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Who needs Icardi?

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Dopo oltre un mese di polemiche, Mauro Icardi è tornato ad allenarsi con l’Inter. Ma quale sarà il futuro dell’attaccante argentino?

“Il Club comunica che il nuovo capitano è Samir Handanovič”. Le poche parole rilasciate dall’Inter sul proprio profilo Twitter bastano a far saltare il banco. Mauro Icardi non è più il capitano dei nerazzurri, tre anni e mezzo dopo la nomina avvenuta alla vigilia della stagione 2015/2016 per volontà di Roberto Mancini, all’epoca allenatore del Biscione.

La decisione dello scorso 13 febbraio è stata la conseguenza delle continue schermaglie che hanno visto contrapposti da una parte Icardi e Wanda Nara, moglie e agente di Mauro, e dall’altra la società nerazzurra, rappresentata dall’AD Beppe Marotta, entrato nel mondo nerazzurro da pochi mesi dopo otto anni nei ranghi dirigenziali della Juventus.

"Icardi era convocato, non è venuto”
. Le dichiarazioni di Luciano Spalletti, risalenti a quel fatidico 13 febbraio, vigilia del match d’andata dei sedicesimi di Europa League con il Rapid Vienna, testimoniano l’effetto immediato della scelta del club gestito dalla famiglia Zhang. Icardi, infatti, non scenderà più in campo, lamentando il riacutizzarsi di un presunto problema al ginocchio risalente alla scorsa estate. Solo allenamenti personalizzati, sebbene la società più volte abbia dichiarato che non siano sorte nuove complicazioni al ginocchio del proprio numero 9.

Parma-Inter del 9 febbraio sembrava, dunque, dover essere l’ultima apparizione di Icardi in maglia nerazzurra, ma, approfittando anche della sosta per le Nazionali, i dirigenti e l’entourage del calciatore hanno trovato l’accordo per il suo ritorno in gruppo, rinviando alla fine della stagione ogni tipo di decisione sul futuro. La sensazione è che, a prescindere da come terminerà l’annata dell’Inter e di Icardi, l’argentino verrà ceduto in estate, chiudendo un’esperienza lunga sei anni.

Fino al 26 maggio, in cui è prevista l’ultima giornata di Serie A, avere Icardi a disposizione non può che essere un toccasana per la squadra di Spalletti. Senza Mauro, l’Inter ha dato addio all’Europa League, non riuscendo a segnare neanche un gol all’Eintracht Francoforte in 180’, e, prima della reazione d’orgoglio avuta nel derby, era scivolata al quarto posto in campionato. Nonostante le buone performance di Lautaro Martínez, a una sola marcatura dal raggiungere la doppia cifra nel suo primo anno italiano, poter contare sulle capacità realizzative di Icardi, 122 volte a segno con i nerazzurri e due volte capocannoniere, potrebbe essere il giusto viatico per conquistare la qualificazione alla prossima Champions League, divenuto l’obiettivo minimo dell’Inter in questo rush finale.

A beneficiarne, però, è lo stesso Icardi. Il mese e mezzo lontano dai campi non è passato inosservato, come si è potuto appurare con l’esclusione dalle due gare di marzo della Nazionale argentina, di cui sembrava essere divenuto il simbolo del nuovo corso dopo il disastroso Mondiale russo. Solo quattro presenze tra il 2013 e il 2017, altrettante da settembre a novembre 2018, in cui è arrivato il primo gol con l’Albiceleste nell’amichevole contro il Messico. Fare bene nelle rimanenti partite di campionato vorrebbe dire tornare in corsa per entrare a far parte della rosa della Selección, a luglio impegnata in Brasile nella Copa América, competizione che manca dalla bacheca argentina dal 1993.

Inoltre, un ottimo finale di stagione consentirebbe a Icardi di cancellare almeno parzialmente i dubbi e le perplessità emersi sui comportamenti avuti a partire dal 13 febbraio, aumentando, di conseguenza, anche la sua appetibilità sul mercato. Ma quali potrebbero essere le squadre italiane e straniere interessate e disposte ad acquistarlo? In primis, va fatta una riflessione sul valore di mercato dell’attaccante: la clausola rescissoria, altro motivo della diatriba con la società, è fissata a 110 milioni ed è valida solo all’estero dal 1° al 15 luglio. Alla luce di quanto accaduto nell’ultimo periodo, appare difficile che qualcuno investa una somma del genere per l’argentino ed è probabile che l’Inter debba diminuire le proprie pretese.

In Italia, come dimostrato con gli acquisti di Gonzalo Higuaín nel 2016 (90 milioni) e di Cristiano Ronaldo nel 2018 (105 milioni, tenendo presente solo il costo del cartellino), l’unica società attualmente in grado di poter arrivare a Icardi è la Juventus. Il giocatore, tra l’altro, è già stato accostato in passato ai bianconeri, come rivelato sia da Wanda Nara sia da Fabio Paratici, Chief Football Officier della Vecchia Signora. “Nessun contatto recente. A giugno si vedrà”. La frase criptica di Paratici, risalente al 18 febbraio e ritenuta “fuori luogo” da Marotta, lascia aperte le porte a un eventuale trasferimento a Torino.

Difficile, tuttavia, inquadrare tatticamente l’attaccante di Rosario nello scacchiere della formazione attualmente allenata da Massimiliano Allegri. Pur essendo migliorato nella partecipazione al gioco di squadra rispetto ai primi anni della sua carriera, Icardi, grazie al suo spiccato fiuto del gol, resta sicuramente più abile nella finalizzazione, rendendo pertanto alquanto complessa una sua eventuale convivenza con Cristiano Ronaldo, da sempre abituato ad avere partner d’attacco disposti a sacrificarsi per lui. Non è un caso che il momento di difficoltà di CR7 e della Juve sia coinciso con l’assenza di Mario Mandžukić, fondamentale per permettere al portoghese di svariare su tutto il fronte offensivo senza l’assillo delle asfissianti marcature avversarie. Il croato ha seguito le tracce di Wayne Rooney e Karim Benzema, “bracci destri” di Ronaldo rispettivamente al Manchester United e al Real Madrid.
Anche Higuaín, attaccante più associativo di Icardi, è stato costretto in ben due occasioni a lasciare la propria squadra per la presenza del fuoriclasse di Funchal: nel 2013 il Real gli preferì Benzema, mentre la scorsa estate, malgrado i 55 gol segnati in due stagioni, la Juventus ha deciso di cederlo in prestito con diritto di riscatto (poi non esercitato) al Milan.

“Impossible is nothing” recita un celebre slogan pubblicitario, a maggior ragione se applicato al mondo del calcio. Eppure, risulta quantomeno fantascientifico immaginare Icardi sull’altra sponda del Naviglio con la maglia del Milan non solo per ovvie motivazioni ambientali, ma anche per aspetti economici e tecnici. I rossoneri sono sempre alle prese con le beghe del fair play finanziario e, dopo l’ulteriore spesa fatta a gennaio per acquistare Krzysztof Piątek, non avranno grossi margini di manovra nella prossima sessione di mercato. Per di più, l’ottimo impatto avuto dal polacco (8 reti in due mesi) non rende di primaria importanza l’arrivo di un’altra prima punta, considerando che in rosa c’è anche Patrick Cutrone, smanioso di dimostrare il suo valore.

Relativamente al Bel Paese, il Napoli si profila come la migliore soluzione per Icardi. Non è un segreto, d’altronde, che già nel 2016, nei giorni della cessione di Higuaín alla Juve, Mauro fosse stato a un passo dal club di Aurelio De Laurentiis, il quale, però, alla fine decise di reinvestire i 90 milioni del “Pipita” su un maggior numero di giocatori, tra i quali quell’Arkadiusz Milik che, dopo due anni da incubo a causa degli infortuni, in questa annata sta finalmente trovando continuità, come testimoniano le 15 reti realizzate in Serie A (una ogni 63 minuti giocati). Ciononostante, Icardi darebbe agli azzurri quel killer insinct troppe volte mancato nel corso della stagione, di cui lo stesso Milik rappresenta l’esempio lampante: gli errori sottoporta contro il Liverpool ad Anfield e contro il Torino al San Paolo attestano che il polacco debba ancora compiere il definitivo salto di qualità per entrare nella cerchia dei migliori attaccanti al mondo.

Approfittando delle trame di gioco espresse dalla squadra di Ancelotti, bravo nell’imprimere il suo marchio sull’impianto costruito da Maurizio Sarri, non sarebbe utopia immaginare che Icardi possa emulare le gesta di Higuaín, capace di chiudere il campionato 2015/2016 con 36 gol e di superare il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, detenuto dal 1950 da Gunnar Nordahl.
Un acquisto del genere infiammerebbe la sempre calorosa piazza napoletana e potrebbe permettere ai partenopei di ridurre almeno in parte il gap nei confronti della Juventus. Chissà se, a distanza di tre anni, il presidente De Laurentiis, da sempre attentissimo al bilancio e al fatturato, sarà disposto a spendere una somma vicina alle nove cifre per portare l’ex canterano del Barcellona alle pendici del Vesuvio.

Allargando l’orizzonte al resto d’Europa, l’attenzione va rivolta ai top club idonei a garantire a Icardi un passo in avanti nella sua carriera.
In Inghilterra, appare improbabile vederlo con le maglie del Manchester City e del Liverpool, entrambe guidate da tecnici (Per Guardiola e Jürgen Klopp) dal gioco lontano dalle caratteristiche dell’argentino. Poche le possibilità di vederlo all’Arsenal, poiché i Gunners sono più che coperti con Alexandre Lacazette e Pierre-Emerick Aubameyang. Percentuali più alte, invece, per un eventuale approdo al Manchester United, che, dopo aver ufficializzato il prolungamento del contratto fino al 2022 di Ole Gunnar Solskjær, potrebbe optare per l’inizio di un nuovo ciclo, decidendo di sacrificare Romelu Lukaku, da molti dato in partenza al termine dell’annata. Resta congelato il discorso Chelsea, dal momento che i Blues, in attesa dell’udienza d’appello dell’11 aprile, sono stati puniti dalla FIFA con il blocco del mercato in entrata per le prossime due sessioni di mercato a causa della violazione di alcune norme sui trasferimenti dei minori.

Altrettanto difficile immaginare per Icardi un futuro in Spagna. Se il Barcellona può contare su Luis Suárez, il Real Madrid, con il sorprendente ritorno in panchina di Zinédine Zidane, può decidere di continuare con Benzema, fedelissimo di “Zizou”, o investire pesantemente sul mercato per cancellare una stagione decisamente negativa. Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi, il nome di Harry Kane è quello maggiormente accostato alle Merengues. Per quanto concerne l’Atlético Madrid, i dubbi riguardano l’eventuale integrazione di Icardi nei dettami di gioco di Diego Pablo Simeone. Eccezion fatta per Diego Costa, simbolo del Cholismo per le sue capacità di abnegazione, agonismo e sacrificio, negli ultimi anni tutte le altre prime punte alternatesi tra le file dei Colchoneros hanno fatto grande fatica.

Il walzer degli attaccanti previsto in estate potrebbe interessare anche Bayern Monaco e Paris Saint-Germain. “Spenderemo come mai prima, porteremo a termine uno dei più importanti programmi della storia del club”. Le parole del presidente bavarese Uli Hoeness non lasciano spazio ad alcun equivoco: i tedeschi, reduci dalla prematura eliminazione in Champions, rivoluzioneranno e ringiovaniranno la rosa e le ufficializzazioni dei due terzini della Francia campione del mondo, Benjamin Pavard, pagato 35 milioni allo Stoccarda, e Lucas Hernández, prelevato per 80 dall’Atlético, rappresentano il primo passo verso tale obiettivo. Difficile fare previsioni su Robert Lewandovski, sul cui futuro influirà anche la guida tecnica della prossima stagione, in quanto Niko Kovač, a lungo in discussione quest’anno, deve vincere la Bundesliga per mantenere il posto.

L’ipotesi estera più suggestiva è quella che porta al PSG. Con Edinson Cavani dato sempre in partenza, pur essendo il miglior marcatore nella storia del club, Icardi potrebbe essere il giusto terminale offensivo per i transalpini, vogliosi di lasciarsi alle spalle l’ennesimo flop europeo contro il Manchester United. L’affermazione internazionale che tanto sta a cuore allo sceicco Al-Khelaïfi è ciò a cui anela anche Mauro, desideroso di dare continuità alle sei presenze collezionate quest’anno con l’Inter in Champions League, le prime della sua carriera.

Dopo 36 giorni di esilio volontario, Inter-Lazio inaugurerà per Icardi la prima tappa del suo personale percorso di redenzione e di riscatto. Gli obiettivi sono chiari: portare l’Inter in Champions, superare Christian Vieri all'ottavo posto nella classifica all-time dei migliori marcatori della storia nerazzurra e sedersi al tavolo delle trattative estive con il coltello dalla parte del manico.

Stefano Scarinzi
29 marzo 2019

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