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Gesco, quando gli operatori sociali si schierano

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Gesco, il consorzio di imprese operanti nel sociale, ha compiuto venti anni e per farlo ha organizzato una pomposa festa all’Arenile di Bagnoli. Oltre mille presenze, con un ospite d’eccezione: Luigi de Magistris. Il candidato a sindaco di Napoli è stato immortalato durante la serata addirittura dietro la torta celebrativa del gruppo di imprese sociali che operano in vari campi, dall’integrazione alla formazione, dalla comunicazione all’assistenza.  È bene sottolineare che molti di questi interventi sono finanziati con fondi pubblici e non sono rari i casi in cui la fornitura di servizi sia indirizzata agli enti locali, Comune di Napoli compreso.

Che singoli individui sostengano questo o quel candidato, è più che lecito. Che a farlo siano però istituzioni, per quanto private, operanti  a stretto contatto con il pubblico, è quanto meno discutibile sul piano etico e morale. Ma in un certo modo, anche sul piano sostanziale.
La formula è ormai divenuta un classico. Un soggetto imprenditoriale, meglio se con finalità sociale, valorizzando simpatie e forme di sostegno politico, fa incetta di incarichi grazie all’assegnazione offerta direttamente da chi si è sostenuto. In questo modo il gruppo di imprese cresce, rafforza la sua presenza sul territorio, crea una rete, entra in contatto con un numero significativo di operatori e di persone che accedono ai loro servizi. In poche parole diviene una piccola lobby, un gruppo di pressione, che vede crescere a dismisura il proprio potere agli occhi degli stessi operatori pubblici. Sfruttando questa crescita ‘sovvenzionata’ con fondi pubblici, diviene un ambito centro di ascolto e di consenso politico, invertendo paradossalmente i ruoli: strappare il suo sostegno significa tanta pubblicità e tanti voti. Ovviamente in cambio di un credito da riscuotere al momento opportuno, quando si dovranno rinnovare gli incarichi già assegnati nel passato.

Il tanto vituperato sistema-Bassolino poggiava proprio su questi meccanismi contorti. Evidentemente non sono state sufficienti le autoflagellazioni di una  certa sinistra che, pur tardivamente, ha riscoperto i valori essenziali dell’etica politica tutti rinvenuti in Luigi de Magistris. Il nuovo moralizzatore della vita politica napoletana al quale si perdona la mancanza di un programma concreto oltre gli slogan, una certa rudezza nei toni, la doppia morale sulle affissioni abusive (da condannare quelle degli avversari, da comprendere le proprie). E da oggi si può perdonare anche la disinvoltura con la quale abbraccia operatori socio-assistenziali, sposandone la causa e promettendo, chissà, un occhio di riguardo quando a sedere sulla poltrona di sindaco ci sarà lui. Eppure qualcuno sommessamente ha fatto notare che un candidato sindaco non dovrebbe partecipare a una festa organizzata da un’azienda che ha in corso rapporti contrattuali con il comune. “Non è opportuno. Eticamente non è opportuno”. Ma in politica l’etica è un’entità astratta da adattare all’interlocutore di turno.