La Comunità scientifica giudicata e condannata

A quando il processo alla casta dei politici?
Sei anni e l’interdizione dai pubblici uffici. Questa la condanna inflitta ai sette scienziati della Commissione Grandi Rischi accusati di omicidio colposo plurimo per non aver avvertito la popolazione di un rischio sismico imminente. Peccato. Sarebbe stata la prima previsione al mondo di un terremoto prima dei suoi devastanti effetti. Altro che scienziati giapponesi e californiani. Peccato! È andata perduta una preziosa occasione. Certo però la sentenza ha aperto una pericolosa falla nel sistema della Protezione Civile. Gli scienziati potrebbero, infatti, guardarsi bene nel prossimo futuro dal fare previsioni in materia di disastri ambientali o di eccedere negli allarmi.
Mentre la comunità scientifica è ancora sotto shock per la sentenza dell’Aquila, a Napoli pezzi dello stesso mondo si confrontano sui fogli locali, senza esclusione di colpi, sul rischio sismico - vulcanico incombente sul capoluogo partenopeo ed il suo hinterland.


La contrapposizione è deflagrata non appena un’equipe dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli manifestò l’intenzione di avviare nella piana di Coroglio, il progetto scientifico Campi Flegrei Deep Drilling Projet coordinato da Giuseppe Di Natale (INGV) e da Ulrich Harms del German Research Centre for Geosciences di Potsdam. Una perforazione a fini scientifici col fine di conoscere più dettagliatamente le caratteristiche meccaniche delle rocce, le variazioni di temperatura con la profondità e dati per definire con maggiore precisione il sistema geotermale dei Campi Flegrei.

Due scuole contrapposte. La prima facente capo al prof. Benedetto De Vivo, docente di Geochimica ambientale all’Università Federico II di Napoli, che ritiene pericolosa ed inutile ogni ulteriore perforazione del suolo flegreo col rischio d’innescare un’eruzione vulcanica. La seconda al prof. Giuseppe Di Natale che invece sostiene la necessita di creare un osservatorio in profondità attraverso una perforazione lunga mezzo chilometro per studiare le dinamiche del vulcanesimo flegreo nella ferma convinzione che non comporti alcun pericolo per la popolazione.
La trivellazione è ormai conclusa, ma non le polemiche.

Lungi dall’esaurirsi, queste continuano a lievitare, a mò di un crescendo wagneriano, mettendo a dura prova la pazienza dei napoletani.
E’ la volta di due vulcanologi dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo e Giuseppe Mastrolorenzo. In un loro recente studio hanno ipotizzato l’esistenza di una sola caldera magmatica - e non più due – estesa dai Campi Flegrei al Vesuvio. I due ricercatori hanno sostenuto che la parte più attiva del magma si trova al di sotto dell’area flegrea che, per la particolare composizione del magma e la presenza di falde acquifere, può essere considerato un super vulcano estremamente pericoloso.

La replica non si è fatta attendere. La presenza di un grande bacino magmatico - afferma Stefano Carlino, geologo e ricercatore all’INGV, sezione di Napoli “Osservatorio Vesuviano” - non è mai stata dimostrata inconfutabilmente, ma solo supposta dallo studio della velocità delle onde sismiche nella crosta terrestre (su questo argomento ci sarebbe molto da discutere). Inoltre, il contenuto in gas all’interno della camera magmatica, dedotta da analisi su campioni di roccia, non è condizione sufficiente a generare grandi eruzioni.

Così mentre gli scienziati si confrontano, dalle pagine dei giornali emergono scenari apocalittici costruiti su elementi riportati nella relazione della Commissione nazionale grandi rischi sismici e vulcanici non ancora ultimata ed al momento ignota ai comuni mortali. Ma qualche avveduto giornalista è riuscito ad ottenere dagli ambienti scientifici le dritte giuste per poter divulgare la notizia che la caldera magmatica dei Campi Flegrei potrebbe dar luogo ad una bocca eruttiva in prossimità della Collina di Posillipo in grado di lanciare magma incandescente sulla sommità collinare e di distruggerla totalmente.

Al di là delle dispute scientifiche che per modi e contenuti spesso lasciano intuire verità ben diverse e poco nobili, è innegabile che Napoli ed il suo hinterland sono adagiati su un territorio vulcanico che avrebbe dovuto essere gestito dagli enti locali più responsabilmente. Già perché in questo acceso dibattito sulle responsabilità degli scienziati non è apparso in tutte le sue forme deviate e devianti, l’unico vero responsabile dei disastri e degli sfasci ambientali: il potere politico.

Quel potere che immediatamente dopo il bradisisma del 1980, a Pozzuoli non attuò il piano di diradamento edilizio indicato dall’Università di Napoli Federico II attraverso il piano redatto da un team di studiosi coordinato dal professor Aldo Loris Rossi. L’obiettivo era quello di ridurre la pressione demografica sulla cittadina. Le amministrazioni comunali invece, dopo aver creato un nuovo mega insediamento abitativo – Pozzuoli 2 a Monterusciello – dopo quello del Rione Toiano, consentivano di recuperare i fabbricati vulnerati e fatiscenti che per i docenti universitari andavano abbattuti, col risultato d’incrementare, invece che ridurre il numero degli abitanti di Pozzuoli. 

Lo stesso si può dire delle cittadine alle falde del Vesuvio, un ammasso informe di manufatti edilizi senza soluzione di continuità ormai distinguibili dal solo cartello di località. I politici hanno consentito che si costruisse finanche nei canaloni di sfogo per la lava fatti costruire dai Borboni.

Anche l’Amministrazione comunale di Napoli non è da meno perseguendo un modello di riqualificazione urbana degli ex siti industriali della città fondato sulla costruzione di numerosi fabbricati per civili abitazioni. Una decisione sciagurata che determinerà nel prossimo futuro un incremento di popolazione intollerabile in zone notoriamente a forte rischio sismico-vulcanico.

Tuttavia, ciò non impedisce ai politici di ogni fatta di chiedere alibisticamente alla Protezione civile, e quindi al mondo scientifico, i Piani di evacuazione.
Il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, ha di recente rivolto al capo della Protezione civile un appello affinché sia approntato, alla luce delle recenti ipotesi scientifiche, un piano di esodo della popolazione. 

A Napoli i verdi richiedono la formazione dell’ennesima commissione di scienziati per valutare il progetto di perforazioni – che è fermo per mancanza di fondi alla prima trivellazione – e la realizzazione per opera della Protezione civile del piano di evacuazione dei Campi Flegrei, ignorando - o fingendo d’ignorare - che l’Amministrazione comunale di Napoli ha in cantiere una delibera che consentirà la costruzione di circa 30 mila vani nelle aree comprese negli ambiti di trasformazione urbana (ex aree industriali ad est ed ovest di Napoli). Dimenticando, inoltre, che sono in attesa di essere esaminate oltre 30mila domande di condono per costruzioni abusive realizzate da oltre trent’anni mentre politici, antiabusivismo, soprintendenza, e tutti gli organi preposti al controllo dell’uso del territorio dormivano profondamente. Abusivismo che è ben lungi dall’essersi esaurito.

E’ fin troppo facile quindi gridare crucifige contro la comunità scientifica. Anzi è da irresponsabili per le ricadute negative che la sentenza dell’Aquila avrà nella previsione e prevenzione dei grandi rischi e, soprattutto, da ipocriti ben sapendo che la mitigazione del rischio sismico è strettamente legata alla prevenzione, a partire dai piani regolatori e dal controllo del territorio, alla corretta informazione sui rischi ed all’educazione civica. Seppur con qualche comprensibile defaillance il mondo scientifico ha fatto il suo dovere. La politica può dire altrettanto?
Liidio Aramu