Napoli Capitale... del Nulla!

Napoli capitale europea della cultura, Napoli centro del Mediterraneo: due consunti artifici retorici per evocare gli antichi fasti culturali della capitale ai tempi dei Borbone ed una posizione geografica mai valorizzata.
Le ragioni sono note: l’isolamento ed i pregiudizi post unitari hanno avuto senz’altro un ruolo non marginale, ma le schiaccianti responsabilità del ruolo subalterno assunto dalla Città in termini di gap culturale ed economico, vanno ascritte ad una classe politica locale modesta e gretta e all’imprenditoria partenopea, che per pochezza culturale, non ha avuto capacità d’iniziativa limitandola alla commessa statale ed ai pubblici finanziamenti.


Rimarcarlo può apparire banale: Napoli non è più quella di Vico, Giannone, Genovesi, Filangieri, Cuoco, Capasso, De Sanctis, Dorso e Croce, De Martino e Compagna. La Città da tempo non è più culla di grandi scuole di pensiero e di illuminati capiscuola. Oggi a Napoli la cultura coincide con sporadiche retrospettive di arti figurative o con i progetti per la valorizzazione di brandelli della sua memoria storica. Progetti che hanno avuto certo la loro importanza nel riportare il cuore antico di Napoli sulla ribalta dei circuiti culturali internazionali, ma che privi di un organico progetto hanno visto dissolvere i benefici effetti nel volgere di pochi anni. Chi non ricorda le lodevoli iniziative di Mirella Barracco con “Napoli 99”, del sindaco Bassolino per la valorizzazione del Decumano Maggiore e quelle di tantissime associazioni di volontariato. Cosa è rimasto di queste?

Del “rinascimento” bassoliniano ormai non c’è più traccia. Non si è riusciti a dare carattere di stabilità agli interventi, né altri sono seguiti. La valorizzazione del giacimento culturale – sotto il doppio profilo economico-culurale – passa, infatti, per la certezza dei servizi, la continuità dell’offerta culturale e, non ultima, la riqualificazione del contesto. L’austerità imposta da una crisi economica fino ad oggi sconosciuta ha prodotto drastici tagli di bilancio che hanno fortemente penalizzato, tra gli altri, gli istituti culturali ed il mondo del volontariato.

Il degrado urbano, ritenuto dai viaggiatori un’insopprimibile componente del folclore locale, cristallizza l’immagine di una città nei suoi aspetti più deleteri. E a nulla valgono i “grandi” eventi voluti dall’amministrazione per rilanciare l’immagine della Città. Una strategia che ricorda molto da vicino il Risanamento di Napoli ove al di là delle palazzate costruite sugli assi stradali principali, la miseria e le squallide condizioni di vita del proletariato urbano continuarono a peggiorare.
Certo il periodo è quello che è, ma la nuova compagine amministrativa, quella che doveva sfasciare ogni vecchiume, in realtà si sta rivelando, per quanto riguarda la visione e la gestione politica della città, in perfetta sintonia con il passato.

Da qualche tempo, i napoletani, vanno riscoprendo con orgoglio le proprie radici mediterranee, il loro ruolo storico e le peculiarità di una cultura alta che Napoli, nei secoli, ha sempre saputo esprimere. Ma tale consapevolezza non trova riscontri nel disegno strategico tracciato dall’amministrazione municipale. 

Le radici mediterranee e la loro valorizzazione avrebbero dovuto rappresentare l’occasione per una diversa gestione della Mostra d’Oltremare, privilegiando la tesi di Antonio Parlato che vedeva in essa “l’Agorà del Mediterraneo, capace cioè di essere luogo delle culture diverse, alla ricerca permanente di una sintesi nel rispetto delle relative identità”. Cioè un crocevia di tante culture in grado di riassegnare a Napoli il ruolo di “Capitale della cultura del Mediterraneo e dell’Europa”.
Allo stesso modo la risorsa mare e per essa il Porto di Napoli avrebbe meritato una diversa attenzione dell’ente locale.

L’importante infrastruttura, che dopo aver perso in un partitocratico “rimpasto” Marco Di Stefano, assessore provinciale al Mare e coautore del Piano regolatore del Porto, perderà tra circa 90 giorni il presidente dell’Autorità Portuale, l’ammiraglio Luciano Dassatti per decorrenza termini del suo mandato. In compenso arriveranno oltre 350 milioni di euro di fondi europei per la riqualificazione e l’ammodernamento di banchine, calate, escavazione dei fondali che saranno gestiti dall’Autorità Portuale. Tale prospettiva ha già acceso – al momento - un felpato confronto tra la Regione Campania ed il Comune di Napoli per la nomina del Presidente. Al termine dei lavori però, quello di Napoli, sarà sempre un porto privo di retroterra in grado di amplificarne le potenzialità. La dismessa area industriale orientale poteva, se solo la classe politica avesse voluto, essere trasformata in “Distripark”, una piattaforma logistica avanzata ove adattare le merci trasportate in container ai mercati di riferimento, in regime di esenzione doganale: semilavorati da trasformare, assemblaggio ed implementazione tecnologica, servizi alle imprese (telematici, informativi e gestionali). Un’area industriale e commerciale in grado di generare occupazione e sviluppo.

Purtroppo con una decisione dissennata dell’amministrazione comunale si è preferito affidare gran parte dell’ex area industriale alla speculazione immobiliare.
Ancora una volta la meschinità culturale dei politici locali e la pavidità dell’imprenditoria hanno concretato, andando oltre quelli che non sono più neanche artifici retorici ma sterili ed irritanti slogan propagandistici, una Napoli capitale del Nulla.
Lidio Aramu