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Un nuovo Pallone d'Oro

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Luka Modrić è il vincitore del Pallone d’Oro 2018, interrompendo il duopolio Cristiano Ronaldo-Messi che durava da dieci anni.

La fine di un’era: dopo dieci anni di dominio ininterrotto e incontrastato, Cristiano Ronaldo e Leo Messi abdicano a favore di Luka Modrić, primo croato a conquistare il Pallone d’Oro. Un risultato atteso da molti e, di fatto, annunciato dai tanti premi vinti nel corso dell’anno: miglior giocatore del Mondiale, miglior giocatore FIFA, miglior giocatore UEFA e miglior costruttore di gioco IFFHS.

La decisione dei 173 giornalisti di tutto il mondo chiamati a votare da France Football è comunque destinata a far discutere, come dimostrato dal malcontento espresso da CR7 e dal suo entourage, in particolare dalle sorelle del fresco juventino, arrivate a parlare di “mafia” per l’assegnazione dell’ambito riconoscimento al capitano della Nazionale croata.

Ѐ giusto il risentimento del portoghese, secondo classificato per la sesta volta nella sua carriera, o Modrić ha davvero meritato il premio? Difficile dare una risposta soltanto leggendo le statistiche e i numeri. 44 gol nel 2017/2018, di cui 15 in Champions (capocannoniere per la sesta edizione consecutiva, settima in totale), con la perla della splendida rovesciata valsagli la standing ovation dello Juventus Stadium, e già a quota 11 marcature nella nuova avventura italiana. Le cifre di Ronaldo sono impressionanti e non ammetterebbero alcun tipo di replica, ma, come detto proprio da Modrić il giorno dopo aver ricevuto il Pallone d’Oro, “il calcio non è solo gol”.

Difficile dare torto a colui che una decina d’anni fa venne definito “il Johan Cruijff croato”. L’analisi dei dati del Mondiale 2018 consacra il biondo centrocampista: 624 palloni giocati, 484 passaggi tentati, con una precisione dell’87%, 56 palle recuperate, due gol, un assist e una prestazione sontuosa contro l’Argentina nella gara che ha dato alla Croazia la qualificazione con un turno di anticipo agli ottavi e, soprattutto, la consapevolezza di potersi giocare fino in fondo la grande chance di salire sul tetto del mondo.

Tra i tanti complimenti giunti a Modrić, molto appropriato è stato il termine “chiave” utilizzato da Alessandro Del Piero: “Luka è stato una delle chiavi dei successi del Real Madrid e ha trascinato la Croazia a un passo dal sogno con un grande Mondiale”. Il sei volte vincitore del premio come miglior giocatore croato ha rappresentato l’arma in più dei Blancos sin dal suo arrivo nel 2012. Non può essere un semplice caso che nelle sue sei stagioni al Bernabéu il Real abbia conquistato quattro Champions League, con Modrić inserito ben quattro volte nella squadra ideale e nominato in due occasioni (2017 e 2018) miglior centrocampista della competizione, risultando fondamentale tanto con Carlo Ancelotti quanto con Zinédine Zidane.

Assodato, dunque, che assegnare il premio a Modrić non sia stato affatto uno scandalo, verrebbe da chiedersi se sia giusto che ci sia tanta attenzione mediatica, economica e pubblicitaria intorno al Pallone d’Oro. Creato nel 1956 dalla rivista sportiva France Football con l’intento di eleggere il miglior giocatore europeo dell’anno precedente attraverso i voti della stampa specializzata, è rimasto fedele alla sua idea originaria per quasi quarant’anni, precludendo, quindi, la possibilità di vittoria ai due giocatori universalmente indicati come i più forti della storia del calcio: Pelé e Diego Armando Maradona.

In occasione del 60° anniversario del Pallone d’Oro nel 2016, France Football ha istituito una sorta di classifica alternativa, ipotizzando il premio allargato ai calciatori non europei fin dal 1956. Secondo questa lista rivisitata, dodici dei trentanove Palloni d’Oro assegnati dal 1956 al 1994 (nel 1995 ci fu l’apertura ai migliori calciatori militanti in una squadra europea e nel 2006 si decise che il riconoscimento sarebbe andato al miglior giocatore del mondo, senza più alcun tipo di restrizione) sarebbero andati a calciatori sudamericani, con Pelé vero e proprio mattatore, dato che sarebbe stato sul gradino più alto del podio addirittura sette volte, due in più di CR7 e Messi, attualmente in testa all’albo d’oro con cinque successi a testa. Per rimediare a questa grave mancanza, nel 2014 Pelé è stato insignito di un Pallone d’Oro FIFA alla carriera, ripercorrendo il percorso già toccato a Maradona, a cui tale premio fu consegnato nel 1996. Gli altri mancati vincitori del Pallone d’Oro, a causa della limitazione di nazionalità, sarebbero stati lo stesso Pibe de Oro (1986 e 1990), Garrincha (1962), Mario Kempes (1978) e Romário (1994).

Un altro aspetto che mette in crisi la centralità del Pallone d’Oro riguarda i suoi criteri di assegnazione, che, indirettamente, sono stati criticati dallo stesso Modrić: “Questo premio è anche per quei giocatori che probabilmente meritavano di vincerlo e non l'hanno fatto. Penso a Xavi, Iniesta, Sneijder. Credo che oggi la gente volesse qualcosa di diverso e questo premio è una vittoria per il calcio. Ripeto, questo è un premio anche per quei giocatori che non ci sono riusciti”. Leggendo le dichiarazioni del playmaker, il pensiero torna al 2010, quando il riconoscimento venne assegnato a Messi nonostante un Mondiale deludente e le sontuose prestazioni di Xavi e Iniesta (autore del gol decisivo nella finale contro l’Olanda) con la Spagna campione e di Sneijder, autentico trascinatore sia degli Oranje sia dell’Inter vincitrice del triplete.

Quell’anno il premio vide la collaborazione tra France Football e FIFA, che decisero di fondere il Pallone d’Oro e il FIFA World Player of the Year nel Pallone d’Oro FIFA, assegnato tramite i voti dei giornalisti, come da prassi della rivista francese, e degli allenatori e dei capitani delle nazionali, come avveniva per il premio FIFA. Il risultato fu focalizzare l’attenzione più sul grande nome e sugli sponsor che riusciva a catalizzare che sul reale andamento dell’annata. Il dominio Messi-Ronaldo ha trovato campo fertile proprio nei sei anni di vita del Pallone d’Oro FIFA (cancellato nel 2016 con il ritorno a due premi separati) e nel cambiamento dei parametri vigenti fino a quel momento, che avevano portato alla ribalta anche nomi impronosticabili, tra i quali spicca quello di Matthias Sammer nel 1996.

Di conseguenza, la vittoria di Modrić sembra presagire un ritorno al passato per il Pallone d’Oro, per il quale, adesso, sarà più difficile ipotizzare con sicurezza un vincitore. E chissà che questa “nuova versione” del premio non rappresenti un ulteriore stimolo proprio per la “Pulce” e CR7, vogliosi di riaffermare il loro dominio e di poter finalmente stabilire chi sia il migliore tra i due.

Stefano Scarinzi
6 dicembre 2018

 

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