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Purgatorio ad Arco: un arco sul territorio

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L’ANTICA ANIMA CARITATEVOLE DI NAPOLI NEL PROGETTO CHE FA RIVIVERE LA MEMORIA STORICA DELLA CITTA'
Napoli non è una città comune. Quante volte lo abbiamo udito e letto fino alla noia. Ma basta inoltrarsi nel dedalo dei vicoli e delle strade del Centro antico per rendersi conto che non si tratta di un luogo comune. Ordito e trama del reticolo urbano sono il portato di una mirabolante fusione magmatica di tre elementi: mito, storia e Natura. Indissolubili, ma perfettamente riconoscibili in ogni angolo. E’ la memoria storica che si manifesta nelle sue stratificazioni, nelle sue forme metamorfiche. Una memoria fatta di pietra e sangue che la città sa di dover conservare per comprendere le ragioni stesse della sua modernità. Ed è lì, nei quotidiani pellegrinaggi nel cuore antico di Napoli che si riescono ancora a percepire – nonostante il degrado sociale ed il decoro urbano ben al disotto degli standard igienico-sanitari - gli effetti di quel rapporto simbiotico-mutualistico instaurato dagli ordini sociali nell’età di mezzo e giunto sino a noi seppure in forma ormai impercettibile.


Una suddivisione trina, dai riflessi sacrali, coesa da vincoli di reciproca solidarietà: monaci e sacerdoti dediti alla contemplazione e alla preghiera, anelli di congiunzione tra la società e il sacro, tra materia e spirito; i cavalieri protettori con la spada dei diritti dei deboli, i lavoratori sutura tra la società e terra, produttori di derrate per gli altri due ordini.

L’armonia del cerchio, la ricerca della perfezione platonica. Un’immagine ormai mitica ed evanescente ma tuttora viva anche se sovrastata dalla Napoli violenta, senza lavoro e futuro.

Un futuro che non può prescindere dalla rielaborazione del senso del sacro e dei valori spirituali che il passato lontano e magico attraverso la mediazione del cuore antico e nobile di Napoli offre alla nostra esistenza.

Valori e sacralità che sono bene in vista negli allegorici orpelli delle costruzioni, nella rigidità o nella morbidezza delle loro linee architettoniche. La straordinaria Partenope continua ad indicarci la via dell’integrazione di ogni aspetto dell’esistenza e conscia dell’incapacità dei moderni di decifrare l’espressività del suo linguaggio, lancia nello stagnante mare dell’indifferenza la bottiglia contenente il suo fecondo messaggio.

Il vetroso involucro questa volta ha le forme della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Un edificio di culto, consacrato nel 1638, sorto per volontà della congrega laicale dell’Opera Pia, che volle erigerla dedicandola alla Vergine nel ruolo di salvatrice delle anime del Purgatorio.
E’ il cerchio armonioso che riemerge: il clero, l’Opera Pia (cavalieri), il popolo minuto, le anime pezzentelle.

A Napoli, da tempo immemorabile, la Morte non ha mai rappresentato un Altrove, ma una presenza quotidiana e familiare. Parte integrante e non negazione della vita che, proprio grazie all’ininterrotta relazione tra bios e thanatos, si proietta, mutata nelle forme ma non nella sostanza, nella dimensione senza tempo. Il popolo partenopeo ha, infatti, sempre creduto che gli uomini conservino il loro essere cosciente anche dopo la morte. Convincimento questo da cui trae origine uno dei tratti salienti della sensibilità popolare: la singolare sollecitudine a soddisfare i bisogni dei trapassati ritenuti uguali a quelli dei viventi.
Il tempio di Santa Maria ad Arco, nacque e fu fondato con il preciso scopo di aiutare il percorso di purificazione delle anime dei diseredati di Napoli grazie alla celebrazione di messe in suffragio. Le anime pezzentelle alle quali i napoletani affidavano e affidano preghiere ed invocazioni riconoscendo loro un’efficace intermediazione celeste.

Il sacro edificio, l’Ipogeo con la Terrasanta e le edicole con i teschi, il Museo dell’Opera, l’Archivio Storico costituiscono il “Complesso Museale di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco” (2009), di proprietà dell’Opera Pia Purgatorio ad Arco ONLUS (d’ora in poi, Opera). Una realtà forse unica al mondo calata così com’è in un Centro antico scarsamente valorizzato, densamente popolato dal ceto sociale meno abbiente, esposto alle pesanti pressioni della delinquenza organizzata.

Alla straordinarietà della location si accompagna il fatto che, dopo quattro secoli di attività, ampiamente documentata dal corposo numero dei fondi archivistici dell’Ente, la mission originaria non è mutata. Al soccorso agli ammalati ed ai bisognosi, alle opere in suffragio delle anime del Purgatorio si sono aggiunte negli anni, iniziative più rispondenti alle esigenze dei tempi e alle mutazioni del contesto sociale.

Per quanto concerne la beneficenza, l’Opera è passata progressivamente dall’attribuzione di doti per i maritaggi a meritevoli fanciulle indigenti, alle forme più ordinarie di assistenza ai bisognosi, compresa la distribuzione di viveri nei periodi bellici e postbellici. Sul piano dell’assistenza agli ammalati, invece, l’Istituto di Rigenerazione Fisica, che vide tra il personale medico la fulgida figura del Beato Giuseppe Moscati, ha lasciato il passo ad un modernissimo ambulatorio polispecialistico (2006) frequentato gratuitamente dagli indigenti.

In un contesto urbanistico come quello del cuore antico di Napoli, che annovera circa trecento chiese e grandi cappelle gentilizie delle quali ben duecento chiuse dopo essere state vandalizzate, depredate, abbandonate, “ruderizzate”, gli interventi eseguiti dall’Opera per la tutela ed il restauro del proprio patrimonio architettonico, artistico, archivistico e museale hanno a dir poco del miracoloso.  Provvedimenti che sono stati realizzati in economia senza alcun ricorso a pubblici finanziamenti.

In realtà, in questa portentosa attività di conservazione, ha avuto un peso determinante la capacità di fare squadra dell’Opera, capitanata dell’avvocato Donato D’Acunto. Una visione strategica che ha fatto dell’impegno corale e sinergico del volontariato l’arma vincente. Tante le ONLUS coinvolte nei progetti di rilancio del “Complesso Museale di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco”: Incontri Napoletani, Progetto Museo, Amici degli Archivi, la Bottega del Liocorno, ISFOM (Istituto formazione musicoterapia), l’Associazione Culturale Marina Commedia.

In tale contesto non marginale si è rivelato, infine, il sostegno finanziario della Fondazione con il Sud concesso al Progetto “Purgatorio ad Arco: un Arco sul Territorio”. Un metafisico arco che in realtà congiunge la dimensione della tutela e valorizzazione dell’Edificio di culto e dei suoi contenuti storico-artistici, con il tessuto sociale circostante dando così nuova forza alle finalità istituzionali dell’Ente.

L’Opera passa così dalla mera assistenza caritatevole, alla sottrazione delle giovani generazioni del Centro antico di Napoli ai rischi delle devianze giovanili attraverso un processo d’inclusione sociale “basato sul coinvolgimento attivo della popolazione del quartiere”. Ricerca identitaria e laboratori d’inclusione sociale (musicoterapia, teatro per adulti e bambini, canto corale, realizzazione di spettacoli per opera dei frequentatori dei laboratori), costituiscono le fondamenta su cui è stato costruito l’intero progetto. Una moderna reinterpretazione dell’antico ruolo dell’Opera, in sintonia con i Valori della sua plurisecolare Tradizione, nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Un contributo fondamentale sia nel riconoscimento delle forme perverse, interdipendenti e molteplici dell’esclusione sociale, sia alla creazione di una comunità socialmente coesa, aliena dall’emarginazione culturale foriera di ben altre ed inquietanti dimensioni dell’esclusione.  
Lidio Aramu