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Santoro vince con Golia e perde con Davide

Riguardo alla mancata assunzione di Michele Santoro a La7 indubbiamente ne sapremo di più in seguito. La società afferma che la rottura delle trattative si è avuta: “A causa di inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti tra autore ed editore”. E attualmente dobbiamo contentarci di queste quindici parole. Cercheremo dunque di trarre  da esse tutto il significato che contengono.

Autore non può essere che Santoro, l’editore è La7 e le posizioni inconciliabili riguardano la “gestione operativa” dei loro rapporti. Che cosa sia una gestione operativa non è chiaro, ma è chiaro che cosa siano i rapporti. Un capitolo importante di essi è la remunerazione ma se le parti hanno rotto a causa del denaro, sarebbe stato più semplice ed onesto dire: “non si è raggiunto l’accordo sul compenso”. Invece si parla genericamente di rapporti e questi naturalmente riguardano il tipo di trasmissione (sicuramente un clone di “Annozero”) e il tipo di poteri che l’editore si riservava in materia.

Probabilmente da un lato Santoro voleva assolutamente mano libera, dall’altro l’editore imponeva alcune clausole. Una - ma è solo un esempio - potrebbe riguardare le spese per risarcimenti. Se un giornalista dice in televisione che la moglie del tale ministro è una prostituta e la donna ottiene un risarcimento di decine di migliaia di euro, chi deve pagare? Teoricamente il giornalista: come si insegna nelle università, la responsabilità penale è personale. In Rai però è avvenuto che delle somme da pagare si facesse carico l’editore, cioè - per esempio nel caso della Gabanelli -  la Rai. Forse Santoro voleva che dei risarcimenti cui lui e la sua trasmissione fossero condannati rispondesse La7. E i dirigenti hanno detto di no. Queste somme potrebbero diminuire in modo consistente gli introiti della trasmissione e, soprattutto, nessuno impedisce a un giudice di stabilire un risarcimento capace di mettere in ginocchio il bilancio dell’azienda. Che dunque ha detto no e basta. Ma questa è solo un’ipotesi.

Un’altra ipotesi potrebbe riguardare l’organizzazione della trasmissione. Santoro potrebbe aver chiesto di avere l’ultima parola assolutamente su tutto e i dirigenti de La7 potrebbero aver risposto che in casa propria desiderano ancora comandare loro. Ne sapremo di più in seguito, ma una cosa è certa: Santoro non ha ottenuto da La7 ciò che ha ottenuto dalla Rai. Infatti non è lui che ha abbandonato la Rai, perché vessato o altro, è la Rai che, pur di mandarlo via, l’ha ricoperto d’oro. Questo significa che il servizio pubblico si è piegato ad un idolo della sinistra in modo più umiliante di quanto sia disposta a fare una piccola televisione che pure ha un estremo bisogno di aumentare il numero dei propri spettatori.

Tutto questo la dice lunga. Per quanto riguarda Michele Santoro non si tratta delle assurdità di cui parla Leoluca Orlando, dando un saggio di demagogia da mercato del pesce. Non si tratta di attentato alla libertà di parola o di editto bulgaro che vale anche per i terzi. Si tratta delle condizioni bulgare che un giornalista di sinistra vuole imporre al suo datore di lavoro. Egli è riuscito in questa impresa riguardo al servizio pubblico – che pure sarebbe tenuto, in quanto tale, all’equilibrio, all’obiettività e a non offendere nessuno – ed ecco non ci riesce con una piccola impresa privata. In Italia siamo giunti al punto che la Rai è talmente intimidita dalla sinistra da non fare il proprio dovere nei confronti dei suoi abbonati paganti, e lascia che questo coraggio l’abbia una piccola televisione. Una televisione che non è un servizio pubblico e che offre le proprie prestazioni senza imporre un canone.

Vivere in Italia è spesso occasione di disperazione ma può avvenire che sia anche un’occasione per imparare parecchio su come può funzionare uno Stato democratico che si lascia ipnotizzare da una sola parte politica.
30 giugno 2011

 

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