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Un super consulente per i grandi eventi di Napoli

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Il Comune di Napoli ingaggia per 40 mila euro Andres Neumann per lo sviluppo e la progettazione di grandi eventi artistici e culturali
Grandi eventi a Napoli. Per una città in pre-dissesto, con problemi atavici acuiti da una crisi economica senza precedenti, sistema di trasporto pubblico ridotto ai minimi termini, degrado diffuso e incontrastato, gli eventi e gli spettacoli di piazza dovrebbero essere l'ultimo dei problemi. Ed invece sembrano rappresentare l'unico ambito in cui l'amministrazione comunale riesce a esercitare la propria azione politica. Divenuti quasi un'ossessione per il Sindaco Luigi de Magistris, alla ricerca di visibilità e grandi nomi, i grandi eventi gravano sulla collettività con un costo sempre più rilevante.

Le inchieste della magistratura sulla gestione degli eventi non hanno fermato i protagonisti della rivoluzione arancione, così se le gare multimilionare dell'America's Cup World Series hanno consegnato alla città un'altra società partecipata, la ACN, destinata a occuparsi unicamente dell'organizzazione dei grandi eventi organizzati sul territorio cittadino, ora la Giunta de Magistris ha pensato bene di individuare un super consulente per assemblare una programmazione di respiro internazionale. La figura è stata individuata in Andres Neumann, creatore di eventi culturali, nato in Bolivia da genitori europei, background ideologico coerente con il rivoluzionario di Palazzo San Giacomo, che per la modica cifra di 40 mila euro assisterà l'amministrazione comunale per ciò che riguarda lo sviluppo di grandi eventi artistici e culturali.

Le associazioni civiche al vice sindaco Sodano: ci rivedremo a Filippi

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Non c’è dubbio, Tommaso Sodano presentandosi spontaneamente al funerale della Villa Comunale, organizzato dalle civiche associazioni, ha compiuto un mezzo miracolo. Questo gesto, infatti, gli ha permesso di conquistare, in un momento non molto felice per l’amministrazione comunale, preziosi attimi di pubblica visibilità e d’imbrigliare – almeno per il momento - il crescente dissenso dei cittadini per gli scempi del patrimonio storico e monumentale della città. E non solo….

Dopo l’incontro del 25 luglio tenuto a Palazzo San Giacomo con una delegazione della società civile, nel monolitico fronte dell’associazionismo cittadino è apparsa una leggera incrinatura. E pensare che soltanto qualche giorno prima dallo stesso assembramento sono partite monetine ed invettive all’indirizzo del vice sindaco. E’ fisiologico, del resto l’Italia è il paese dei mille campanili, dei municipalismi, dei provincialismi. E’ stata sufficiente una serie di promesse, neanche nutrita ed impegnativa e nel terso cielo di Chiaja sono apparsi falchi e colombe. All’apertura di credito offerta all’amministrazione dalle frange “civiche” più organiche alla politica, quelle che ben conoscono i meccanismi della macchina comunale, si è opposto l’irrigidimento delle associazioni che sopportano mal volentieri le dolorose restrizioni imposte alla libertà individuale dall’amministrazione municipale. Kapò e deportati. Quest’ultimi, i cittadini costretti a rimanere a casa o nel quartiere di residenza per l’inesistenza di un servizio pubblico di trasporto, non credono alla possibilità che la giunta arancione possa dar vita ad una rivoluzione copernicana del proprio essere e dalle pagine del social network più diffuso annunciano con toni perentori l’avvio della campagna d’autunno contro il malgoverno della città.

L’allegro catastrofismo di Caldoro e de Magistris

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Se vi accusassero pesantemente, al limite dell’ingiuria, rispondereste con solare gaiezza? E se foste certi di un imminente disastro sociale, vi dareste da fare per organizzare una festa milionaria? Io no di certo. Eppure, il sindaco de Magistris dichiara che le inchieste della magistratura, che lo fanno sentire ingiuriato, gli producono uno strano effetto: lo fanno ridere. Mentre Caldoro, che ora è d’accordo con l’apocalittico Casaleggio e si dice sicuro che saranno Napoli e la Campania i prossimi “punti di attacco” di disordini e rivolte è lo stesso che ha dirottato milioni e milioni di euro sull’organizzazione delle regate nel golfo, quelle con con annessi premi e cotillons. Uno lo ingiuri e ti sorride, l’altro sta per annegare e festeggia. Temo per loro più che per noi.
Marco Demarco

A lu suono d'a grancascia, viva viva la gente bascia

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Il sindaco de Magistris ha incontrato il ministro dei Beni Culturali. Tema dell’incontro: le resistenze opposte dal Soprintendente di Napoli alla realizzazione degli unici due (in senso assoluto) progetti rivoluzionari dell’amministrazione comunale su quello che una volta si chiamava Largo di Palazzo e sul lungomare di ponente.
Sembra una bega infantile tra due fratelli. Un litigio con la richiesta di uno dei due al genitore di farsi arbitro della questione. L’episodio ha tutti i tratti dell’infantilismo: le pretese, i rifiuti, piedi pestati in terra, rinfacci e ricattucci. Ma non è così. Non è una manifestazione fastidiosa seppur comprensibile di una maturità non ancora raggiunta. Tutt’altro.

L’episodio ha tre protagonisti: il Soprintendente Giorgio Cozzolino, nel ruolo del cattivone, che si ostina a pretendere il rispetto dei vincoli gravanti su Piazza del Plebiscito e su uno dei luoghi simbolo di Napoli per eccellenza, la litoranea che va da Largo Sermoneta a Via Nazario Sauro; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in quello dell’offeso, ché vede frenati i suoi slanci per “vitalizzare” due siti protetti ed infine il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, nella parte del papà, al quale il “piccolo sindaco” si rivolge per poter ottenere una maggiore liberalità nell’interpretazione del disposto di legge sui vincoli di tutela.

Con la Villa Comunale muore anche la rivoluzione arancione

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Il 22 luglio associazioni e movimenti civici si riuniranno sotto la Cassa Armonica per ‘celebrare’ il Funerale della Villa Comunale e protestare contro la scellerata gestione del patrimonio artistico e del verde comunale da parte dell’amministrazione comunale. Le responsabilità della Giunta de Magistris, dopo due anni di annunci, impegni assunti e delibere ripetitive. Due anni fa Sodano affermava: “In un Paese civile la Villa comunale in questo stato andrebbe chiusa”

Nell’agosto 2011, ancora in piena euforia per la vittoria elettorale, il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, preannunciava un cambiamento radicale nella cura della Villa Comunale. A far scoprire le condizioni in cui versava quello che un tempo era stato il Real Passeggio borbonico, una video inchiesta di Repubblica. Sebbene nelle varie feste e comizi, la zona del lungomare era stata tra le mete preferite del nascente movimento arancione, le condizioni di degrado della villa non erano state notate dai futuri amministratori comunali. Spinto a visitare di persona il luogo del misfatto in un’assolata giornata di fine agosto, Sodano dirà: «È uno choc la Villa comunale in queste condizioni, in un paese civile andrebbe chiusa».