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Iervolino, un saluto senza rimpianti

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Dal 2001 sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino è agli sgoccioli della sua lunga carriera politica che l’ha vista decana del parlamento italiano e prima donna a ricoprire la carica di Ministro dell’Interno, oltre che a un passo dalla candidatura alla Presidenza della Repubblica. Una carriera impeccabile macchiata dalle ombre materializzatesi nel corso dei due lustri alla guida di Palazzo San Giacomo.

La crisi dei rifiuti con l’incapacità di incrementare la raccolta differenziata, l’affarismo dilagante, l’inettitudine di una classe politica e dirigente che ha gettato Napoli nello sconforto e nel degrado dei giorni nostri, ma soprattutto l’incapacità di coagulare le varie anime del centrosinistra, l’hanno eretta a capro espiatorio dell’immobilismo amministrativo di una coalizione che ha vissuto anni di travaglio, con la dissoluzione del mito bassoliniano, le inchieste che hanno investito diversi assessori, e il tradimento di quasi un quarto dei consiglieri che la sostenevano all’inizio del suo secondo mandato. Il successo elettorale conseguito cinque anni fa fece scalpore per le proporzioni del risultato, con l’affermazione al primo turno grazie al 57,2% dei consensi, staccando il candidato del centro destra Franco Malvano di quasi venti punti. Ciononostante non è mai stato un sindaco particolarmente amato dalla città. I napoletani amano i capipopolo, dote che alla Iervolino manca del tutto. Tra l’altro i suoi isterismi non hanno agevolato la convivenza con gli alleati e con una classe dirigente locale non sempre limpidissima. 

Sebbene la sua attività amministrativa non verrà ricordata per lo consistenza delle azioni intraprese e per i risultati conseguiti, va riconosciuto alla Iervolino il suo alto spessore morale, che non ha mai barattato per il consenso e gli appoggi trasversali. Una donna sensibile, attenta alle iniziative sul fronte sociale, presente fino alla fine degli spettacoli organizzati ora dai carcerati-attori, ora dai bambini di qualche periferia,  a differenza di tanti prim’attori della politica famosi per le comparsate dei primi minuti sotto l’occhio dei riflettori delle telecamere, salvo poi dileguarsi alla chetichella per improcrastinabili impegni istituzionali. Due facce della stessa medaglia, tanto contraddittorie da rendere difficile un’analisi coerente di un personaggio che è arrivata a polemizzare aspramente più volte finanche con il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe.

Il Resoconto di fine Mandato 2006-2011 pubblicato sul portale del Comune di Napoli a poche settimane dal voto, mostra impietosamente  tutto ciò che sarebbe potuto o dovuto essere e invece non è stato. È stato definito un libro dei sogni, più che un rendiconto del lavoro svolto nel corso dei cinque anni, un lungo elenco di progetti mai realizzati, in alcuni casi solo avviati. Così in luogo delle foto reali, le immagini dei plastici senza indicare tempi e modi di realizzazione. Purtroppo la realtà ci consegna strade e piazze riqualificate in modo approssimativo, dopo anni di lavori e disagi (vedi piazza Nazionale e via Marina, i cui progetti avveniristici sono stati ridimensionati strada facendo, riconsegnando luoghi identici al passato e con le medesime problematiche), e le piazze che verranno, come la ridisegnata piazza Garibaldi, i cui lavori di rifacimento tardano a partire.

Tra i traguardi più significativi raggiunti, va in primo luogo annoverata l’approvazione del Nuovo Piano Regolatore Generale e il nuovo sistema delle metropolitane. La nuova rete della Metropolitana è la più grande opera pubblica in corso di realizzazione in Italia, con 10 linee su ferro collegate tra loro e inserite in un sistema regionale integrato di trasporti. Ancora tutti da decifrare i benefici derivanti dall’assegnazione a Napoli del Forum Universale delle Culture, con un investimento che appare sempre più sproporzionato rispetto alla natura dell’evento e alla capacità di catalizzare l’attenzione internazionale su Napoli.
Paolo Carotenuto
12 maggio 2011