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LN: la Banca del Mezzogiorno in vendita, ma non interessa a nessuno

(Lettera Napoletana) - La Banca del Mezzogiorno, nata nel 2011 con l’obbiettivo di sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese del Sud, potrebbe essere venduta a breve da Poste Italiane, che ne controlla il 100%. L’indiscrezione, apparsa su “Corriereconomia”, supplemento economico del “Corriere della sera” (9.6.14), non è stata smentita da Poste italiane. L’operazione rientrerebbe nella strategia di rafforzamento di BancoPosta (i conti correnti postali), da parte del nuovo amministratore delegato del Gruppo Poste italiane, Francesco Caio, che si prepara a quotare in borsa entro novembre il 40% del capitale.

Che la “Banca del Mezzogiorno”, voluta da Giulio Tremonti, ministro dell’Economia del governo Berlusconi, e contrastata subito dal Governo Monti e dal suo ministro Corrado Passera, ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, sia stata in gran parte snaturata e ridotta a finanziare le imprese di Stato, la Fiat, e le grandi imprese del Nord, LETTERA NAPOLETANA lo ha già segnalato (cfr. “Sud: La Banca del Mezzogiorno? Finanzia le imprese del Nord”, LN 64/13). Nel bilancio 2012 della Bdm, su 750 milioni di finanziamenti solo 100-150 milioni sono stati destinati alle piccole e medie imprese. Ben 400 milioni (il 53% del bilancio) sono stati destinati a 400 grandi imprese, tra esse Fiat, Ansaldo e Fincantieri. Alle Pmi meridionali sono rimasti gli spiccioli, il 20% del bilancio.

La Banca del Mezzogiorno – riconosce Corriereconomia – “si è allontanata dal progetto iniziale di sostegno alle Pmi finanziando imprese come la Fiat di Pomigliano o l’Acquedotto pugliese”. È evidente però che la sua cessione sarebbe il colpo definitivo ad un’iniziativa che, in tesi, avrebbe dovuto servire alle imprese meridionali e che partiva dalla constatazione di Tremonti, che l’attuale Sud dell’Italia è l’unica delle 81 regioni dell’Ue “debancarizzata”, cioè priva di istituti di credito di dimensioni medio-grandi radicati sul territorio.

Sulle voci di vendita della Bdm è totale il silenzio della classe politica meridionale, che già nulla ha avuto da obiettare prima sul ridimensionamento poi sullo stravolgimento dei fini della banca da parte dei governi Monti e Letta. Quanto ai “meridionalisti” in servizio permanente effettivo (quelli del carrozzone Svimez, gli orfani lautamente retribuiti della Cassa per il Mezzogiorno, ecc.), in realtà erano già schierati tra gli oppositori della Banca del Mezzogiorno, a difesa degli asset conquistati nel Sud, dopo la (s)vendita del Banco di Napoli da parte di Intesa Sanpaolo e di altri grandi gruppi bancari.

“La Banca per il Mezzogiorno è una cosa assolutamente eterea. È uno spot pubblicitario che serve a far vedere che il Governo si interessa del Sud”. Così l’economista barese Gianfranco Viesti, ex assessore della giunta Vendola, componente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Italianieuropei, di Massimo d’Alema, ex-presidente (in quota Pd-Sel) della Fiera del Levante, bollava il progetto (La Gazzetta del Mezzogiorno, 5.8.2009). Ammesso che le cose stessero così, la Banca del Mezzogiorno alla fine è stata fatta, ma sulla morte per asfissia decretata nei suoi confronti dai governi Monti e Letta, ed ora al governo Renzi, l’economista pugliese, tra gli invitati alla presentazione di Banca Prossima (Gruppo Intesa Sanpaolo) a Napoli il 9 novembre 2010 ed a Bari, il 13 dicembre 2010, non ha trovato nulla da dire.

Nell’indifferenza dei politici eletti nel Sud e dei “meridionalisti” alla Viesti, alla Galasso, alla Giannola, presidente dello Svimez, e della compagnia di giro che ruota intorno a loro, giornalisti compresi, il progetto di una Banca con l’obbiettivo di riequilibrare lo svantaggio di partenza delle imprese meridionali, penalizzate dalla forbice del credito e dalle diseconomie del territorio rispetto alle imprese del Centro-Nord, sembra andare definitivamente in archivio.
(LN77/14).

 

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