L’ otto marzo, in occasione della festa della donna, sono state infatti riaperte le Terme Stabiane. Costruite intorno al IV-III secolo a.C. e così chiamate perché poste all'incrocio tra la Via dell'Abbondanza e la Via Stabiana, le Terme hanno appena riaperto i battenti al pubblico, dopo una chiusura di cinque anni. Il recupero, effettuato con fondi ordinari, ha visto impegnato circa mezzo milione di euro. Assieme al settore maschile, da sempre visibile, la riapertura ha coinvolto anche la sezione femminile del complesso, mai visibile sino a oggi e completamente recuperata. Il restauro, effettuato da specialisti esterni sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei (Rup era Marisa Mastroroberto), ha riguardato sia le murature e le coperture, che sono state rifatte, sia gli stucchi e le pitture, guastate dall'umidità di risalita e dalle infiltrazioni delle acque meteoriche. Costruite sfruttando un impianto più antico di altri tre secoli, le Terme si strutturano nella classica sequenza: apodyterium, frigidarium, tepidarium e calidarium.
Nella zona orientale sono infatti disposti gli ambienti per il bagno, divisi per uomini e donne: il frigidarium maschile con una cupola ad imitazione del cielo, nicchie sulle pareti e raffigurazioni con soggetti marini. Originariamente doveva servire pure da calidario in quanto sono presenti dei vani dove venivano posti i bracieri; quello femminile fu costruito posteriormente al maschile. Seguono poi il tepidarium e il calidarium, quello maschile di forma absidata, con vasca dedicata alle abluzioni e decorato con un labrum con getto d'acqua tiepida. Il balneum pompeiano è unico nel suo genere in quanto l'impianto di riscaldamento (hypocaustum), fornito da un'unica fornace collocata sotto il pavimento, risulta essere il più antico esempio di questa tecnologia di epoca romana ancora sopravvissuta
Ivana Porcini



