieri che si proteggono il capo con lo scudo.

Di grande interesse appaiono anche i modelli di nuraghe, raffiguranti sia il tipo di nuraghe monotorre che il tipo complesso e i betili. Tendenzialmente gli studiosi sembrano orientati a collocare cronologicamente i manufatti nelle fasi intorno all’VIII/VII sec. a.C.; del resto, stabilire un orientamento cronologico risulterebbe importante per rivedere e mettere in discussione il ruolo e il primato della scultura greca.

Ben fatte, ricche di dettagli mediterranei, le statue presentano capigliature a boccoli, corpi e visi in equilibrio, ornamenti, tuniche e corazze di pregio. Una particolarità assolutamente inedita è rappresentata dagli occhi: tutti rotondi e identici come solo un compasso può fare. Sembrano opere piombate dal cielo, lontane da un prima che non si conosce e da un poi che sembra diverso.

I ventotto giganti sono ora provvisoriamente custoditi nel centro di restauro di Sassari, in attesa di un programma di esposizione o di una collocazione definitiva.

ivana porcini