Sodano scopre il degrado della Villa Comunale da un video-denuncia

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E promette: "Cambio tutto"
La pubblicazione di un video sul canale tv di Repubblica - clicca qui - ha riacceso la polemica intorno alla Villa Comunale di Napoli, in completo stato di abbandono e, ormai da tempo, terra di nessuno. Quando fu inaugurata in gran fretta nel 1999 dall'allora sindaco di Napoli, Antonio Bassolino, si pose fine a decenni di incuria che avevano trasformato la villa a un rudere botanico, sede di bancarelle di vario genere e depositaria dei resti delle statue vandalizzate e abbandonate alle 'cure' di una popolazione che non si è mai distinta per senso civico e tutela dell'immenso patrimonio artistico della propria città.
Il restauro, in realtà, fu monco. L'imminente campagna elettorale per l'elezione del nuovo governatore della Regione Campania, spinse a una sollecita inaugurazione per consentire a Bassolino l'importante passerella istituzionale-propagandistica. I cancelli della nuova recinzione, realizzata per garantire la tutela degli spazi, delle opere e dei cittadini, si aprirono nonostante la pavimentazione di tufo non fosse stata ancora ultimata. All'epoca ciò che sconvolse i più tradizionalisti fu soprattutto la nuova illuminazione, fatta con lampioni color oro per nulla rispettosi della continuità storica e artistica del luogo, e gli orrendi chalet che alcuni osservatori dell'epoca definirono da "piccola Las Vegas mediterranea, da Disneyland di periferia". Niente a che vedere, insomma, con la reale passeggiata borbonica voluta da Ferdinando IV di Borbone, la cui realizzazione fu affidata a Carlo Vanvitelli.  Ancora in piena sbornia da rinascimento bassoliniano, furono tuttavia poche e isolate le voci critiche: Napoli si vedeva restituito uno dei pochi spazi verdi presenti nel centro della città, ristabilendo le condizioni sufficienti alla cura delle aiuole e alla difesa delle sculture, anche grazie a un rigorosissimo impianto di videosorveglianza. Inoltre la chiusura notturna della Villa avrebbe tenuto lontani sbandati e drogati, all'epoca frequentatori abituali della villa.

Sono trascorsi poco più di dieci anni da quel restauro e della sbandierata sicurezza non si ha memoria. Clochard, rifiuti e polvere costituiscono i tratti distintivi della villa. Soprattutto nel primo pomeriggio e negli orari serali i viali diventano territorio di conquista per bande di baby gang. Furti, scippi, aggressioni sono all'ordine del giorno e delle forze dell'ordine non v'è traccia. Le aiuole sono il luogo preferito per allegre scampagnate o per la siesta. L'area giochi per i bambini a una certa ora diventa il luogo preferito di chi decide di passarci la notte.

Un catino irrespirabile d'estate, con la polvere fatta sollevare dal vento dalla famigerata pavimentazione in tufo, quasi a riprodurre le condizioni di un deserto, un pantano d'inverno quando scrosci più violenti d'acqua trasformano la Villa Comunale di Napoli in un luogo impraticabile. La scelta del tufo si è rivelata veramente saggia e illuminata. Non solo, infatti, si sgretola al caldo di questi giorni, ma è anche difficile da rattoppare.

Nel frattempo sono state abbandonate per anni decine di palme, colpite dal famigerato punteruolo rosso, e tagliate con grande ritardo quando ormai si era dato spazio e tempo all'insetto per proliferare e colpire anche le piante sane.  La cura del verde è approssimativa, il sistema di irrigazione è guasto, le fontane danneggiate, mentre cumuli di foglie stazionano per lungo tempo nei viali.

Come se fosse stato catapultato direttamente da Marte, il nuovo vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, ha scoperto il problema della Villa Comunale in tutta la sua drammaticità: «È uno choc la Villa comunale in queste condizioni — afferma il vicesindaco — in un paese civile andrebbe chiusa». Certo in campagna elettorale un occhio alle condizioni della Villa Comunale avrebbe pure potuto buttarlo, visto che la chiusura fu realizzata con un grande concerto alla Rotonda Diaz, ma dinanzi alla denuncia supportata da video e foto, il vicesindaco che di professione è agronomo, si è spinto a visitare di persona il polmone verde della città, impegnandosi a un grande piano di riqualificazione che partirà, tuttavia, non prima di un anno.

Ecco in dettaglio le sue promesse per il breve e il lungo termine. «Entro quindici giorni le aiuole torneranno verdi». Dalla prossima settimana verranno spazzati via i cumuli di terreno e foglie che marciscono da mesi tra i sentieri. Le aiuole saranno innaffiate a mano con l'ausilio di un'autobotte, per sopperire alla carenza del sistema automatico guasto da quattro anni. Una misura tampone che permetterà nel frattempo l'apertura del bando ("entro un mese") per il rifacimento della pavimentazione e del sistema d'irrigazione. L'intervento costerà cinquecentomila euro, già disponibili nelle casse di Palazzo San Giacomo. Resterà il battuto di tufo come richiesto dalla Sovrintendenza, ma la miscela per realizzarlo sarà meno friabile per evitare che si sgretoli al passaggio.
Sul piano sicurezza, invece, Sodano fa appello a un intervento più solerte delle forze dell'ordine, chiamate a impedire i vandalismi e le violenze. Per i clochard, tuttavia, si dovrà prevedere un piano a parte. «Tornerò ogni settimana», promette. «Cambio tutto»
Paolo Carotenuto
29 agosto 2011