di Norberto Gallo - Napolionline
De Magistris ha esagerato ad annunciare che ripulirà Napoli in cinque giorni? Presumibilmente no, visto che il piano per rimuovere le duemila tonnellate già per strada ed evitare che vi si accumulino altri rifiuti è praticamente fatto. Sarà bene chiarire che la sua riuscita, però, dipende solo in parte dal sindaco.
In strada ci sono duemila tonnellate e sono mille e duecentocinquanta le tonnellate di rifiuti prodotti quotidianamente. Spiega Fulvio Bufi da il Corriere della Sera, che il neo presidente Asia Raphael Rossi, «ha potenziato i turni giornalieri (a eccezione della domenica), portandoli a tre e «lavorando quindi 24 ore su 24 sei giorni su sette». In questo modo, oltre alle 1250 tonnellate di produzione quotidiana, possono finire sui camion altre 450 tonnellate di spazzatura al giorno. Si arriverebbe così a raccogliere, teoricamente, 8500 tonnellate di immondizia in cinque giorni, addirittura di più delle 8250 calcolate moltiplicando per cinque la produzione quotidiana e aggiungendo le 2000 dell’attuale giacenza».
Un calcolo banalissimo che corrisponde a quanto promesso da de Magistris. E che però non è sufficiente a garantire l’effettiva rimozione dalle strade dei rifiuti.
Quando, in campagna elettorale, Berlusconi accusava la Iervolino e l’Asia di essere i responsabili dell’immondizia per strada, gli veniva fatto notare, da de Magistris tra gli altri, che l’effettiva rimozione dei rifiuti era possibile soltanto se alla raccolta dei rifiuti corrisponde il loro effettivo smaltimento, che dipende però da Provincia e Regione.
In pratica, pianificata adeguatamente la raccolta dei rifiuti con i mezzi dell’Asia, resta la questione principale: dove sversare i rifiuti?
La risposta è nel piano attualmente in vigore, quello targato Berlusconi-Bassolino, per intenderci. Il meccanismo basato su siti di trasferenza, discariche e inceneritori, contestato dai comitati civici e che il neo sindaco ha promesso di cambiare (ovviamente nei tempi adeguati). De Magistris ha evidentemente raggiunto un’intesa con Luigi Cesaro e Stefano Caldoro, ovvero con Provincia e Regione, al tavolo per l’emergenza convocato in Prefettura, per far funzionare lo smaltimento.
E’ il neo assessore all’ambiente, Tommaso Sodano, che conferma a Gimmo Cuomo del Corriere del Mezzogiorno: «Mi trovo nella condizione assurda non dico di doverlo difendere, ma di dovermi servire di quel sistema perché non si sono fatte le cose che ho chiesto da tempo. Le responsabilità della mancata programmazione non sono mie. Ora è importante dotarci di un piano per ottenere i fondi europei per il porta a porta». E ribadisce: «Noi giunta, giovedì scorso, abbiamo presentato una delibera che prevede impianti di compostaggio in città, l’estensione entro settembre della raccolta differenziata fino a 325mila persone, una serie di misure per recuperare i materiali già durante l’emergenza. Noi non siamo responsabili del sito di trasferenza. All’impianto devono provvedere Provincia e Regione. Spero che presto, grazie alla nostra azione, non ne avremo più bisogno. E poi come la mettiamo che decisione scellerata, irresponsabile e razzista, adottata sotto il ricatto della Lega, di non consentire l’invio di rifiuti fuori regione?»
E così a dare forza alle promesse di de Magistris è l’autorizzazione all’apertura di tre siti di trasferenza firmata da Luigi Cesaro: due ad Acerra ed uno a Caivano. Per legge, i siti di trasferenza non possono ospitare i rifiuti per più di tre giorni, come si affannano a specificare tutti. Una cos amolto diversa da una discarica o anche da un sito di stoccaggio. Senonché le esperienze passate rendono diffidenti le popolazioni locali, tanto che a Caivano, racconta Roberto Fuccillo da Repubblica: «appena, a ora di pranzo, sono arrivati i primi camion, la protesta era già lì ad attenderli: decine di manifestanti, tra loro diverse donne, radunati all’interno dei capannoni della società Ambiente Energia Caivano, meta dei rifiuti. A capeggiare la rivolta c’è il sindaco Antonio Falco».
Ma è ancora Fulvio Bufi a spiegare che si tratta solo di una pezza che non potrà durare più dei cinque giorni promessi: «Se non ci saranno intoppi, in cinque giorni giorni la spazzatura potrebbe davvero sparire dalle strade, ma se non ci sarà il decreto del governo sui flussi extraregionali, la crisi ricomincerà subito. E in piena estate diventerebbe sicuramente emergenza sanitaria».
La chiave resta quindi il trasferimento dei rifiuti in altre regioni, proprio il sistema contestato a Bassolino perché troppo costoso ma del quale, per il momento, non si può fare a meno. Sistema reso impraticabile senza l’intervento del Governo dopo che una sentenza del Tar del Lazio ha imposto lo stop ai trasferimenti se non in presenza di intese istituzionali. Se ne sarebbe dovuto già parlare in Consiglio dei Ministri, ma la Lega Nord, probabilmente complice Pontida, si è opposta a mettere la questione all’ordine del giorno. Se ne dovrebbe riparlare in settimana, quando sul tavolo peserà l’intesa bipartisan raggiunta tra il centrodestra campano ed il nuovo sindaco di Napoli.







