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WUD2016 Claudio Gagliardini - Search Query Analysis: come trovare le giuste domande per offrire le migliori risposte

Al WebUpDate il fondatore di Seidigitale.com - Per partecipare clicca qui
I social media si avvicinano ai 20 anni, ma solo negli ultimi 10 si sono imposti in Italia come canali adatti anche alle aziende, per la promozione dei propri prodotti e servizi, tanto che da qualche anno si parla esplicitamente di social media marketing (SMM). Una definizione che stuzzica l’appetito di molti, ma che spesso finisce per creare grandi illusioni e scarsi risultati, probabilmente per un solo motivo: questi media sono canali di relazione, del tutto inadatti al marketing tradizionale e al perseguimento di obiettivi non appositamente calibrati.
Claudio Gagliardini, esperto di social media e di marketing online e fondatore di Digital Agency Seidigitale.com, aprirà il WebUpDate che si terrà a Napoli sabato 19 marzo, esplorando gli approcci più corretti per avviare un'attività di comunicazione efficace.


Social Media Marketing, i vantaggi sembrano essere ormai chiari. Quali sono invece di svantaggi?

Domanda molto più complessa di quanto si possa immaginare. Rispondo con una piccola provocazione: la parola marketing insieme a social media rappresenta per me un ossimoro, destinato a generare aspettative quasi mai soddisfabili.
Questi strumenti, infatti, nascono per consentire ai loro utenti di innescare e coltivare delle relazioni, per condividere, interagire e coinvolgere altri utenti. Non per vendere. Non per fare marketing a prodotti e servizi. Casomai, al limite delle loro potenzialità, per fare marketing CON i prodotti e servizi, che diventano tasselli di un complesso puzzle contenutistico in grado di generare conversazioni e interesse.
Per spiegare meglio quali siano gli svantaggi, mi avvalgo di una metafora calcistica. Il ruolo dei social media, in una ipotetica squadra di calcio i cui giocatori siano rappresentati dalle attività di marketing di un’azienda, è quello di orbitare tra la difesa e il centrocampo, difendendo da attacchi e crisi e facendo gioco per i reparti più avanzati.
Nel customer journey, pertanto, i social media non sono quelli che fanno goal e che convertono, ma quelli che contengono e che rilanciano, facendo gioco e supportando le azioni da rete, con fantasia, estro e personalità. Qual’ò lo svantaggio? Convincere l’imprenditore di turno a pagare un terzino quanto un attaccante…

Quali sono gli errori più comuni che vengono commessi dalle aziende che aprono dei profili social?
Il più comune è quello di aprire dei canali senza nessuna strategia e senza nessuna valutazione preliminare. Non tutti i canali sono adatti al business di ciascuna azienda e, soprattutto, ogni canale richiede un investimento, in termini economici, in termini di risorse e di competenze.
Il secondo errore, non meno grave, è quello di snobbare determinati canali perché non si dispone delle risorse o delle competenze per farlo funzionare, sebbene sia adatto agli obiettivi e alle finalità dell’azienda. In questo modo si tagliano via opportunità che potrebbero essere alla portata, sia in termini di budget che di strategia. A questo servono agenzie e consulenti esterni che invece, in troppi casi, vengono messi a fare lavori di manovalanza che non ripagano l’investimento fatto e che non portano alcun valore.
Ovviamente di errori ce ne sono molti altri ma, in generale e oltre a quanto già indicato, il più grave in assoluto è utilizzare questi strumenti come si usano tutti gli altri, per fare advertising anziché instaurare delle relazioni.

Strategia, SEO, content, e-commerce, adv. Dove collocheresti in questa catena l’emozione, l’elemento che spesso viene trascurato e che forse più “ingaggia” gli utenti?
Altra domanda complicata. Indubbiamente l’emozione è un ingrediente che non deve mai mancare, in nessun tassello del marketing mix, a partire dalla strategia. Difficile declinare questo elemento su attività apparentemente “fredde”, come ad esempio la SEO, ma se pensiamo che ci siano ambiti in cui i numeri possano generare empatia e dare qualche riscontro, corriamo il rischio di non portare a casa altro che cifre da analizzare, buone soltanto per darci conferma che abbiamo sbagliato strategia e operatività.
L’emozione è in tutto quello che un’azienda deve produrre, ma essa non deve rappresentare uno strumento di vendita. Essa deve invece essere la scintilla da cui scoccano le idee, le relazioni e le conversazioni del brand, sfruttando mezzi e canali che nascono appositamente per questo.

Infine, veniamo al WUD: di cosa parlerai e perché hai scelto di esserci?
Al WUD parlerò appunto di questa mia ossessione per l’ossimoro social media / marketing e di come questa attività debba essere intesa, per avere effettivamente peso e riscontro nel marketing mix di un’azienda. Cercherò di tracciare un percorso di avvicinamento alle radici e alla natura più autentica di questa materia, aiutando aziende e professionisti del settore ad interpretare nel modo corretto la sua pratica sul campo.
Ho scelto di esserci per molte ragioni. Intanto perché questo evento è stato tra i più sorprendenti dello scorso anno, rappresentando un importante punto di riferimento sul territorio. Poi perché amo profondamente Napoli, città in cui ho anche rischiato di sposarmi, una vita fa. Credo che questo territorio sia destinato a trovare una dimensione importante, nel futuro digitale dell’Italia e del mondo intero, perché la sua vena creativa, la grande umanità dei suoi cittadini e le nuove competenze ed eccellenze che stanno emergendo, sapranno presto mettersi in luce e ottenere grande riscontro.
Napoli e il sud potrebbero essere i primi territori ad abbracciare un nuovo modo di concepire il progresso, la tecnologia, il lavoro e la vita del mondo digitale, in quanto meno legati alla gracile storia industriale del nostro Paese e più capaci di adattarsi ai cambiamenti.
Se vi ho convinti, e so che è così, vi aspetto al WUD per rifletterci insieme.


Per seguire lo speech di Claudio Gagliardini iscriviti cliccando qui


 

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