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Nuovo terminal Grimaldi a Barcellona, una lezione per Napoli

Realizzato in tempi record, mentre nel capoluogo campano si discute ancora di piano regolatore e grandi progetti fermi al palo
Lunedì 1 luglio la Grimaldi ha celebrato l'inaugurazione del nuovo terminal traghetti della compagnia italiana nel porto di Barcellona. Grazie a questo investimento milionario, il Gruppo Grimaldi sottolinea il proprio impegno nel rendere la capitale catalana scalo strategico per i propri servizi Short Sea nel Mediterraneo.
L'infrastruttura, disegnata dall'architetto Yannic Levêque della società IDOM, è composta da un edificio di tre piani per un totale di 3.750 metri quadrati, un piazzale pavimentato e una passerella con tre finger per l’accesso dei passeggeri ai traghetti direttamente dal terminal. Il tutto su una superficie totale di 63.000 metri quadrati. Il terminal passeggeri potrà ospitare contemporaneamente 1.800 passeggeri all’imbarco e 1.800 allo sbarco, 1.000 metri quadrati di uffici, circa 350 metri quadrati di spazi commerciali, un ristorante e una sala conferenze. Costo dell'investimento 20 milioni di euro circa, tempo di realizzazione meno di sei mesi.

Il Ministro dello sviluppo economico spagnolo, Ana Pastor, intervenuto alla cerimonia, ha evidenziato come “l’investimento di Grimaldi porterà più ricchezza, più impiego e soprattutto migliori infrastrutture a favore del cittadino”, ribadendo che “il ministero sta lavorando attivamente per ridurre le tasse portuali e far in modo che anche grazie a Grimaldi la città di Barcellona si apra al porto così come il porto si apra alla città”.

Mentre a Barcellona un gruppo italiano investe risorse e crea occupazione, ma soprattutto si costruiscono infrastrutture funzionali in tempi rapidi, a Napoli siamo ancora impelagati in annose discussioni e confronti sul nuovo assetto del Porto e su progetti fermi sulla carta.

Nei giorni scorsi il vicemisnistro De Luca ha espresso grande disappunto per l'incapacità di portare avanti il grande progetto del Porto di Napoli, al punto che non si riesce nemmeno ad approvare il piano regolatore dell'Autorità Portuale e a nominare il presidente dell'Authority. Il rischio è quello di perdere ottocento milioni di euro tra risorse dell'Unione Europea e investimenti privati, un modo per mandare in fumo risorse e lavoro. Il nodo è il rispetto dei tempi per renderli compatibili con quelli dell'Unione Europea e quelli dell'economia.

Da Barcellona arriva l'ennesima lezione evidenziando una volta di più il nostro immobilismo suicida, dinanzi a una concorrenza rappresentata dagli Stati vicini in grado di attirare investimenti e favorire la crescita.

Il comunicato sul sito della Grimaldi Group

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