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Era mio padre

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Dopo il flop al Milan, Gonzalo Higuaín riparte dal Chelsea e da Maurizio Sarri, l’allenatore con cui ha avuto il rapporto migliore nella sua contraddittoria carriera.

Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano: questa frase di “Amici mai” di Antonello Venditti, a lungo un cavallo di battaglia dello storico ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani, rispecchia alla perfezione il ricongiungimento tra Gonzalo Higuaín e Maurizio Sarri.

La loro storia comune si era interrotta il 14 maggio 2016, quando la tripletta realizzata al Frosinone aveva permesso al “Pipita” di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite giocate, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Gunnar Nordahl, trentacinque volte a segno nella stagione 1949/1950.

Nonostante lo shockante trasferimento alla Juventus dell’estate 2016 avesse separato le strade di Higuaín e Sarri, la stima e il rapporto tra i due sono rimasti immutati, come testimoniano le parole del “Pipita” nella conferenza stampa di presentazione al Chelsea: “Ѐ riuscito a prendere il meglio da me come giocatore. Quell'anno insieme è stato fantastico e in gran parte è stato grazie a lui, quindi venire a lavorare di nuovo con lui è stato molto importante per me. Sono davvero felice di aver avuto l'opportunità di farlo e voglio tornare a quel livello".

Dichiarazioni al miele, come quelle che lo stesso allenatore toscano ha sempre riservato al bomber argentino, sebbene quest’ultimo, nel suo biennio juventino, abbia spesso fatto male al Napoli, realizzando cinque reti in sei confronti. "Higuain mi manca moltissimo perché lui farà gol fino a quando vivrà; lui è il gol, un animale da gol, una macchina infernale. Gonzalo è andato via dal Napoli presto, se fosse rimasto anche la stagione successiva, ci sarebbero state le condizioni per vincere. Era entrato in meccanismi fantastici, ci capivamo e il rimpianto magari resterà". Così parlava Sarri lo scorso ottobre, quando non c’era alcun sentore su un possibile addio del “Pipita” al Milan, dato che l’avventura rossonera era iniziata al meglio, con i gol e la leadership che tutto l’ambiente chiedeva all’argentino.

Il turning point ha un momento e una data precisi: 11 novembre 2018, 41’ di Milan-Juve, risultato parziale 0-1. Il fallo di mano di Benatia regala a Higuaín la chance di vendetta che attende da oltre tre mesi, da quando, cioè, i bianconeri lo hanno “cacciato” (parole dello stesso “Pipita”) per far posto a Cristiano Ronaldo, l’acquisto più importante e costoso nella storia del calcio italiano. Gonzalo si presenta dal dischetto sicuro di sé, ma, come spesso gli è capitato nel corso della sua carriera, non calcia bene dagli undici metri e Szczęsny riesce a deviare sul palo la sua conclusione. Il 2-0 juventino, realizzato proprio da CR7, fa definitivamente saltare i nervi già tesissimi del “Pipita”, espulso per proteste dall’arbitro Mazzoleni e calmato a fatica dai suoi ex compagni.

Le lacrime al momento dell’uscita dal terreno di gioco riassumono il periodo più nero dell’intera carriera del giocatore argentino. Prima il disastroso Mondiale russo, con una sola gara giocata dall’inizio e zero gol, poi l’addio alla Juve e, infine, il passaggio al Milan, trasferimento che da subito non era sembrato entusiasmare più di tanto Higuaín, passato in poche settimane da essere il terminale offensivo di una delle migliori squadre d’Europa ad avere come obiettivo massimo il raggiungimento del quarto posto, vitale per il club controllato dal fondo Elliott.

La plateale sfuriata contro la sua ex squadra gli costa due giornate di squalifica e, di fatto, chiude l’avventura milanista del “Pipita”. Da allora il rendimento suo e del Milan precipita: Higuaín non segna più, restando a secco anche contro il modesto Dudelange, e la sua crisi è uno dei motivi che porta il Diavolo a salutare prematuramente l’Europa League e a non trovare il gol per quattro gare consecutive di campionato (evento che non si verificava dall’annata 1984/1985).

La rete della vittoria contro la SPAL nell’ultimo match del 2018 e la successiva esultanza liberatoria con tanto di abbraccio a Rino Gattuso sembra il preludio a una seconda parte di stagione da protagonista, ma la gioia dura poco. L’inizio del calciomercato e le difficoltà sottoporta del Chelsea riavvicinano il nome di Gonzalo al Chelsea dopo che già nell’estate precedente c’era stato un abboccamento. E le parole di Leonardo a margine della presentazione di Paquetà rendono insanabile la frattura: “Bisogna assumersi le proprie responsabilità, deve decidere questo. No, sì, no, però, non so. Ha vissuto un momento così, deve smettere quel momento e pedalare. Sta qua, sta qua e fa. Eserciteremo il riscatto solo se sarà centrata la qualificazione in Champions. Qui rimane solo chi ha voglia di rimanere nel progetto".

L’ultima immagine di Higuaín con la maglia del Milan resterà il nuovo scatto d’ira contro la Juve, questa volta al termine della Supercoppa Italiana persa a Gedda, finale che il “Pipita” inizia in panchina ufficialmente a causa di un attacco influenzale.
“In questo momento abbiamo bisogno di persone pronte a livello mentale, gente che è disposta a fare la guerra con noi. E Higuaín non lo è. Poteva fare qualcosa in più e noi potevamo farlo esprimere meglio. Accetto la sua scelta come con Bonucci”. La vera spiegazione del mancato impiego dal primo minuto in Arabia Saudita sta probabilmente nelle parole di Gattuso alla vigilia della trasferta di campionato contro il Genoa.

"Quello che può portare Gonzalo è quello che sa fare meglio, il gol, è un giocatore molto bravo nel giocare con la squadra, uno dei migliori che ho allenato in carriera, il giocatore giusto per noi. Ѐ un grande finalizzatore. In questa stagione ha avuto delle difficoltà, ma fa parte della carriera di ogni giocatore avere momenti difficili, noi speriamo di rigenerarlo velocemente e che ci ripaghi a suon di gol". Ecco il modo in cui Sarri ha accolto il bomber argentino, voglioso di cancellare l’esperienza milanese e le tante accuse piovutegli addosso, compresa quella di essere un "mercenario”, come è stato definito da Matteo Salvini, ministro degli interni e tifosissimo rossonero.

Qualificarsi in Champions e cercare di vincere Europa League, FA Cup (competizione nella quale Higuaín ha esordito con la maglia dei Blues contro lo Sheffield Wednesday) e Coppa di Lega (il 24 febbraio a Wembley ci sarà la finale tra Chelsea e Manchester City): gli obiettivi del club di Abramovich sono chiari e il “Pipita” dovrà dare il suo apporto in termini realizzativi per regalare a Sarri i primi titoli della sua carriera e per farsi definitivamente perdonare da quest’ultimo, il quale, in occasione di Juventus-Napoli dell’ottobre 2016, prima sfida di Higuaín contro i partenopei, aveva detto che lo avrebbe salutato “come si saluta un figlio che ti ha fatto incazzare”.

Stefano Scarinzi
29 gennaio 2019


 

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