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Attualità

Rischio idrogeologico per Napoli ovest

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Il nubifragio del giorno 8 luglio 2013 tra i Camaldoli e Pianura fa emergere i rischi dell'area occidentale.
Il transito di un cumulo nembo proveniente da est ha determinato un breve ma significativo evento piovoso che ha investito il ripido versante occidentale dei Camaldoli incombente sull’abitato di Pianura. In circa 20 minuti sono precipitati 28,2 mm, tra le 14.10 e le 14.30 (con altri 3,2 mm dovuti a deboli precipitazioni dopo il fenomeno principale, si sono raggiunti 31,4 mm nelle 24 h). Il rain rate max è stato di 240 mm/h ma anche tra le 14.20 e le 14.30 ha raggiunto i 230 mm/h (vale a dire che se avesse piovuto per un’ora nello stesso modo sarebbero precipitati ben 230-240 mm di pioggia).

Borghesia e plebe nella Napoli Arancione

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Il “lungomare” sarà stato pure liberato, ma i luoghi comuni sono duri a morire. La litoranea Caracciolo-Partenope-Sauro, perduta la funzione di collegamento degli antipodi costieri, è ormai un’area disponibile per le attività circensi, medie e grandi attrazioni e manifestazioni di associazioni ed è, prodigiosamente, diventata uno strumento in grado di affrancare il proletariato urbano dalle condizioni di sottosviluppo sociale. Almeno così appare dalla lettura delle analisi sociologiche redatte dagli autorevoli collaboratori del primo cittadino di Napoli.

Uno di questi maître à penser per arginare la valanga di critiche all’ennesima manifestazione-obbrobrio, accompagnata come sempre da un’invereconda scia di bancarelle e danze tribali, ha tirato fuori una singolare teoria secondo la quale le “maestose architetture” - ovviamente borghesi - “che fronteggiano Castel dell'Ovo”, siano state realizzate per celare ai sensibili e pudibondi occhi borghesi, l’insopportabile vista di «un ghetto, la cui segregazione urbanistico-spaziale è funzionale alla segregazione sociale che si è determinata ai danni della popolazione che ci vive: in condizioni malsane, di miseria e di dolore».

Il riscatto della plebe grazie al lungomare liberato

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La singolare analisi di Alessio Postiglione, assistente del Sindaco de Magistris, che si scaglia contro "la borghesia reazionaria (!) che vorrebbe segregare i poveri!"
Quando il lungomare di Napoli è stato chiuso al traffico veicolare, anzi 'liberato' dai tubi di scappamento delle automobili, l'intento del Sindaco era quello di farne il fulcro del rilancio dell'immagine della città e il simbolo della propria azione amministrativa, volano per il turismo.
Si parlava di immagine e turismo, di riscatto e riappropriazione di un pezzo della città. È anche per queste ragioni che, dinanzi a delle foto pubblicate sul primo quotidiano cittadino Il Mattino raffiguranti una manciata di persone impegnate in balli estivi, in molti si sono indignati esprimendo disappunto e rabbia per il modo in cui l'amministrazione comunale ha inteso 'valorizzare' l'area. Le scene raffigurate hanno spinto alcuni ad andare oltre nei commenti, esagerando e violando il doveroso rispetto che si deve riconoscere ai singoli, ancor più se bambini, di divertirsi. Il Mattino ha pubblicato le fotografie senza oscurare i volti e sebbene non si trattava di un episodio efferato di cronaca, buona norma avrebbe dovuto spingerli a usare le immagini con le dovute cautele.

L'autunno delle coscienze

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Il tasto batte dove il dente duole, lo sappiamo. E quale sia il mio personale dente, è altrettanto noto: si chiama Forum Universale delle Culture. É una di quelle cose su cui non riesco a smettere di dannarmi l’anima, perchè mi è chiarissimo come questa – e non tutta la marea di sciocchezze che sono state calate sulla città, negli ultimi due anni – avrebbe potuto essere una straordinaria occasione di riscatto e di rilancio per Napoli.

Una chiarezza che, invece, non hanno mai avuto né il Sindaco de Magistris, né il Presidente Caldoro, né le loro giunte, che hanno preferito trastullarsi con una serie di eventi spettacolari, costosissimi quanto di grande visibilità mediatica, ma totalmente privi di effetti duraturi. Sia sul piano economico, sia sul piano strutturale.

Eutanasia di una città

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IL PATRIMONIO MONUMENTALE DI NAPOLI TRA ABULIA, COLLUSIONI E DEGRADO
Non ne posso più della ininterrotta teoria d’immagini vintage di Napoli che circola in rete. Immagini color seppia, spesso corredate da nostalgiche didascalie, quasi che immortalassero l’età dell’oro di Partenope.“Che bei tempi”, “vorrei tanto tornare a qui tempi”, “altro che adesso”. I bei tempi dei fetidi “vasci” e della grotta degli spadari descritti da Jessie White Mario o quelli degli immondi fondaci dei racconti del Villari.

Non la reggo più. Ed il fastidio cresce esponenzialmente mentre guardo le immagini della rivolta popolare turca. Il raffronto con quanto sta accadendo alla Villa comunale di Napoli è inevitabile. Ad Istanbul, il disegno di cementificare l'area del Gezi Park e la piazza Taksim, ha scatenato la dura protesta dei cittadini. Rivolta placatasi solo con l’annullamento del progetto per l’intervento di un tribunale turco. A Napoli, invece, la cancellazione dello storico giardino pubblico procede a tappe forzate senza suscitare apprezzabili reazioni. Un pezzo di parco è sparito per realizzare la stazione “Arco Mirelli” della Linea 6. Un altro lungo tratto, in prossimità di San Pasquale a Chiaja, privato dell’antica recinzione in mattoni e lastroni di piperno, ha assunto aspetto e funzioni di una corsia stradale, organica forse alla stazione in fieri di “San Pasquale”. In prossimità di piazza Vittoria, la grande cavità del pozzo di ventilazione sottrarrà altro spazio al verde mentre le lunghe lame di cemento dei sottoservizi pervadono il sottosuolo ed impediscono la libera espansione degli apparati radicali degli alberi.