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Il Giro d'Italia in 143 gol

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Con la doppietta all’Udinese Fabio Quagliarella è andato a segno per l’undicesima partita consecutiva, eguagliando il record che Gabriel Omar Batistuta aveva stabilito nel 1994.

“Sei come il buon vino. Più invecchi, più migliori”. Chissà quante volte, in queste settimane, Fabio Quagliarella, 36 anni appena compiuti, si è sentito ripetere questo detto, di gran lunga il più adatto per descrivere l’evoluzione vissuta dall’attaccante della Sampdoria.

Restando in ambito vinicolo, “Eta Beta”, il soprannome che accompagna ormai da tanti anni Quagliarella, è sempre stato un vino spumante, la cui effervescenza era garantita da giocate tanto imprevedibili quanto spettacolari, sempre capaci di rubare l’occhio agli spettatori. Gol in rovesciata, di tacco, direttamente da centrocampo: il repertorio esibito dalla punta di Castellammare di Stabia è sempre stato molto vario, ma non gli aveva mai permesso di compiere il definitivo salto di qualità né nei club né in Nazionale, dove, nonostante la penuria di attaccanti che ha caratterizzato l’Italia nell’ultimo decennio, non è mai riuscito a imporsi, come testimonia il fatto che la sua ultima presenza, suggellata da una rete, la settima in maglia azzurra, risalga al 17 novembre 2010 a Klagenfurt in un’amichevole contro la Romania.

Negli ultimi tempi, Fabio ha mantenuto il perlage che l’ha sempre contraddistinto, ma finalmente è riuscito ad abbinargli anche una maggiore concretezza, risultando un pregiato vino fermo d’annata. Fino alla scorsa stagione, infatti, Quagliarella non era mai andato oltre le 13 marcature in Serie A, quota raggiunta tre volte e sempre con maglie diverse: durante la prima esperienza con la Sampdoria nel 2006/2007, anno della sua esplosione nella massima serie, coronata dall’esordio e dai primi gol con l’Italia; con l’Udinese nel 2008/2009, quando, a proposito di reti spettacolari, fu premiato agli Oscar del calcio per il miglior gol, realizzato con una splendida volée contro il Napoli al San Paolo il 31 gennaio 2009, nel giorno del suo ventiseiesimo compleanno; nella sua terza esperienza al Torino nell’annata 2014/2015, in cui fu grande protagonista sia nella notte del San Mamès di Bilbao sia nel derby vinto contro la Juventus (primo successo dei granata nella stracittadina dopo 20 anni di digiuno). 

Bello e incompiuto: sembrava questa la costante della carriera di Quagliarella, almeno fino a un anno fa. L’attaccante napoletano gioca un girone d’andata su livelli inimmaginabili, eguagliando il suo record personale. Nonostante un fisiologico calo nella seconda parte di stagione, Fabio chiude a 19 reti, ma guai a pensare che si sia trattato di un semplice fuoco di paglia.

La stagione 2018/2019 viene inaugurata da una perla di rara bellezza e la vittima è ancora il “suo” Napoli: il tacco al volo, che certifica il trionfo doriano, quasi sicuramente gli regalerà per la seconda volta il premio per il gol più bello dell’anno. L’inizio di campionato è a singhiozzo (appena 2 reti nelle prime 9 giornate), ma, a partire dalla marcatura inutile contro il Milan del 28 ottobre, “Eta Beta” non si ferma più: 14 gol in 11 partite consecutive, che significano il provvisorio titolo di capocannoniere (davanti anche a Cristiano Ronaldo) e, soprattutto, l’aver eguagliato il record stabilito nel 1994 da Gabriel Omar Batistuta, il quale, con la maglia della Fiorentina, andò a segno nelle prime 11 giornate di campionato. E pazienza se alcuni puristi delle statistiche sottolineino che, in realtà, le due strisce non possano essere paragonate poiché Quagliarella è rimasto in panchina per 90 minuti l’11 novembre nella trasferta della Samp contro la Roma.

A cosa è dovuta la straordinaria vena realizzativa mostrata negli ultimi diciotto mesi? Per tanti la svolta è avvenuta in una data precisa: 17 febbraio 2017. Quel giorno, dopo alcuni anni di processo, un ex agente della Polizia Postale viene condannato per stalking nei confronti di Quagliarella. La vicenda risaliva ai tempi in cui Fabio militava nel Napoli (stagione 2009/2010) e aveva portato alla cessione dell’attaccante alla Juventus nell’estate 2010. A causa di quell’addio, Quagliarella era stato accusato di tradimento dai tifosi partenopei, venendo fischiato e insultato in ogni match giocato da avversario al San Paolo.

Proprio la sua mancata esultanza contro il Napoli dopo un gol realizzato con la maglia del Torino nel gennaio 2016 aveva portato alla rottura dei rapporti con la tifoseria granata e al trasferimento, in quello stesso mese, alla Sampdoria, dove nei mesi successivi ha potuto rincontrare Marco Giampaolo, l’allenatore che oltre dieci anni prima ad Ascoli l’aveva lanciato in Serie A, palcoscenico che fino a quel momento Quagliarella aveva solo assaggiato da giovanissimo con il Toro.

“Credo sia un’impresa straordinaria che capita a pochissimi campioni. L’ho visto bene in settimana, ha curato le piccole cose e oggi raccoglie un risultato storico. Bisogna lasciarlo così, deve trovare il gusto e l’entusiasmo di fare una partita. Ha firmato un’impresa importante. Farà scuola”. Le parole dell’allenatore dei blucerchiati riassumono l’etica del lavoro della sua punta di diamante, che spera di continuare a ricambiare la stima a suon di gol, affinché la Sampdoria possa ambire a restare nelle zone nobili della classifica, con il quarto posto che è distante appena due punti.

“Mi emoziono perché poter immaginare una cosa così è incredibile, solo a nominare uno come Batistuta mi vengono i brividi. Non so cosa dire, mi sono goduto la serata e i miei tifosi” e sulla Nazionale "Giustamente Mancini deve portare avanti un gruppo, altrimenti non cresceremo mai. Ѐ lui che sceglie, io devo fare bene con la Samp. Voglio arrivare la domenica e divertirmi, dare il mio contributo, rendermi importante". Le dichiarazioni rilasciate nell’immediato post partita di Sampdoria-Udinese da Quagliarella hanno avuto immediato riscontro, dato che Roberto Mancini lo ha convocato per lo stage che si terrà il 4 e il 5 febbraio a Coverciano. L’attaccante di Castellammare avrà così la possibilità di riassaporare l’aria del club azzurro, cosa che non avviene dall’ottobre 2015, quando fu chiamato da Antonio Conte senza tuttavia scendere in campo.

Ed è davvero curioso il fatto che la precedente convocazione in azzurro fosse arrivata da un allenatore con cui Quagliarella non ha avuto un rapporto facile durante la sua permanenza alla Juve, la più lunga per durata dopo quella alla Samp. Quattro anni, tre scudetti, due Supercoppe Italiane, 30 gol, un crociato rotto nel corso della sua prima stagione, che, di fatto, gli ha impedito di poter diventare un punto fisso nello scacchiere bianconero e l’esclusione dalla lista UEFA del febbraio 2014.
“Gli anni alla Juventus sono una sintesi della mia carriera: ho avuto tanto, potevo avere di più”
. Queste parole pronunciate da Quagliarella nel novembre 2017 sintetizzano alla perfezione il suo quadriennio con la maglia della Juve.

“Orgogliosi di essere genoani e di avere in città un rivale forte come te! Complimenti Fabio”. L’omaggio più bello riservato a Quagliarella è, senza dubbio, il tweet dedicatogli dai concittadini del Genoa sul proprio profilo ufficiale. Un messaggio degno di essere sottolineato in un periodo così difficile per il calcio italiano.

143 gol in Serie A, ventottesimo posto nella classifica dei marcatori all-time della massima serie, primo tra i giocatori in attività. Se arrivare alle 274 reti del recordman Silvio Piola è impossibile, superare Batistuta e andare a segno per la dodicesima partita consecutiva è obiettivo molto più concreto. Per riuscirci, Fabio deve passare ancora una volta dallo stadio San Paolo e dal Napoli, prossimo avversario della Sampdoria. Con lo sguardo proiettato al 12 giugno 2020, quando all’Olimpico di Roma si alzerà il sipario sull’edizione itinerante del prossimo Europeo.

Stefano Scarinzi

1° febbraio 2019

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