Centro Storico di Napoli, Anno Zero

La mancata valorizzazione del Centro Storico di Napoli, a 20 anni dall'inclusione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO
E’ trascorso quasi un ventennio da quando il Bureau du Patrimoine Mondial dell'UNESCO si pronunciò all'unanimità per l'inserimento del Centro Storico di Napoli nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Ma tutto questo tempo non è stato sufficiente a modificare alcunché rispetto alle condizioni di degrado ambientale e strutturale che determinarono l’intervento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a protezione del sito culturale d’interesse internazionale.


Si tratta del centro storico più vasto d'Europa. Si estende, infatti, su una superficie di 1700 ettari ed è il portato di circa 27 secoli di storia. Chiese, cappelle, palazzi nobiliari, regge, musei, si susseguono senza soluzione di continuità lungo ed oltre i decumani dove affiorano antiche vestigia greco-romane. L’antica simbiosi mutualistica tra nobiltà e plebe che caratterizzava il tessuto sociale del cuore di Napoli si è dissolta nei secoli lasciando il posto ad una dominanza popolaresca. E come accade in tutti i quartieri antichi e popolari ad alta densità abitativa, gli standard della qualità della vita quasi mai raggiungono la sufficienza.

Tra le fondamentali richieste formulate dall’UNESCO all’atto dell’inserimento del Centro storico di Napoli nella “World Heritage List”, la lista del patrimonio dell’umanità, figurava la formulazione del “Piano di Gestione”. Lo strumento di programmazione in grado di creare un sistema fatto di servizi ed attività di sicurezza, pulizia, accoglienza, finalizzato alla fruizione e valorizzazione del patrimonio monumentale. Da allora quasi nulla è stato fatto nonostante le sollecitazioni dell’International Bureau. L’Amministrazione comunale si è limitata a porre in essere la zona a traffico limitato, peraltro senza potenziare il servizio pubblico di trasporto la qual cosa si riflette negativamente sulle attività commerciali. Il Piano di gestione del Centro storico di Napoli, presentato nel febbraio 2011 alla presenza del sindaco Rosa Russo Iervolino e del Direttore generale per la Cultura dell’Unesco, prof. Francesco Bandarin, continua così ad essere disatteso.

L’attenzione dell’amministrazione comunale è focalizzata sui sei chilometri di costa che vanno da Mergellina a via Nazario Sauro. Enfaticamente definito “lungomare liberato”. Quello che era uno dei luoghi simbolo della città, è stato trasformato in una sorta di suk. Lungo i suoi, una volta frequentatissimi, marciapiedi a rotazione trovano ricetto venditori di scarpe, bancarelle mobili, nazionali e multietniche, paninoteche e porchettari, strutture per eventi improbabili privi di qualsiasi programmazione organica. Mentre i giardini pubblici sono diventati ricettacolo di ogni tipo di rifiuto.

Ad onor del vero, tali condizioni non costituiscono una prerogativa di via Caracciolo giacché le si ritrovano nella centralissima via Toledo così come nella piazza della stazione centrale, lungo il Rettifilo, corso Garibaldi e Porta Nolana. La città è prigioniera del degrado.

Rifiuti abbandonati, strade non spazzate, vetrine non a norma, pareti di chiese e monumenti imbrattate, mancanza di parcheggi, panchine e adeguata illuminazione, così si presenta al visitatore il Centro storico. L’unica concreta prospettiva d’intervento è rappresentata dal varo del Grande progetto per la “Rigenerazione del Centro storico di Napoli” finanziato dalla Regione Campania con 100 milioni di euro dei fondi Fesr. Un intervento significativo ma insufficiente sia per la parzialità dell’area interessata dagli interventi, limitata al solo centro antico (comprensorio greco-romano), sia per l’esiguità dei finanziamenti.

Ancora una volta, dopo aver scongiurato la cancellazione del Centro storico dalla lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco a causa della mancanza del “Piano di Gestione”, le associazioni civiche tornano in campo. E vi sono tornate lanciando una provocazione che doveva, almeno nelle intenzioni, scuotere la cittadinanza cloroformizzata: cancellare Napoli dalla lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
L’iniziativa non ha avuto molta fortuna. Abbondantemente strumentalizzata ha finito per essere ritorta contro i comitati stessi. Alcuni hanno definito la provocazione inopportuna, altri invece, senza mezzi termini, l’hanno dichiarata poco intelligente e per nulla utile in questa situazione di “blocco totale” della riqualificazione dell’inestimabile patrimonio storico-architettonico.

La verità vera è che il centro storico di Napoli, continua progressivamente a degradarsi nel totale disinteresse dell’amministrazione comunale. Ed è veramente singolare sentir parlare il sindaco de Magistris di recupero dell’immagine turistico-culturale della città, nel momento in cui non ha ancora reso esecutivo il “Piano di gestione del sito Unesco Centro Storico di Napoli” deliberato due anni or sono dall’amministrazione Iervolino. 

Ormai è risaputo. Gli interessi del sindaco sono essenzialmente rivolti alla formazione della sua lista nella prospettiva non lontana delle elezioni politiche. Ha bisogno quindi di colpi e frasi ad effetto che possano rimanere nell’immaginario collettivo. In realtà, oltre l’uso pacchiano ed irrazionale di via Caracciolo, quest’amministrazione comunale ha dimostrato di non possedere una politica credibile e concreta per la valorizzazione dello sterminato patrimonio storico, artistico e monumentale di Napoli. Quella valorizzazione tanto enfatizzata, che – con il fallito Forum delle Culture - doveva dare risposte in termini di occupazione e di sviluppo ai giovani e che invece continua a d essere in fase di stallo, tradendo le attese dei napoletani che ad essa avevano affidato le speranze per un poderoso rilancio socio-economico-culturale della città.
Lidio Aramu

 

 

"NAPOLI FUORI DALL'UNESCO" - associazioni e comitati si ribellano al degrado del centro storico di Napoli