Gio20092018

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da Legno Storto:

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Spettacolo

La verità attraverso il cinema

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Achille della Ragione rivisita la carriera del regista Francesco Rosi, ricca di successi, capolavori e di un falso storico generato da Le mani sulla città
Francesco Rosi è uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi. Nato a Napoli il 15 novembre 1922, durante la guerra abbandona l’Università, facoltà di Giurisprudenza, ed inizia a lavorare come illustratore di libri per l’infanzia. Collaborando a Radio Napoli ha modo di conoscere Giuseppe Patroni Griffi, Raffaele La Capria e Aldo Giuffrè con i quali stringe un bellissimo rapporto lavorativo e di amicizia. Nel 1946 il regista Ettore Giannini gli dà modo di entrare nel mondo dello spettacolo scegliendolo come assistente per la messa in scena de Il voto di Salvatore Di Giacomo, mentre nel 1948 è Luchino Visconti a volerlo come aiuto regista per La terra trema, di cui cura anche il doppiaggio in lingua italiana.

Nel 1952 Goffredo Alessandrini, con Camicie rosse, gli offre la possibilità di dirigere alcune sequenze del film ma è il 1958 a segnare il vero e proprio debutto di Francesco Rosi nella regia cinematografica con il film La sfida presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del “Premio speciale della Giuria”, con un grandissimo successo di pubblico e critica. I temi sociali, già affrontati nel film d’esordio, continuano con I Magliari del 1959, mentre nel 1961, con Salvatore Giuliano, inventa un nuovo genere: il film-inchiesta. Il gradimento del pubblico, nonostante l’argomento “tosto”, trattandosi di un vero fatto di cronaca dai risvolti politici, accaduto non molti anni addietro, gli permette di attestarsi al 10° posto nella graduatoria dei film di maggiore incasso dell’anno di riferimento. L’impegno civile continua con Le mani sulla città del 1963, “Leone d’oro” alla Mostra del Cinema di Venezia, che racconta il sacco edilizio di Napoli in base ad accordi, più o meno palesi, tra i poteriforti degli anni ’50.

Ravello Festival 2013

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Sulla scia del successo ottenuto nella scorsa edizione ( 15% di biglietti venduti rispetto al 2011), il Ravello Festival estivo riparte nel 2013 con un cartellone ancora più fitto che in passato: sono 70 i giorni di programmazione (dal 29 giugno al 7 settembre) e oltre quaranta gli eventi proposti, senza contare le mostre e gli incontri di parola, che arricchiscono un’offerta articolata ed internazionale.

Il Belvedere di Villa Rufolo, rinnovato anche nel look e reso ancora più elegante, farà da cornice alla maggior parte degli eventi, diventando il punto di riferimento assiduo e privilegiato del Festival. Nell’affascinante Sala dei Cavalieri, nei giardini amati da Wagner, troveranno posto, invece, gli spettacoli più raccolti e i concerti cameristici, mentre l’Auditorium Niemeyer, sede principale dell’attività in destagionalizzazione promossa dalla Fondazione Ravello, verrà utilizzato in poche occasioni di spicco.

Campania, Compagnie teatrali sul piede di guerra

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Scoppia la polemica tra gli operatori dello spettacolo e la Regione
Volti tirati, umore nero quello scorto tra i rappresentanti dello spettacolo campano in parte riunitisi nei vicoli stretti dei Quartieri dove ha sede il Teatro Nuovo di Napoli, luogo della protesta. Tra gli ospiti invitati all’incontro figurano l’ex Governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, l’ex assessore regionale Corrado Gabriele. Assenti, seppur invitati, l’attuale Presidente della Regione, Stefano Caldoro e i rappresentanti della giunta regionale.

Il teatro concepito come lavoro, come un sistema di regole da garantire mediante l’utilizzo dei fondi regionali destinati alla tutela del rapporto tra impresa e spettacolo, fucina di occupazione e di talenti. Invece- questa è l’accusa mossa dall’Artec, l’associazione regionale teatrale della Campania- si assiste all’uso spregiudicato dei fondi da parte della Regione elargiti in misura cospicua ad eventi  le cui rappresentazioni occupano un breve periodo rispetto alla programmazione annuale offerta dalla scena teatrale campana.

RituAli. Il Teatro Indipendente racconta l’ordinaria follia

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Si è svolta la conferenza stampa di presentazione della IV Edizione di “Teatri Senza Etichetta”, rassegna di Teatro Indipendente in scena dal 21 al 23 giugno presso la Comunità Dedalo di Bacoli (Napoli). La manifestazione è organizzata dall’Associazione Luna Rossa onlus, dalla Comunità psichiatrica- riabilitativa “Dedalo” e dal Dipartimento di Salute Mentale- ASL Na2. Tra gli ospiti presenti in conferenza, tenutasi nella sala dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Odg, Ermanno Schiano, Sindaco di Bacoli, Silvana Lobrace, Dirigente della Comunità “Dedalo” e Maura Perrone, Direttore artistico di “Teatri Senza Etichetta”.

La rassegna, sorta nel 2010, quest’anno si carica di un forte valore simbolico poiché ricorrono i trentacinque anni dall’approvazione della legge 180, nota come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra fautore, a partire dal 1978, della chiusura dei manicomi in Italia a favore di strutture ospedaliere finalizzate al recupero del paziente nella sua integrità psico-fisica e sociale. Infatti, lo scopo della Comunità Dedalo “è prendersi cura dei soggetti svantaggiati, affetti da disturbi mentali, associati a disagio sociale”, dichiara Silvana Lobrace, aggiungendo che la Comunità svolge un “ruolo da intermediario tra la funzione riabilitativa e l’integrazione sociale” di quei soggetti considerati ai margini della società. In tal senso rientra la collaborazione con Luna Rossa Onlus, associazione di utenti, operatori e familiari dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Pozzuoli, la cui finalità è organizzare manifestazioni culturali ed artistiche integrate con i programmi di riabilitazione psico-sociale promossi dalla Comunità Dedalo, in particolare con il laboratorio espressivo “Teatro Possibile”.

L'uomo senza contenuto

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E45 Napoli Fringe Festival 2013, 19 e 20 giugno al Teatro Sannazzaro
Un melanconico circo esistenziale, in cui l’infanzia è dimensione prima e insuperabile.

Scaturito dalla trasparenza tra L’uomo senza contenuto di G. Agamben e Infanzia di un capo di J.P. Sartre, il terzo quadro del Trittico dello spaesamento, indaga l’identità dell’uomo contemporaneo, posta in dialogo con la storia personale, dall’infanzia alla maturità, cercando un affondo nello strappo da cui deriva il pensiero moderno. Il protagonista, Lucien, è tormentato dall’auto-osservazione e dal sentimento di impotenza. Vuole vivere ma si avvolge su se stesso, in un’inquietante alternanza di sonnolenza e violenta appropriazione del mondo. Agisce e, al tempo stesso, guarda se stesso agire. Arriva a dubitare della stessa possibilità dell’esistenza e finisce per confondersi con la nebbia del paesaggio.
All’origine di tale spaesamento c’è una lacerazione: la perdita del dialogo con se stesso che finisce per coincidere con la perdita, storica, di un contesto di riferimento in cui riconoscersi.