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L'InterRail del calcio

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Al via la 48ª edizione (la 10ª con la formula attuale) dell’Europa League, che si conferma la competizione più eterogenea del Vecchio Continente: ben 27 le nazioni rappresentate nel 2018/2019.

Madrid? Londra? Parigi? Monaco di Baviera? Niente di tutto questo. I nomi e le mete dell’Europa League 2018/2019 si chiamano Dudelange, Sarpsborg, Akhisar, solo per citare tre città che vivranno per la prima volta l’emozione della fase finale di una competizione continentale. La continua scoperta di squadre e cittadine fuori dai radar dei principali campionati europei rappresenta il vero fascino della vecchia Coppa UEFA, caratterizzata quest’anno da un ulteriore ricambio in seguito alla riforma della Champions League, sempre più simile a un vero e proprio campionato europeo.

48 club al via, la formula è la stessa delle altre edizioni di Europa League, quindi dodici gironi da quattro squadre, con le ventiquattro qualificate che accedono ai sedicesimi di finale accompagnate dalle otto “retrocesse” dalla Champions (le terze classificate dei raggruppamenti). Queste ultime spesso sparigliano le carte in tavola, mutando radicalmente lo scenario delle favorite e rendendo arduo sbilanciarsi in giudizi preventivi, come dimostrato solo qualche mese fa dall’Atlético Madrid, giunto dall’ex Coppa dei Campioni e autentico dominatore della competizione, vinta per la terza volta da quando ha assunto tale denominazione.

In testa all’albo d’oro c’è il Siviglia, a quota 5, ritornato dopo due stagioni di Champions League nella competizione in cui ha spadroneggiato nel nuovo millennio (due successi consecutivi nel 2006 e nel 2007 e addirittura tre tra il 2014 e il 2016). Gli andalusi, qualificati dopo aver superato tre turni preliminari, vanno annoverati di diritto tra i favoriti e possono contare su un organico imbottito di vecchie conoscenze del calcio italiano: Simon Kjær, Éver Banega, Luis Muriel, Maxime Gonalons, Franco Vázquez e André Silva, il giustiziere della Nazionale di Mancini nella recente sfida di Nations League.

La flotta spagnola è completata dal Villarreal e dal Betis. Il “sottomarino giallo”, a vent’anni dalla prima apparizione in Liga, ha ormai consolidato il suo status di realtà del calcio europeo, avendo raggiunto la semifinale di Champions League nel 2006 e quella di Coppa UEFA/Europa League nel 2004, nel 2011 e nel 2016. Ben due i calciatori italiani nella rosa del Villarreal, Daniele Bonera e Nicola Sansone, così come sono due anche i giocatori transitati nel nostro campionato, ovvero Victor Ruiz (meteora nel Napoli 2010/2011) e Carlos Bacca (autore di un biennio in chiaroscuro con il Milan tra il 2015 e il 2017 dopo essere stato grande protagonista in questa manifestazione con la maglia del Siviglia). La storia più bella è senza ombra di dubbio quella di Santi Cazorla, che il 18 agosto, dopo quasi due anni di inattività e dopo aver rischiato l’amputazione della gamba a causa di un intervento chirurgico sbagliato, ha nuovamente disputato una gara ufficiale, ripartendo dalla squadra che lo aveva lanciato nel grande calcio.

Molto suggestiva la presenza del Betis. L’altra squadra di Siviglia si riaffaccia in Europa oltre quattro anni dopo la beffarda eliminazione maturata ai rigori nel 2014 contro i cugini, che da lì diedero il via al loro ciclo vincente. Il Betis è inserito nel girone F, quello del Milan (l’Olympiakos e i debuttanti lussemburghesi dell’F91 Dudelange le altre compagini). I rossoneri, insieme alla Lazio, hanno il dovere di provare a riportare in Italia una coppa che manca ormai da venti anni, dal lontano 12 maggio 1999, quando il Parma travolse a Mosca l’Olympique Marsiglia, chiudendo un decennio di dominio italiano nella competizione. Da quel momento zero vittorie, zero finali e, soprattutto, un ingiustificato snobismo nei confronti dell’Europa League che ci è costato per sei anni la perdita di un posto in Champions.

Nonostante l’eliminazione dell’Atalanta, sconfitta nel preliminare dal Copenaghen, le due rappresentati del “Bel Paese” hanno organici in grado di arrivare fino in fondo. La squadra di Rino Gattuso ha assoluto bisogno di un’importante campagna europea per certificare la sua ritrovata ambizione, mentre quella di Simone Inzaghi deve cancellare i quattro minuti da incubo di Salisburgo, costati ad aprile l’approdo alla semifinale. I biancocelesti, però, dovranno faticare da subito per andare avanti per via di un girone non certo agevole, in cui, oltre ai ciprioti dell’Apollōn Limassol, gli avversari sono il Marsiglia degli ex romanisti Rudi Garcia e Kevin Strootman, finalista nell’ultima edizione, e l’Eintracht Francoforte, già vincitore nel 1979/1980 e qualificato grazie al sorprendente successo nella finale di Coppa di Germania contro il Bayern Monaco, che ha spalancato le porte del club bavarese al tecnico Niko Kovač, artefice dell’impresa.

Anche l’Inghilterra schiera due rappresentanti dopo aver perso per strada il Burnley: Chelsea e Arsenal sono probabilmente le due principali favorite e c’è molta curiosità intorno ai due allenatori delle formazioni londinesi. Maurizio Sarri è partito con il botto in Premier League (5 vittorie su 5), ma, nel triennio napoletano, il “sarrismo” ha fatto molta fatica a imporsi in Europa. La maggiore profondità della rosa dei Blues e il girone abbordabile (presente anche il PAOK di Răzvan Lucescu, figlio di Mircea) potrebbero permettere al tecnico di sfatare questo tabù.
Unai Emery, al contrario, può essere considerato il padrone di casa dell’Europa League, avendola conquistata tre volte consecutive alla guida del Siviglia. Il tecnico basco deve riscattare le fallimentari avventure europee con il PSG e, inoltre, un eventuale successo potrebbe riaprire le porte della Champions ai Gunners, che in patria appaiono inferiori ai due Manchester, al Liverpool, al Chelsea e al Tottenham. Il girone può nascondere delle insidie sia tecnicamente sia logisticamente, data la presenza dello Sporting Lisbona, che l’anno scorso ha creato grossi grattacapi sia alla Juventus in Champions sia all’Atlético Madrid in Europa League, degli azeri del Qarabağ, artefici dell’eliminazione proprio dei colchoneros dodici mesi fa e superati con grande fatica dalla Roma, e degli ucraini del Vorskla.

Lo Zenit San Pietroburgo e il Beşiktaş chiudono il lotto delle favorite. I russi, vincitori nel 2008, dopo il deludente 5° posto dell’ultimo campionato con Roberto Mancini in panchina, hanno visto molto da vicino lo spettro di una clamorosa eliminazione nel terzo turno preliminare. Solo l’incredibile 8-1 di San Pietroburgo ha permesso di ribaltare il 4-0 rimediato all’andata in Bielorussia dalla Dinamo Minsk. La rosa è di primo livello, anche grazie alla valorizzazione di cui i nazionali russi hanno beneficiato nel corso del Mondiale, e, come ciliegina sulla torta, è arrivato anche Claudio Marchisio, svincolatosi dalla Juve e voglioso di mostrare nuovamente la sua classe dopo due anni difficili, prima per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro nell’aprile 2016 e poi per il poco spazio trovato in bianconero.
Il Beşiktaş, che nella scorsa annata è approdato per la prima volta nella fase a eliminazione diretta della Champions League, può contare su un organico esperto e di qualità, oltre che su uno stadio, la Vodafone Arena, caldo come pochi in Europa. Molta attesa intorno al portiere Loris Karius, arrivato in prestito dal Liverpool e desideroso di cancellare i due grossolani errori nell’ultima finale di Champions contro il Real Madrid.

Tra le tante storie che l’Europa League regala ogni stagione, in aggiunta a quelle delle debuttanti assolute, ce ne sono due particolarmente degne di menzione: la prima riguarda il ritorno in Europa dei Rangers, allenati dall’ex bandiera del Liverpool Steven Gerrard, a sei anni di distanza dal fallimento e dalla conseguente ripartenza dalla quarta serie; la seconda, invece, verte sull’incrocio tra Salisburgo e Lipsia, le due squadre controllate dalla Red Bull, sorteggiate nello stesso raggruppamento, di cui fanno parte anche Celtic e Rosenborg, che, tra l’altro, si sono già affrontate in questa stagione europea all’altezza del secondo turno preliminare di Champions League, con gli scozzesi che hanno avuto la meglio.

Storie, racconti, rinascite, scoperte, sorprese, viaggi: ecco tutti gli ingredienti che caratterizzano l’Europa League, rilanciatasi nell’ultimo decennio e divenuta il trampolino di lancio sia per i club sia per i singoli giocatori.
Appuntamento, dunque, in Azerbaigian il 29 maggio 2019, quando, dopo tante partite giocate e tanti chilometri percorsi, lo Stadio Olimpico di Baku, inaugurato nel 2015, ospiterà le finaliste e incoronerà la regina della decima edizione.

Stefano Scarinzi
20 settembre 2018

 

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