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Nuovi sovrani alla prima del San Carlo

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Quand’ero giovane io, e qua intorno era tutta campagna, al Vomero c’erano solo broccoli, il pane aveva un altro sapore, c’erano le stagioni di mezzo, Venezia è bella ma io non ci vivrei… insomma a quell’epoca là, uno andava a teatro e vedeva gente come Valenzi o Pertini seduti normalmente in platea, che seguivano lo spettacolo. Alla Scala Spadolini si piazzava in un normale palco in seconda fila e, persino Craxi, che pure una certa aspirazione monarchica la coltivava, non osò mai uscire da quel palco di 3ª che ogni anno prendeva in abbonamento con la famiglia.
Il Palco Reale costantemente tenuto vuoto e al buio alla Scala o al San Carlo rimaneva un’immagine di straordinaria potenza: questa è una Repubblica e tutti i cittadini sono uguali!


Passarono gli anni, e si cominciò col dire che lo Stato era meglio che si facesse aiutare per la cultura. E la Fininvest (allora si chiamava così), per dimostrare qualcosa alla Milano perbene, che li schifava dalla nascita, cominciò a sponsorizzare la Filarmonica della Scala.

E fu l’inizio della fine.

Con Fidel Confalonieri, che almeno ne capisce, cominciò ad accompagnarsi alla Scala tutto quel mondo che poi si è fatto conoscere per la sua raffinatezza: cumenda brianzoli miracolati dal Cavaliere, soubrettine in cerca di una comparsata, giornalisti ad angolo retto, olgettine un tanto al mese, intellettuali situazionisti a contratto, arrampicatori sociali vari, insomma tutto il variegato mondo del Biscione. I quali pensando che il Palco Reale del primo teatro lirico del mondo fosse in fondo solo una dependance della tribuna vip dello stadio di San Siro, progressivamente lo occuparono manu militari, senza che nessuno facesse resistenza.

I napoletani, a loro volta, che dei milanesi sono bravi ad imitare solo i vizi, seguirono di lì a poco.

Me lo ricordo bene Bassolino assiso nel Palco Reale del San Carlo, circondato dal suo codazzo di giovanotti fedelissimi e malcresciuti: un uomo felice.

Erano passati anni luce dall’epoca in cui Valenzi si accomodava in platea, e Pertini pure.

Conclusasi l’esperienza bassoliniana in un mare di monnezza, come si sa, è arrivato a Napoli Giggino ‘o Rivoluzionario. I cui primi propositi per il San Carlo erano stati da vero intellettuale allevato alla Lubianka:
“A me il San Carlo non interessa: arte bogghese. I musicisti e i cantanti sono i peggiori nemici del Socialismo. La dialettica marxista vomerese ha da tempo smascherato il melodramma come il secondo peggior oppio dei popoli del sistema capitalistico. Prima i lavoratori e gli interessi del Popolo, poi tutto il resto!”

Ma ieri sera, alla prima di “Traviata” al San Carlo, c’era pure Giggino 'o Rivoluzionario.
E dove si è seduto?
Ma nel Palco Reale, ovviamente!
Come si può vedere dalla foto allegata (tratta da corrieredelmezzogiorno.it).

E’ vero, però ha un viso torvo, cupo, forse incazzato.
E perché? Perché non voleva stare là? O perché l’avevano messo seduto di fianco al ministro Profumo, contro cui manifestavano studenti e ricercatori fuori dal teatro?

No, pare la questione sia un’altra. Dopo lo spettacolo, nel foyer del teatro qualcuno lo ha sentito urlare con un ex collega della Procura:
“Ma è possibile che ccà nisciuno tene ‘o coraggio di mandare neppure un avviso di garanzia a questo Verdi Giuseppe? Qua ci stanno una sfilza di reati! Associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione, procurata epidemia, omicidio quanto meno col-po-so...".
Carlo Pontorieri

 

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