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da Legno Storto:

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Quando vittima e carnefice sono sul filo dell'inquietudine

Edizioni Clandestine apre la produzione libraria 2013 con il romanzo La figlia femmina di Adamo, della giovane autrice Ilaria Scarpiello
La vicenda si dipana a Roma nel corso di una sola giornata. Protagonista Anna, una ragazza creativa, appassionata di letteratura, che ritiene i libri più affidabili delle persone ed è abituata a non accettare le cose così come sono. E Glauco, vittima di periodici attacchi di panico, passato al teppismo dopo aver aderito al MIU (Movimento Indipendentista Umbro) e fedele a Laerte, il leader tanto carismatico quanto fragile di una banda di delinquenti.

I due si incontrano per caso in una libreria del centro: a seguito di una grottesca rapina che doveva essere semplice, rapida e soprattutto sicura, almeno sulla carta, Anna viene presa in ostaggio dalla gang di Laerte. Fra un imprevisto e l'altro, non senza conseguenze per i clienti della libreria, Anna instaura una sorta di rapporto con Glauco, una forma impura di Sindrome di Stoccolma o, forse, solo una sua evoluzione, che porta la vittima a provare un sentimento positivo nei confronti del suo sequestratore.
Dopo lo shock iniziale, Anna cercherà di salvarsi dalla pericolosa situazione. E sarà proprio sul punto di riuscirci, che la sua vita si giocherà tutta in un attimo.

Così preparano la confisca del complesso dei Gerolomini

(Lettera Napoletana) – Per il complesso monumentale dei Gerolomini di Napoli c’è chi prepara un nuovo esproprio ed invoca nuove leggi eversive, dopo quelle approvate dal neonato Stato italiano nel 1866-67. Un articolo del docente associato di storia dell’arte moderna Tomaso (sic) Montanari, collaboratore e blogger de “Il Fatto Quotidiano”, indica apertamente l’obbiettivo prendendo a pretesto l’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione della Biblioteca dei Gerolomini, costituita nel corso di secoli dai religiosi della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri (cfr. Cultura: Napoli, avvoltoi volano sulla Biblioteca dei Gerolomini, in LN51/12; Cultura: contro la disinformazione, in difesa dei Gerolomini, LN52/12 ).

Il Pistrice immane di Positano, l'ultimo viaggio letterario di Antonio Parlato

Edizione postuma di un libro ricco di aneddoti e storie di mostri marini ad opera di Stamperia del Valentino
Il mare è stato l’elemento dominante dei libri e della vita stessa di Antonio Parlato. Del resto la sua smisurata passione per il mare se l’era ritrovata nel genoma derivando da un’antica famiglia positanese di uomini di mare. Un sentimento che appare in tutto lo sfolgorio delle sue tonalità negli “Avvisi ai naviganti”, in “Flavio Gioia e la bussola”, nell’“Ulisse e le sirene di Positano” e nel “Sua maestà il baccalà. Storia del Pesce in salato che ci vien d'oltremari”. Tuttavia la lettura “Del Pistrice immane di Positano e di altre mostruose creature delle acque”, un agile volumetto di un centinaio di pagine, costituisce una piacevole sorpresa poiché, tra i tanti, forse è quello che meglio esprime la sua poliedrica natura. Con l’obiettivo di rendere riconoscibile un segno identitario (Pistrice) della sua Positano attraverso la riscoperta dei suoi più profondi significati, Antonio Parlato, con grande misura, miscela ai valori della tradizione marinara, letteraria e artistica, spruzzi del suo instancabile lavoro politico. In maniera subliminale oserei dire, emerge il suo impegno di parlamentare nella difesa del patrimonio storico–archeologico del Mezzogiorno, nella tutela - da presidente dell’IPSEMA - della gente di mare aumentando i margini di sicurezza nella navigazione, nella denuncia – da ambientalista convinto qual era - degli effetti perversi di una globalizzazione selvaggia, scevra da ogni responsabilità verso l’ambiente.

Purgatorio ad Arco: un arco sul territorio

L’ANTICA ANIMA CARITATEVOLE DI NAPOLI NEL PROGETTO CHE FA RIVIVERE LA MEMORIA STORICA DELLA CITTA'
Napoli non è una città comune. Quante volte lo abbiamo udito e letto fino alla noia. Ma basta inoltrarsi nel dedalo dei vicoli e delle strade del Centro antico per rendersi conto che non si tratta di un luogo comune. Ordito e trama del reticolo urbano sono il portato di una mirabolante fusione magmatica di tre elementi: mito, storia e Natura. Indissolubili, ma perfettamente riconoscibili in ogni angolo. E’ la memoria storica che si manifesta nelle sue stratificazioni, nelle sue forme metamorfiche. Una memoria fatta di pietra e sangue che la città sa di dover conservare per comprendere le ragioni stesse della sua modernità. Ed è lì, nei quotidiani pellegrinaggi nel cuore antico di Napoli che si riescono ancora a percepire – nonostante il degrado sociale ed il decoro urbano ben al disotto degli standard igienico-sanitari - gli effetti di quel rapporto simbiotico-mutualistico instaurato dagli ordini sociali nell’età di mezzo e giunto sino a noi seppure in forma ormai impercettibile.

"Io dirò la verità. Giordano Bruno oltre il rogo."

L'associazione Divago presenta quattro incontri sul pensiero del filosofo nolano tenuti da Guido del Giudice.
Quattro incontri tenuti da Guido del Giudice, pensati come vere e proprie conversazioni per avvicinare al pensiero quanto mai attuale e alla figura del filosofo nolano, ancora poco conosciuta e valorizzata dai suoi conterranei.

“Bagliori dorati” agli Uffizi, in memoria di Miklos Boskovits

La Galleria degli Uffizi presenta, fino al 4 novembre, Bagliori dorati. Il gotico internaionale a Firenze 1375-1440.

La mostra offre un’ampia selezione di dipinti, sculture, codici miniati e oreficeria: tutte opere di grande pregio e rilevanza storica, provenienti da istituzioni museali pubbliche e da collezioni private italiane e straniere.

L’intento della rassegna, in memoria di Miklos Boskovits – il grande storico dell’arte scomparso pochi mesi fa,  è quello di illustrare il panorama dell’arte fiorentina tra il 1373 e il 1440, insistendo sulla compresenza artistica di illuminanti guizzi e bagliori accanto a ritardi e debolezze.

Quella tradizione da un lato e innovazione dall’altro, che da sempre segnano il punto di trapasso dei passaggi storico-artistici.

ivana porcini

 

 

 

Il mistero di Mont’e Prama

Ventotto giganti di pietra furono rinvenuti, per caso, nel lontano 1974 da Sisinnio Poddi, un contadino di Oristano mentre arava i suoi campi a Mont’e Prama, pertinente al Comune di Cabras.

Le grandi statue di Mont'e Prama, il cui termine deriva dalla presenza della palma nana che sopravvive sin dall’età terziaria nel Sinis, rappresentano un dato archeologico e artistico di grande rilevanza. Custodite in deposito tra Cabras e Cagliari, solo nel 2006 furono ricomposte pezzo dopo pezzo, dopo un accurato lavoro specialistico. I ventotto colossi della Sardegna, che sfiorano il metro e novanta di altezza, non trovano analogie tra le produzioni mediterranee e la precisa identità e cronologia rappresentano ancora oggi un misterioso enigma. Le statue sono suddivisibili in tre gruppi: 1) figure umane; 2) modelli di nuraghe; 3) betili. Le figure umane sono rappresentazioni di arcieri e dei cosiddetti “pugilatori”, figure di guerrieri che si proteggono il capo con lo scudo.

Di grande interesse appaiono anche i modelli di nuraghe, raffiguranti sia il tipo di nuraghe monotorre che il tipo complesso e i betili. Tendenzialmente gli studiosi sembrano orientati a collocare cronologicamente i manufatti nelle fasi intorno all’VIII/VII sec. a.C.; del resto, stabilire un orientamento cronologico risulterebbe importante per rivedere e mettere in discussione il ruolo e il primato della scultura greca.

Ben fatte, ricche di dettagli mediterranei, le statue presentano capigliature a boccoli, corpi e visi in equilibrio, ornamenti, tuniche e corazze di pregio. Una particolarità assolutamente inedita è rappresentata dagli occhi: tutti rotondi e identici come solo un compasso può fare. Sembrano opere piombate dal cielo, lontane da un prima che non si conosce e da un poi che sembra diverso.

I ventotto giganti sono ora provvisoriamente custoditi nel centro di restauro di Sassari, in attesa di un programma di esposizione o di una collocazione definitiva.

ivana porcini

Robert Gligorov in mostra a Spoleto

La spettacolarizzazione della memoria nell’arte

Attore, atleta, chimico e illustratore. Robert Gligorov (Kriva Palanka, Macedonia, 1960) è stato tutto questo fino al 2006, quando decide di dedicarsi completamente all’arte.

In giro con le sue mostre tra America, Francia, Australia, Germania, Belgio e Spagna, Robert ora è in Italia con una grande retrospettiva a Spoleto nelle diciotto sale del Palazzo Collicola.

La mostra presenta una sessantina tra sculture, dipinti, video e foto e sfoggia una carrellata inesauribile di citazioni.

La sua colta fantasia gli consente di saltare dalla letteratura alla pittura, dalla musica all’economia con un linguaggio metaforico sottile o anche grosso sulla scena di quel grande teatro

della vita di cui tutti noi siamo i protagonisti.

ivana porcini

Restituita alla città di Firenze la Porta del Paradiso

Restituita alla città di Firenze la Porta del Paradiso

Dopo un restauro durato ventisette anni,  la porta est del Battistero di Firenze torna ad essere visibile all’interno del Museo dell’Opera del Duomo. Posta all’epoca dinanzi all’ingresso di Santa Maria del Fiore ed oggi sostituita da una copia, fu realizzata dall'orefice e scultore Lorenzo Ghiberti tra il 1425 e il 1452.

Composta di due ante,  alte cinque metri e larghe tre, la porta ha uno spessore di soli undici centimetri. Ogni anta è stata gettata in bronzo in un unico pezzo.

Poi nell'intelaiatura sono stati incastonati dieci grandi pannelli con Storie della Bibbia, più altri quarantotto elementi del fregio, con teste e figure di Profeti e Sibille.

I  58 rilievi furono fusi a uno a uno, nettati a freddo, finemente cesellati e poi dorati con il metodo dell'amalgama di mercurio che conferisce al bronzo una luminosità del tutto simile all'oro. Vennero poi incastrati nell'intelaiatura di bronzo profonda pochi centimetri.

Considerata uno dei capolavori del Rinascimento italiano arrivò a spingere Michelangelo a dire emozionato di fronte alle sue due ante: «Sono tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso!».

ivana porcini

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