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da Legno Storto:

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Arte

L'eclissi dell'occhio

Personale di Alessandro Saturno Martinelli a Castel dell'Ovo, dal 2 al 12 marzo presso la Sala delle Carceri
La Divago e l’artista partenopeo tornano a collaborare dopo il successo e l’accoglienza riscontrati con l’installazione “Ciò che non tramonta” presso il Lazzaretto dell’Ospedale di Santa Maria della Pace il 9 giugno scorso. Il progetto "L'eclissi dell'occhio" prosegue il discorso estetico iniziato con la precedente mostra eleggendo come location un scenario storico ed evocativo quale la Sala delle Carceri, sito ideale in cui assorbire le suggestioni del luogo da connettere all’indagine estetica sul corpo portata avanti dall’artista da circa due anni.

Waterloove

Personale di Cristiano Carotti al Blu di Prussia (dal 20 febbraio)
Prima personale napoletana per l’artista umbro Cristiano Carotti, protagonista Al Blu di Prussia - lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo diretto da Mario Pellegrino – con “Waterloove” a cura di Francesco Santaniello.
In esposizione, un corpus di 12 opere per lo più di nuova produzione realizzate per la mostra: 3 arazzi e 6 teche (tecnica mista e led), 2 tele e 1 scultura nelle quali affronta quel che per George Rouault è il “vero flagello” della vita: la paura di amare. Di qui la scelta del titolo, “Waterloove”, che in un gioco di parole e di lettere richiama e intreccia il tema dell’amore con la grande disfatta napoleonica.

“Bagliori dorati” agli Uffizi, in memoria di Miklos Boskovits

La Galleria degli Uffizi presenta, fino al 4 novembre, Bagliori dorati. Il gotico internaionale a Firenze 1375-1440.

La mostra offre un’ampia selezione di dipinti, sculture, codici miniati e oreficeria: tutte opere di grande pregio e rilevanza storica, provenienti da istituzioni museali pubbliche e da collezioni private italiane e straniere.

L’intento della rassegna, in memoria di Miklos Boskovits – il grande storico dell’arte scomparso pochi mesi fa,  è quello di illustrare il panorama dell’arte fiorentina tra il 1373 e il 1440, insistendo sulla compresenza artistica di illuminanti guizzi e bagliori accanto a ritardi e debolezze.

Quella tradizione da un lato e innovazione dall’altro, che da sempre segnano il punto di trapasso dei passaggi storico-artistici.

ivana porcini

 

 

 

Il mistero di Mont’e Prama

Ventotto giganti di pietra furono rinvenuti, per caso, nel lontano 1974 da Sisinnio Poddi, un contadino di Oristano mentre arava i suoi campi a Mont’e Prama, pertinente al Comune di Cabras.

Le grandi statue di Mont'e Prama, il cui termine deriva dalla presenza della palma nana che sopravvive sin dall’età terziaria nel Sinis, rappresentano un dato archeologico e artistico di grande rilevanza. Custodite in deposito tra Cabras e Cagliari, solo nel 2006 furono ricomposte pezzo dopo pezzo, dopo un accurato lavoro specialistico. I ventotto colossi della Sardegna, che sfiorano il metro e novanta di altezza, non trovano analogie tra le produzioni mediterranee e la precisa identità e cronologia rappresentano ancora oggi un misterioso enigma. Le statue sono suddivisibili in tre gruppi: 1) figure umane; 2) modelli di nuraghe; 3) betili. Le figure umane sono rappresentazioni di arcieri e dei cosiddetti “pugilatori”, figure di guerrieri che si proteggono il capo con lo scudo.

Di grande interesse appaiono anche i modelli di nuraghe, raffiguranti sia il tipo di nuraghe monotorre che il tipo complesso e i betili. Tendenzialmente gli studiosi sembrano orientati a collocare cronologicamente i manufatti nelle fasi intorno all’VIII/VII sec. a.C.; del resto, stabilire un orientamento cronologico risulterebbe importante per rivedere e mettere in discussione il ruolo e il primato della scultura greca.

Ben fatte, ricche di dettagli mediterranei, le statue presentano capigliature a boccoli, corpi e visi in equilibrio, ornamenti, tuniche e corazze di pregio. Una particolarità assolutamente inedita è rappresentata dagli occhi: tutti rotondi e identici come solo un compasso può fare. Sembrano opere piombate dal cielo, lontane da un prima che non si conosce e da un poi che sembra diverso.

I ventotto giganti sono ora provvisoriamente custoditi nel centro di restauro di Sassari, in attesa di un programma di esposizione o di una collocazione definitiva.

ivana porcini

Robert Gligorov in mostra a Spoleto

La spettacolarizzazione della memoria nell’arte

Attore, atleta, chimico e illustratore. Robert Gligorov (Kriva Palanka, Macedonia, 1960) è stato tutto questo fino al 2006, quando decide di dedicarsi completamente all’arte.

In giro con le sue mostre tra America, Francia, Australia, Germania, Belgio e Spagna, Robert ora è in Italia con una grande retrospettiva a Spoleto nelle diciotto sale del Palazzo Collicola.

La mostra presenta una sessantina tra sculture, dipinti, video e foto e sfoggia una carrellata inesauribile di citazioni.

La sua colta fantasia gli consente di saltare dalla letteratura alla pittura, dalla musica all’economia con un linguaggio metaforico sottile o anche grosso sulla scena di quel grande teatro

della vita di cui tutti noi siamo i protagonisti.

ivana porcini

Restituita alla città di Firenze la Porta del Paradiso

Restituita alla città di Firenze la Porta del Paradiso

Dopo un restauro durato ventisette anni,  la porta est del Battistero di Firenze torna ad essere visibile all’interno del Museo dell’Opera del Duomo. Posta all’epoca dinanzi all’ingresso di Santa Maria del Fiore ed oggi sostituita da una copia, fu realizzata dall'orefice e scultore Lorenzo Ghiberti tra il 1425 e il 1452.

Composta di due ante,  alte cinque metri e larghe tre, la porta ha uno spessore di soli undici centimetri. Ogni anta è stata gettata in bronzo in un unico pezzo.

Poi nell'intelaiatura sono stati incastonati dieci grandi pannelli con Storie della Bibbia, più altri quarantotto elementi del fregio, con teste e figure di Profeti e Sibille.

I  58 rilievi furono fusi a uno a uno, nettati a freddo, finemente cesellati e poi dorati con il metodo dell'amalgama di mercurio che conferisce al bronzo una luminosità del tutto simile all'oro. Vennero poi incastrati nell'intelaiatura di bronzo profonda pochi centimetri.

Considerata uno dei capolavori del Rinascimento italiano arrivò a spingere Michelangelo a dire emozionato di fronte alle sue due ante: «Sono tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso!».

ivana porcini

Napoli in Musica alla Mostra del Cinema di Venezia

Napoli in musica alla mostra del cinema di Venezia

E’ appena stato presentato fuori concorso alla 69° Mostra del Cinema di Venezia Enzo Avitabile Music Life, il film documentario sulla vita in musica di Enzo Avitabile. Jonathan Demme, il regista premio Oscar per Il silenzio degli innocenti, ha raccontato di trovarsi in auto a New York sul George Washington Bridge quando fu folgorato da un pezzo di Enzo, passato in quel momento alla radio.

La suggestione scorre tra le immagini appassionate della vita del singolare musicista, che si scopre sorprendente strumentista ed instancabile sperimentatore di linguaggi musicali provenienti da tutto il mondo. A dirigere è uno stile personalissimo, fatto di world music e fusion, parole antiche e intraducibili a sottolineare la forza umana e sociale del dialetto napoletano.

Sul fondo si staglia la Napoli più vera, tra luoghi caratteristici ed affascinanti personaggi, tirati fuori dal passato e dalla vita del maestro.

ivana porcini

 

Un cubano a Roma

 

Il complesso del Vittoriano, fino al 30 settembre, presenta un centinaio di lavori del cubano Julio Larraz: oli, sculture, acquarelli e carboncini.

L’artista (L’Avana 1944), nato a Cuba e trasferitosi da adolescente negli USA, gira per tutta la vita il mondo, trasferendo in pittura la sua larga e compiaciuta esperienza. Come un avventuriero instancabile racconta la vita attraverso il surrealismo francese e il vedutismo italiano, l’amore per i murales latino-americani e la nostalgia per i suoi paesaggi d’origine, la malinconia del passato e una immancabile e tagliente ironia.

Il catalogo, edito da Skira, è curato da Luca Beatrice

Ivana Porcini

 

La galleria delle opere senza tempo

Si chiama Gallery of Lost Art ed è un museo fantasma progettato da Jennifer Mundy, disegnato dallo studio ISO, per iniziativa della Tate Modern di Londra e di Chennel 4, con il supporto dell’ Arts & Humanities Research Council.

Vi sono custodite tutte quelle opere che tutti -più o meno- conosciamo, ma che per diversi motivi non si possono più vedere. Primo fra tutti, l’orinatoio di Duchamp, punto d’origine del concettualismo, esposto nel 1917 e mai più ritrovato, insieme a tutte le opere nate per esistere il breve tempo di una mostra o di un happening, ed essere poi cancellate.

La galleria vive solo in rete e chiuerà nel 2013, rimanendo ancora e per sempre patrimonio esclusivo dell’immaginario collettivo

Ivana Porcini

STANLEY KUBRIK fotografo

L’America del dopoguerra negli scatti di un genio

L’amatissimo regista americano Stanley Kubrick, autore di capolavori che hanno segnato la storia del cinema, lavorò dal 1945 al 1950, ancora giovanissimo, come fotografo per la rivista LOOK, raccontando la vita quotidiana dell'America dell'immediato dopoguerra.

Dopo la tappa d'esordio a Milano e dopo aver toccato New York, Roma, Bruxelles e Reggio Emilia, le sue fotografie arrivano a Napoli e saranno esposte fino al 9 settembre al Pan.  La mostra, realizzata in collaborazione col Museum of the City of New York e con il Musées Royaux Des Beaux-Arts de Belgique, attraverso 168 scatti rivela la storia e le contraddizioni di un popolo straordinario.

Si possono così ammirare ritratti di personaggi leggendari e immagini di gente comune in metropolitana e per le strade,  tra luci ed ombre di una New York in corsa per diventare la metropoli di oggi. Il catalogo è pubblicato da Gamm Giunti.

ivana porcini

L’enigma dei cento disegni di Caravaggio

Mentre Caravaggio entusiasma il Brasile, con una mostra importante segnalata sulle copertine delle maggiori riviste brasiliane e annunciata con sonori servizi da tutti i mass media locali, fa ancora tanto discutere il ritrovamento di un centinaio di disegni del Fondo Peterzano, attribuibili a Caravaggio, annunciato all'ANSA dagli storici dell'arte Maurizio Bernardelli Curuz e Adriana Conconi Fedrigolli. I circa cento disegni pervenuti sarebbero riferibili ai primi passi del Merisi, quando lavorava a bottega dal pittore Simone Peterzano (circa 1584-1588).

Pare che, in seguito ad un attento lavoro di comparazione con le opere dell’artista, ben 83 fogli sarebbero “ripresi più volte nelle opere della maturità, a dimostrazione che il giovane pittore partì da Milano con canoni, modelli e teste pronti per essere utilizzati nei dipinti romani”, dimostrando con tutta evidenza uno stesso ductus disegnativo. I due studiosi, tra le carte del fondo, avrebbero trovato anche un biglietto scritto dal Caravaggio, sottoposto all'analisi della grafologa Anna Grasso Rossetti. Ma in assenza di documenti certi, il caso è con buona probabilità destinato a rimanere un enigma.

Ivana Porcini

Madre, la Regione stanzia i fondi che devono bastare

Per quest'anno 2 milioni e 300 mila euro. E oltre 5 milioni e mezzo per i prossimi due.La storia del Madre sembra non finire mai. «Abbiamo stanziato 2 milioni e 300 mila euro di fondi ordinari, per quest’anno. E altri 5 milioni e 650 mila euro per i prossimi due anni. Fondi europei, questi ultimi, destinati alla prosecuzione dei progetti del Madre.

I soldi a disposizione della gestione e dei progetti del Madre sono questi. Non si scappa. Il museo deve vivere con queste cifre».

Tuona, così, l’Assessore alla cultura Caterina Miraglia, tranquillizzando sulla ventilata chiusura del Museo e sottolineando ancora una volta la direzione del prof. Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina.

 

Non c’è chiusura, dunque, se non con la vecchia politica e gestione.  Si cambia, ad esempio, il contratto con Scabec, la società che fornisce i servizi al museo. Tutto da rinegoziare. Intanto si aspetta il bando per il nuovo direttore, che dovrà sostituire l’ormai ex direttore Eduardo Cicelyn.

ivana porcini

I"Guerrieri" di Sergio Fermariello,

Un esercito di figurine ordinate invade la materia, soggiogandola. Sono i "Guerrieri" di Sergio Fermariello, venuti da lontano ad impadronirsi del presente…

Nelle ex scuderie di Palazzo Ulloa di Bagnara alla Riviera di Chiaia, presso gli spazi rinnovati della galleria Trisorio, compaiono i guerrieri di Sergio Fermariello (Napoli, 1961). Nelle grandi opere esposte, i suoi ideogrammi, pur essendo intagliati nel corten, nell’acciaio, nella tela colorata e nella carta, paiono discendere direttamente dai graffiti paleolitici.

La scrittura segnica, condotta con ritmo e innegabile eleganza, rievoca storie e imprese del passato in una ricerca che si accosta alle origini dell’uomo e della civiltà. Nell’ossessiva e talvolta disturbante reiterazione grafica del suo personalissimo codice linguistico sembra annidarsi il malessere dell’uomo contemporaneo.

Febbraio 2012

Ivana Porcini

LEONARDO DREW per la prima volta in Italia in una galleria privata

La galleria Napolinobilissima apre la stagione autunnale con questo importante appuntamento. Leonardo Drew è una delle figure più significative tra gli esponenti della scena artistica contemporanea nera americana. Cresciuto a Bridgeport, Connecticut, in un modesto quartiere popolare,  si avvicina molto presto al disegno e dopo il diploma in belle arti conseguito a New York nella metà degli anni ’80, per dedicarsi completamente alla scultura e ad una ricerca sperimentale sui materiali. La sua espressione artistica trova una fonte di ispirazione inesauribile in oggetti ed elementi recuperati che poi lavora ed assembla in composizioni astratte di grande impatto visivo.  La sua opera, come una rete che cattura, si dilata dinanzi a noi a comprendere orizzonti sempre più vasti. Il materiale è molteplice, raccolto dalla natura e dai frantumi del progresso. Leonardo vi attinge a piene mani: tronchi, radici, corde, carte, legni, cotone, macerie di degrado di città ed esistenze.

Ma non gli basta. Va nel suo studio e lavora sodo: corrode, sfibra, plasma, riduce, arrugginisce, intervenendo direttamente su ciascuna cosa, mortificandola fino a trasfigurarla per iniziarla a nuova vita, con passione, con forza, facendosi guidare dalla vitalità orgiastica della materia, inseguendo le manovre incontenibili di un rituale erotico dove a contare sono solo i sensi e le parole diventano numeri.  Ogni sua opera è, infatti, intitolata semplicemente con un numero.

La materia, con una tecnica paziente, è trattata a lungo per forgiare nuovi equilibri e creare altri effetti cromatici. Burri, Tapies, Rauschenberg, Kiefer sembrano le sue fonti più straripanti, esperienze che hanno infranto gli argini della materia, demarcando l’importanza dell’intervento attivo dell’artista sulla continuità della vita della materia stessa. Polemica conto la civiltà capitalistica? Volontà di memoria di una precisa identità afro-americana? Denuncia di degrado sociale, culturale e politico attraverso un metaforico recupero di rifiuti? L’intento di Drew è, forse, tutto questo ma è soprattutto altro. Se ci si svincola dalle teorie costruite a tavolino, dalle post interpretazioni critiche, dalle espressioni dei sentimenti e si guarda l’opera in libertà si va in tutt’altra direzione.

Drew aspira alla trascendenza, rievocando dentro la materia vissuta la sua vita e la vita di tutti noi. Attraverso la sua arte ripercorre, con una bellezza emotiva nel proprio stato di rovina, la ciclicità della natura e la contraddizione del nostro tempo.

Settembre 2011

Ivana Porcini

Il dipinto più documentato di Caravaggio in un palazzo storico napoletano

Nel Palazzo Zevallos Stigliano,  sulla storica e popolosa via Toledo, viene presentata una lettura dell’arte intelligente ed insolita. Diversificata per livelli di età e di preparazione, la proposta del Museo è indirizzata a chiunque, con una particolare disponibilità, previa prenotazione, verso gli allievi e i docenti delle scuole primarie, secondarie di primo grado e istituti superiori. Dopo un’accurata visita al Palazzo, affidata a competenti e gentili operatori, il visitatore sarà accompagnato davanti al capolavoro della collezione, il Martirio di Sant’Orsola di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

Dinanzi a quello che è finora considerato l’ultimo dipinto realizzato dal Caravaggio prima della morte, si resta letteralmente in adorazione, rapiti dalla drammaticità che le luci mettono a fuoco. Il punto di partenza del programma è la concezione dell’opera come sistema di segni. Se l’espressione artistica, per la vasta portata di sensazioni ed emozioni che trasmette, non può essere spiegata fino in fondo, si può però cercare di scoprire come funziona il suo linguaggio, attraverso quali meccanismi e rapporti risulta in comunicazione con noi. Concentrando l’attenzione solo su un dipinto si ha la possibilità di riflettere, elaborare, fare domande e, in preda allo stupore suscitato dall’intensità dell’opera, si lavora a tradurre insieme le impressioni indagate in parole.

Poi, ciascuno con la propria frase, è invitato a scendere giù nella sala laboratorio per ritradurla in immagine su carta, procedendo ad una spontanea interiorizzazione dell’opera. L’esperienza è piacevole e arricchente, perché avvicinare il pubblico all’arte non serve solo ad educarlo, a leggere e a capire le mostre di arti visive, ma significa stimolare una certa coscienza e sensibilità, spendibile in ogni ambito della propria vita.

Agosto 2011

Ivana Porcini

4 stanze 4 pittori

A Napoli apre i battenti una mostra con inediti di quattro maestri del Seicento. Quattro stanze per quattro pittori. Questo è il titolo della mostra che la galleria Napolinobilissima sta per presentare al pubblico, in Piazza Vittoria 6.

Dopo un ricercato restyling, si potrà ammirare una rara antologia di opere di Luca Giordano, Mattia Preti, Antonio De Bellis e Massimo Stanzione rigorosamente selezionate, fra cui alcune inedite.

Gli artisti s’inseguiranno a ritroso nel tempo in un percorso di scambi e contaminazioni, per rianimarsi all’interno di quel tempo inquieto, violento e dolce che fu il Seicento napoletano.

L’accostamento consentirà una osservazione privilegiata, un pensatoio critico dove poter rivedere e incontrare le più autorevoli posizioni del panorama storico-artistico di riferimento.

Gennaio 2011

Ivana Porcini

 

A Napoli i “Paesaggi nascosti” di due pittrici gestuali

La spagnola Isabel Ramoneda e l’americana Georgina Spengler presentano a Napoli le loro opere, una di fronte all’altra. I loro paesaggi appartengono alla sfera naturale, ma sono anche paesaggi mentali con i loro velati significati. Entrambe hanno, infatti, la stessa urgenza. Quella di ritirarsi in un luogo lontano, nel contempo povero e prezioso, in quella natura di creazione e di genesi che non si guarda solo ma  si sente in empatia.

Emerge una natura che non resta fuori ma che avvolge l’artista e lo spettatore nel groviglio dell’esistenza, avvitandoli in un binomio senza distanze. La loro pittura evoca un naturalismo offuscato, con un filo rosso che ha un capo tra le Ninfee di Monet e si allunga, in una più ampia accezione panteistica, sino all’onda dell’Informale.

Agosto 2010

Ivana Porcini

Viaggio nelle Opere di Hadel Azeez

 

Pitture, sculture, installazioni di un' Irachena al Suor Orsola Benincasa

E’ stata appena inaugurata, negli spazi sempre spalancati alla cultura del Suor Orsola Benincasa di Napoli, “Transiti”, una personale dell’irachena Hadeel Azeez, curata da Antonello Petrillo. L’allestimento, che mette in mostra 20 opere ed abbraccia differenti linguaggi dell’arte, racconta il viaggio personale e simbolico di un’anima in perenne movimento. Una metafora chiara sulle continue “esperienze di transito dell’universo globale sociale, politico ed in particolar modo umano che ci circonda”, chiarisce l’artista, che nata a Baghdad è fuggita dall’Iraq per vivere da immigrata in Italia. Le scelte sono forti, talvolta sussurrate, e riflettono urgenze e paure di culture e tempi diversi, millenari eppure così contemporanei. Maschere, specchi, simboli e segni ci guardano negli occhi, e noi capiamo pur senza capire. La sua arte, lucida e malinconica, che parte da lontano senza mai sottrarsi alla sua vera identità ci scaraventa nei pensieri di speranza e di solitudine del nostro tempo, tragicamente uguali un po’ ovunque.

“La pittura è il mio mondo, non ho un’immaginazione che non abbia l'odore dell'olio di lino!”

La mostra resterà aperta fino al 7 giugno, con ingresso gratuito.

Ivana Porcini

 

Cavalieri e oltre, Riccardo Dalisi alle Cavallerizze del Real Palazzo di Caserta

Il 16 maggio alle ore 12 aprono le “Reali Cavallerizze” del Palazzo Reale di Caserta con la mostra ‘Cavalieri e oltre’ di Riccardo Dalisi.
L’esposizione, a cura della Soprintendenza di Caserta e Benevento con la collaborazione di Civita, è allestita nel nuovo spazio adiacente la facciata est del Palazzo Reale, che si apre per la prima volta dopo una lunga fase di restauri e realizzato proprio per essere sede di mostre ed installazioni di arte contemporanea.
Dalisi, architetto, designer, artista di livello internazionale, nato a Potenza e residente da sempre a Napoli, è presente in numerose collezioni private e in importanti Musei europei e d'oltreoceano (Musèe des Art Decoratifs, Parigi; Museo di arti decorative, Groningen - Olanda; Denver Art Museum, Denver-Colorado; Museo d'Arte, Montreal - Canada; Museo della Triennale di Milano). 

Comicon 2012, l'arte del fumetto protagonista a Napoli

Il XIV Salone Internazionale del Fumetto ospitato, a partire da quest’anno, nell’unica sede della Mostra d’Oltremare, ha offerto ai numerosi visitatori accorsi durante la quattro giorni della rassegna, dal 28 Aprile al primo Maggio, un’ampia esposizione dell’inesauribile mondo dei fumetti. Nonostante il grande successo riscosso, la scelta obbligata di spostare il Salone dalla storica sede di Castel Sant’Elmo, in seguito ai tagli dei finanziamenti per le attività culturali (come ha spiegato il direttore Claudio Curcio nella conferenza stampa del 23 aprile), in realtà ha evidenziato il distacco tra l’area culturale e quella ludica. Infatti, il rapporto tra il Fumetto e la Letteratura, filo conduttore per quest’edizione, con l’esposizione di esempi di elevato livello artistico come alcune delle tavole originali dell’opera “Poema a fumetti” (1969) dello scrittore Dino Buzzati, ha suscitato l’interesse esclusivo degli appassionati. Come, del resto, nell’ambito della rassegna Futuro Anteriore il talento artistico di autori italiani emergenti avrebbe meritato maggiore attenzione. D’altro canto, il clou della rassegna ha avuto come protagonista l’esposizione degli oggetti dedicati agli eroi dei fumetti, tra i quali spiccavano i gadget relativi al cinquantenario di Diabolik e l’ampio spazio riservato alla RW-LION.

L'Umbria ricorda il pittore Luca Signorelli

 

Luca Signorelli (1445-1523), grande interprete del Rinascimento umbro, il cortonese "de ingegno et spirto pelegrino" come lo definì Giovanni Santi, il padre di Raffaello, viene celebrato a Perugia con una monografica importante dal 21 aprile al 26 agosto.

Di chiara formazione pierfrancescana (la mostra si apre con la Madonna di Senigallia di Urbino), il suo ingegno creativo presto si concede al drammatico fervore del Pollaiolo tonificandosi con quella sua virile energia, che sarà una delle caratteristiche stilistiche di Luca. Scelta che si coglie soprattutto nella rappresentazione del nudo, presente in quasi tutta la sua produzione e simbolo del suo classicismo. Impegnato nella Cappella Sistina, già dal 1482 è in contatto con Perugino, Botticelli, il Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.

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