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Le jour de gloire est arrivé!

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La Francia è campione del mondo per la seconda volta, vent’anni dopo il trionfo casalingo del 1998. Sugli scudi Pogba, Griezmann e Mbappé, ma, soprattutto, Didier Deschamps, il terzo a conquistare il Mondiale da giocatore e da Commissario Tecnico dopo Zagallo e Beckenbauer.

1998-2018. Vent’anni, cinque finali, due titoli mondiali e un Europeo. Nessuno meglio della Francia nello stesso arco temporale. Né la Spagna (un Mondiale e due Europei), né la Germania (un Mondiale), né l’Italia (un Mondiale), né il Brasile (un Mondiale e tre Coppe America, competizione disputata, però, con maggiore frequenza rispetto all’Europeo), né l’Argentina (a secco addirittura dal 1993).
Dalla “generazione d’oro” guidata da Zinédine Zidane ai giovani fenomeni di oggi trascinati da Kylian Mbappé, non ancora ventenne e, dunque, non ancora nato il 12 luglio 1998, giorno del primo successo iridato.

Il punto in comune tra le due squadre è Didier Deschamps. La sua nomina a capitano dei Blues dopo la follia di Éric Cantona (il calcio a un tifoso del Crystal Palace costatogli nove mesi di squalifica nel gennaio 1995) fu il primo passo della nuova era dei “Galletti”, reduci dalle mancate qualificazioni a Euro 88 e ai Mondiali del 1990 e del 1994. Merito del CT Aimé Jacquet, coraggioso nell’escludere i “vecchi” Papin e Ginola e nel lanciare tanti giovani calciatori, creando una Francia multietnica, ribattezzata “Black Blanc Beur”.
Un’integrazione sportiva perfettamente riuscita, come dimostra la doppietta Mondiale-Europeo nel biennio 1998-2000. Zidane come ciliegina di una torta già ben farcita. Barthez, Thuram, Blanc, Desailly, Petit, Vieira, Makélélé, Djorkaeff, Henry e Trezeguet, solo per citare alcuni dei maggiori protagonisti transalpini a cavallo dei due secoli.

Deschamps ha fatto tesoro dei suoi trascorsi da capitano dei Blues campioni del mondo e d’Europa e, dopo la sua nomina a CT nel luglio 2012, ha ripreso il medesimo processo in cui fu coinvolto in prima persona nel 1995. Un processo, in realtà, già avviato dal suo ex compagno Laurent Blanc, CT dal 2010 al 2012, che dovette raccogliere i cocci dell’assurda gestione Domenech, finita con l’ammutinamento dei calciatori durante la spedizione in Sudafrica.
Largo ai giovani, in particolare ai vincitori del Mondiale Under-20 del 2013. Non è un caso che nella rosa che ha trionfato in Russia quattro fossero presenti in Turchia, sede della manifestazione giovanile cinque anni fa: oltre ad Areola e Thauvin, spiccano le presenze di Umtiti e Pogba, tra gli artefici principali del successo russo.

Il percorso di Deschamps alla guida dei “Galletti” è stata un’escalation continua: quarti di finale in Brasile nel 2014, con la sconfitta di misura contro la Germania futura vincitrice; finale nell’Europeo casalingo del 2016, con la beffa dell’inattesa sconfitta con il Portogallo orfano dell’infortunato Cristiano Ronaldo; vittoria in Russia nel 2018. Un’affermazione netta, frutto di sei vittorie e un solo pareggio, ininfluente, nell’ultima gara del girone. Nella fase a eliminazione diretta sono cadute Argentina, Uruguay, Belgio e Croazia. Tutti grandi avversari, a dimostrazione della superiorità dei transalpini, di certo non aiutati da un tabellone favorevole.

Deschamps ha costruito una Nazionale solida, imperniata sulla coppia Varane-Umtiti, difensori centrali di livello altissimo, giovani, ma già esperti e con la bacheca piena, e su un centrocampo capace di combinare tecnica, dinamismo e muscoli. Il già citato Pogba e i suoi “scudieri” Kanté e Matuidi a protezione delle stelle offensive Griezmann e Mbappé, liberi di sprigionare in tal modo la loro classe cristallina.
Nonostante le critiche sulla poca spettacolarità del calcio proposto, tutto ciò ha reso la Francia la selezione più forte del Mondiale, l’unica tra le favorite in grado di mantenere fino in fondo le aspettative, alla luce dei flop della Germania, del Brasile, della Spagna e dell’Argentina.

La sensazione è che questo successo possa rappresentare solo il primo tassello di un nuovo ciclo dei Blues. Lo dimostra l’età media dei ventitré campioni del mondo: 25 anni e mezzo. Età scesa di competizione in competizione da quando il tecnico di Bayonne è in sella. Impressiona un altro dato: degli undici titolari in Russia, solo tre sono over 30, compreso il portiere e capitano Hugo Lloris. Ciò significa che tra quattro anni e mezzo in Qatar, a eccezione di Giroud e Matuidi (il primo classe ’86, il secondo ’87), la Francia potrebbe ripresentare la stessa formazione, con i soli Kanté e Griezmann ad aver superato i trent’anni.
La finale di Qatar 2022, il primo Mondiale di sempre a disputarsi in autunno, si giocherà il 18 dicembre. 65 milioni di francesi potrebbero quindi festeggiare il Natale ritrovando sotto l’enorme albero idealmente rappresentato dalla Tour Eiffel la coppa più bella e ambita del mondo.

Stefano Scarinzi
17 luglio 2018

 

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