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Così preparano la confisca del complesso dei Gerolomini

(Lettera Napoletana) – Per il complesso monumentale dei Gerolomini di Napoli c’è chi prepara un nuovo esproprio ed invoca nuove leggi eversive, dopo quelle approvate dal neonato Stato italiano nel 1866-67. Un articolo del docente associato di storia dell’arte moderna Tomaso (sic) Montanari, collaboratore e blogger de “Il Fatto Quotidiano”, indica apertamente l’obbiettivo prendendo a pretesto l’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione della Biblioteca dei Gerolomini, costituita nel corso di secoli dai religiosi della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri (cfr. Cultura: Napoli, avvoltoi volano sulla Biblioteca dei Gerolomini, in LN51/12; Cultura: contro la disinformazione, in difesa dei Gerolomini, LN52/12 ).

Dopo essersi speso in elogi sperticati nei confronti del custode giudiziario del complesso monumentale, il funzionario della Sovrintendenza per il Polo Museale Umberto Bile, definito “encomiabile ed infaticabile” (Corriere del Mezzogiorno, 19.12.2012), Montanari afferma che il complesso dei Gerolomini, sotto sequestro della Procura dal 18 aprile 2012, sarebbe attualmente “libero”, “come libera – aggiunge – era tutta l’immensa città monastica napoletana all’indomani delle leggi eversive postunitarie che misero fine alla manomorta ecclesiastica”. “Il momento - scrive Montanari - è delicatissimo, ed è bene fissare alcuni paletti”. Ed i paletti, per il collaboratore del “Fatto Quotidiano”, sarebbero i seguenti: “primo: I Girolamini non si possono dividere. La chiesa, il convento, i chiostri, la biblioteca, l’archivio musicale, sono tutte membra di un unico corpo storico”; “secondo. Le ragioni della gestione statale del complesso, concordate (cioè imposte alla Congregazione dell’Oratorio, n.d.r.) all’indomani dello scandalo (l’inchiesta sulla sparizione di volumi dalla Biblioteca, n.d.r.) appaiono ancora ben presenti (…) Dunque – conclude Montanari – non può essere ora all’ordine del giorno alcun rientro della Congregazione dell’Oratorio (incapace perfino di offrire pubbliche scuse alla città di Napoli) così come è necessario vagliare con attenzione la posizione della Curia”. Sono molte le cose che l’associato di storia dell’arte moderna ignora in materia di storia del Risorgimento ed anche di cronaca recente. Le leggi eversive dello Stato unitario furono una gigantesca confisca del patrimonio delle Chiesa, frutto di donazioni e lasciti nel corso di secoli e necessario a garantire l’indipendenza economica della Sede di Pietro e le opere di apostolato e di carità. Nell’ex Regno delle Due Sicilie furono soppressi 117 monasteri. Secondo dati della storica Angela Pellicciari, oltre 57mila religiosi furono privati perfino dei mobili e del letto e gettati in miseria. Gli Ordini religiosi furono spogliati anche degli oggetti di culto. Furono soppresse 24.166 Opere Pie, attraverso le quali le Chiesa assisteva i poveri. (cfr. Il Timone, n.95/2010). I beni della Chiesa furono incamerati dallo Stato ed una gran parte di essi fu venduta per ripianare l’enorme deficit che il Piemonte aveva riversato sul nuovo Stato unitario, conseguenza delle sconfitte disastrose subite nelle cosiddette guerre di Indipendenza. Secondo una stima dello storico (marxista) Emilio Sereni furono messi sul mercato terreni per 2 milioni e mezzo di ettari, situati in gran parte nel Lazio, nell’Italia meridionale e nelle isole, che furono acquistati a prezzi stracciati dalla borghesia agraria, i “ galantuomini” liberali che si erano schierati con il nuovo regime. I risultati furono la creazione di un nuovo latifondo, la povertà per tanti contadini che coltivavano i terreni degli enti religiosi a condizioni accettabili, e la nascita di un ceto di grandi proprietari terrieri privi di ogni vincolo di solidarietà e mossi solo dalla logica del arricchimento. Il liberalismo unitario favorì la concentrazione della ricchezza, riducendo il numero dei piccoli proprietari. Secondo dati di Sereni in Italia nel 1861 i proprietari terrieri erano 191 ogni 1000 abitanti; nel 1881 ne restavano 118. (Cfr. Angela Pellicciari, L’Altro Risorgimento, Piemme, Casale Monferrato 2000, p. 274) Quanto all’Archivio Musicale dei Gerolomini si tratta di un archivio privato, che conta circa 6500 manoscritti musicali del ‘600 e ‘700 napoletano raccolti dai religiosi Oratoriani, che hanno anche avviato un progetto di catalogazione nell’indifferenza delle istituzioni e di quell’intellighentsia progressista che poi si è indignata per le sorti della Biblioteca. L’intervento statale auspicato da Montanari costituirebbe una confisca nella confisca. Quanto alle scuse della Congregazione dell’Oratorio pretese dal blogger del “Fatto Quotidiano”, Montanari ignora che dal 1586, quando si insediarono a Napoli, i religiosi Oratoriani, hanno svolto un’opera di innalzamento spirituale e di civilizzazione, testimoniata proprio dal complesso monumentale su cui ora si concentrano gli appetiti dei nuovi giacobini e della borghesia parassitaria che vive di risorse pubbliche e si indigna a fasi alterne per le sorti della cultura. Un’opera proseguita e rilanciata dall’ultimo Preposito della Congregazione, Don Sandro Marsano, nei due anni di presenza a Napoli, come possono testimoniare le centinaia di fedeli della chiesa dei Gerolomini e della Cappella dell’Assunta, i frequentatori degli incontri di spiritualità e di cultura cattolica, dei concerti d’organo e delle celebrazioni nella Chiesa dei Gerolomini, riaperta dopo il suo arrivo a Napoli. Ora per entrarvi si pagano 7 euro. E si paga anche per visitare la Quadreria, la cui apertura, prima dell’inizio della gestione statale, era garantita da volontari, senza nessun aiuto dello Stato. Anche in questo caso nessuno degli indignati firmatari di appelli ha mai protestato. Questo in una città dove Istituti e Fondazioni pseudo-culturali private hanno divorato centinaia di milioni di denaro pubblico ed il Museo Madre, creato da Bassolino, veniva finanziato con 8 milioni di euro all’anno dalla Regione Campania. Chissà se Montanari lo ha mai saputo. A Don Sandro Marsano Lettera Napoletana, che ha promosso una petizione in suo favore sostenuta da centinaia di firme, rinnova la solidarietà, al di là di ogni campagna di disinformazione e di ogni inchiesta, augurandogli che ci sia un giudice anche a Napoli. “I Girolamini devono tornare a essere un luogo di produzione e diffusione della conoscenza”, ha sentenziato l’associato Montanari (Corriere del Mezzogiorno, 19.12.2012). Quale conoscenza? A quella iniziatica guardano certamente parecchi tra i nemici della presenza dei Padri Oratoriani a Napoli. Per quella del Dio vero si è battuto Don Sandro Marsano e prima di lui nei secoli tanti religiosi dell’Oratorio. (LN59/12)
Lettera Napoletana
Fonte: Editoriale Il Giglio
www.editorialeilgiglio.it


http://www.editorialeilgiglio.it/file/LN_51_aprile_2012.pdf
http://www.editorialeilgiglio.it/file/LN_52_maggio_2012.pdf