La galleria Napolinobilissima apre la stagione autunnale con questo importante appuntamento. Leonardo Drew è una delle figure più significative tra gli esponenti della scena artistica contemporanea nera americana. Cresciuto a Bridgeport, Connecticut, in un modesto quartiere popolare, si avvicina molto presto al disegno e dopo il diploma in belle arti conseguito a New York nella metà degli anni ’80, per dedicarsi completamente alla scultura e ad una ricerca sperimentale sui materiali. La sua espressione artistica trova una fonte di ispirazione inesauribile in oggetti ed elementi recuperati che poi lavora ed assembla in composizioni astratte di grande impatto visivo. La sua opera, come una rete che cattura, si dilata dinanzi a noi a comprendere orizzonti sempre più vasti. Il materiale è molteplice, raccolto dalla natura e dai frantumi del progresso. Leonardo vi attinge a piene mani: tronchi, radici, corde, carte, legni, cotone, macerie di degrado di città ed esistenze.
Ma non gli basta. Va nel suo studio e lavora sodo: corrode, sfibra, plasma, riduce, arrugginisce, intervenendo direttamente su ciascuna cosa, mortificandola fino a trasfigurarla per iniziarla a nuova vita, con passione, con forza, facendosi guidare dalla vitalità orgiastica della materia, inseguendo le manovre incontenibili di un rituale erotico dove a contare sono solo i sensi e le parole diventano numeri. Ogni sua opera è, infatti, intitolata semplicemente con un numero.
La materia, con una tecnica paziente, è trattata a lungo per forgiare nuovi equilibri e creare altri effetti cromatici. Burri, Tapies, Rauschenberg, Kiefer sembrano le sue fonti più straripanti, esperienze che hanno infranto gli argini della materia, demarcando l’importanza dell’intervento attivo dell’artista sulla continuità della vita della materia stessa. Polemica conto la civiltà capitalistica? Volontà di memoria di una precisa identità afro-americana? Denuncia di degrado sociale, culturale e politico attraverso un metaforico recupero di rifiuti? L’intento di Drew è, forse, tutto questo ma è soprattutto altro. Se ci si svincola dalle teorie costruite a tavolino, dalle post interpretazioni critiche, dalle espressioni dei sentimenti e si guarda l’opera in libertà si va in tutt’altra direzione.
Drew aspira alla trascendenza, rievocando dentro la materia vissuta la sua vita e la vita di tutti noi. Attraverso la sua arte ripercorre, con una bellezza emotiva nel proprio stato di rovina, la ciclicità della natura e la contraddizione del nostro tempo.
Settembre 2011
Ivana Porcini