Mar16102018

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da Legno Storto:

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Un super consulente per i grandi eventi di Napoli

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Il Comune di Napoli ingaggia per 40 mila euro Andres Neumann per lo sviluppo e la progettazione di grandi eventi artistici e culturali
Grandi eventi a Napoli. Per una città in pre-dissesto, con problemi atavici acuiti da una crisi economica senza precedenti, sistema di trasporto pubblico ridotto ai minimi termini, degrado diffuso e incontrastato, gli eventi e gli spettacoli di piazza dovrebbero essere l'ultimo dei problemi. Ed invece sembrano rappresentare l'unico ambito in cui l'amministrazione comunale riesce a esercitare la propria azione politica. Divenuti quasi un'ossessione per il Sindaco Luigi de Magistris, alla ricerca di visibilità e grandi nomi, i grandi eventi gravano sulla collettività con un costo sempre più rilevante.

Le inchieste della magistratura sulla gestione degli eventi non hanno fermato i protagonisti della rivoluzione arancione, così se le gare multimilionare dell'America's Cup World Series hanno consegnato alla città un'altra società partecipata, la ACN, destinata a occuparsi unicamente dell'organizzazione dei grandi eventi organizzati sul territorio cittadino, ora la Giunta de Magistris ha pensato bene di individuare un super consulente per assemblare una programmazione di respiro internazionale. La figura è stata individuata in Andres Neumann, creatore di eventi culturali, nato in Bolivia da genitori europei, background ideologico coerente con il rivoluzionario di Palazzo San Giacomo, che per la modica cifra di 40 mila euro assisterà l'amministrazione comunale per ciò che riguarda lo sviluppo di grandi eventi artistici e culturali.

Le associazioni civiche al vice sindaco Sodano: ci rivedremo a Filippi

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Non c’è dubbio, Tommaso Sodano presentandosi spontaneamente al funerale della Villa Comunale, organizzato dalle civiche associazioni, ha compiuto un mezzo miracolo. Questo gesto, infatti, gli ha permesso di conquistare, in un momento non molto felice per l’amministrazione comunale, preziosi attimi di pubblica visibilità e d’imbrigliare – almeno per il momento - il crescente dissenso dei cittadini per gli scempi del patrimonio storico e monumentale della città. E non solo….

Dopo l’incontro del 25 luglio tenuto a Palazzo San Giacomo con una delegazione della società civile, nel monolitico fronte dell’associazionismo cittadino è apparsa una leggera incrinatura. E pensare che soltanto qualche giorno prima dallo stesso assembramento sono partite monetine ed invettive all’indirizzo del vice sindaco. E’ fisiologico, del resto l’Italia è il paese dei mille campanili, dei municipalismi, dei provincialismi. E’ stata sufficiente una serie di promesse, neanche nutrita ed impegnativa e nel terso cielo di Chiaja sono apparsi falchi e colombe. All’apertura di credito offerta all’amministrazione dalle frange “civiche” più organiche alla politica, quelle che ben conoscono i meccanismi della macchina comunale, si è opposto l’irrigidimento delle associazioni che sopportano mal volentieri le dolorose restrizioni imposte alla libertà individuale dall’amministrazione municipale. Kapò e deportati. Quest’ultimi, i cittadini costretti a rimanere a casa o nel quartiere di residenza per l’inesistenza di un servizio pubblico di trasporto, non credono alla possibilità che la giunta arancione possa dar vita ad una rivoluzione copernicana del proprio essere e dalle pagine del social network più diffuso annunciano con toni perentori l’avvio della campagna d’autunno contro il malgoverno della città.

L’allegro catastrofismo di Caldoro e de Magistris

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Se vi accusassero pesantemente, al limite dell’ingiuria, rispondereste con solare gaiezza? E se foste certi di un imminente disastro sociale, vi dareste da fare per organizzare una festa milionaria? Io no di certo. Eppure, il sindaco de Magistris dichiara che le inchieste della magistratura, che lo fanno sentire ingiuriato, gli producono uno strano effetto: lo fanno ridere. Mentre Caldoro, che ora è d’accordo con l’apocalittico Casaleggio e si dice sicuro che saranno Napoli e la Campania i prossimi “punti di attacco” di disordini e rivolte è lo stesso che ha dirottato milioni e milioni di euro sull’organizzazione delle regate nel golfo, quelle con con annessi premi e cotillons. Uno lo ingiuri e ti sorride, l’altro sta per annegare e festeggia. Temo per loro più che per noi.
Marco Demarco

A lu suono d'a grancascia, viva viva la gente bascia

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Il sindaco de Magistris ha incontrato il ministro dei Beni Culturali. Tema dell’incontro: le resistenze opposte dal Soprintendente di Napoli alla realizzazione degli unici due (in senso assoluto) progetti rivoluzionari dell’amministrazione comunale su quello che una volta si chiamava Largo di Palazzo e sul lungomare di ponente.
Sembra una bega infantile tra due fratelli. Un litigio con la richiesta di uno dei due al genitore di farsi arbitro della questione. L’episodio ha tutti i tratti dell’infantilismo: le pretese, i rifiuti, piedi pestati in terra, rinfacci e ricattucci. Ma non è così. Non è una manifestazione fastidiosa seppur comprensibile di una maturità non ancora raggiunta. Tutt’altro.

L’episodio ha tre protagonisti: il Soprintendente Giorgio Cozzolino, nel ruolo del cattivone, che si ostina a pretendere il rispetto dei vincoli gravanti su Piazza del Plebiscito e su uno dei luoghi simbolo di Napoli per eccellenza, la litoranea che va da Largo Sermoneta a Via Nazario Sauro; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in quello dell’offeso, ché vede frenati i suoi slanci per “vitalizzare” due siti protetti ed infine il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, nella parte del papà, al quale il “piccolo sindaco” si rivolge per poter ottenere una maggiore liberalità nell’interpretazione del disposto di legge sui vincoli di tutela.

Con la Villa Comunale muore anche la rivoluzione arancione

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Il 22 luglio associazioni e movimenti civici si riuniranno sotto la Cassa Armonica per ‘celebrare’ il Funerale della Villa Comunale e protestare contro la scellerata gestione del patrimonio artistico e del verde comunale da parte dell’amministrazione comunale. Le responsabilità della Giunta de Magistris, dopo due anni di annunci, impegni assunti e delibere ripetitive. Due anni fa Sodano affermava: “In un Paese civile la Villa comunale in questo stato andrebbe chiusa”

Nell’agosto 2011, ancora in piena euforia per la vittoria elettorale, il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, preannunciava un cambiamento radicale nella cura della Villa Comunale. A far scoprire le condizioni in cui versava quello che un tempo era stato il Real Passeggio borbonico, una video inchiesta di Repubblica. Sebbene nelle varie feste e comizi, la zona del lungomare era stata tra le mete preferite del nascente movimento arancione, le condizioni di degrado della villa non erano state notate dai futuri amministratori comunali. Spinto a visitare di persona il luogo del misfatto in un’assolata giornata di fine agosto, Sodano dirà: «È uno choc la Villa comunale in queste condizioni, in un paese civile andrebbe chiusa».

Cassa Armonica, dallo scempio a simbolo di rinascita

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Le tappe dell’incredibile scempio perpetrato ai danni del monumento napoletano divenuto il simbolo del movimento di difesa del patrimonio artistico della città: annunci, bugie, promesse non mantenute, orrori
La Cassa Armonica di Enrico Alvino è divenuta il simbolo dell’indignazione di cittadini, associazioni e movimenti civici contro la politica della Giunta de Magistris. Lo scempio perpetrato ai suoi danni, con la privazione della corolla caratteristica realizzata con vetri multicolore, rappresenta degnamente la sciatteria e l’indifferenza con la quale l’amministrazione arancione si prende cura del patrimonio artistico e monumentale della città. Dietro la difesa della struttura architettonica, la città sembra volersi riappropriare della propria identità e storia, riscattando decenni di noncuranza e profanazioni compiute da una classe dirigente arrogante e priva di cultura, con il complice silenzio della Soprintendenza.
Quella che proponiamo è la ricostruzione delle tappe principali di una vicenda dai contorni sempre più sconcertanti. 

LA VICENDA
– In previsione delle gare di vela del circuito esibizione dell’America’s Cup, si decide di usare la Cassa Armonica come palco per la premiazione. Per questo fu imbracata e sottoposta a una serie di lavori, che in un primo momento saranno definiti di pulizia e ristrutturazione. Si scoprirà solo in un secondo momento che in realtà si trattava di lavori di messa in sicurezza affidati alla ditta Neri per un importo pari a 48.461,26 euro (vedi delibera linkata in basso). Alla rimozione delle impalcature, stupore e delusione sono i sentimenti ricorrenti nel vedere la struttura in stile liberty di fine ‘800. In seguito alla segnalazione di Angelo Forgione, blogger attento alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico della città, monta la polemica al punto da investire l’ufficio di comunicazione del Sindaco. La Cassa Armonica riconsegnata con la ruggine e le scritte immutate, ma senza la pensilina perimetrale in ghisa e vetro che la rendeva unica nel suo genere, porta a veementi contestazioni soprattutto in seguito ai primi riscontri sullo stato di conservazione del materiale rimosso.

La Villa Comunale non è un monumento

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La tragica e annunciata caduta del pino di via Aniello Falcone, oltre ad aver causato la perdita di una giovane vita, ha determinato l’abbattimento di numerosi alberi di alto fusto. Sembra, infatti, che l’amministrazione comunale abbia deciso di decimare il patrimonio arboreo cittadino peraltro già poco significativo. Sotto i colpi dell’accetta cadono così esemplari di ogni specie. E dato che a morire sono le piante, la notizia della loro dipartita non trova spazio sulle pagine dei quotidiani. Non interessa a nessuno. Le foto di queste care estinte vengono diffuse in rete dagli amici di Facebook. Su alcune si evidenziano gli inconfondibili segni dell’incuria umana, altre appaiono invece perfettamente sane. E’ difficile stabilire quali siano stati i criteri osservati per la loro drastica eliminazione. Diranno che rappresentavano un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Ed allora di grazia, perché per i platani piantumati a ridosso delle abitazioni di via Cimarosa (per citarne una) e costretti da numerosi e ripetuti tagli ad assumere una forma innaturale, si continua a tenerli in loco? Ed ancora: perché i pini, i lecci, i tigli, i prunus e le magnolie piantate circa sei anni or sono in Piazzale Tecchio non sono state ancora sottoposte ad una potatura di formazione col risultato di farle inselvatichire? Perché i Phoenix canariensis dello scenografico e storico Viale di Augusto sono stati dati graziosamente in pasto al rincoforo mentre in altri posti d’Italia, dove le palme costituiscono un elemento caratterizzante della città, sono state salvate?
La risposta, con ogni probabilità, è da ricercare nei limiti culturali ed in una singolare concezione della tutela dei beni comuni degli amministratori del Municipio.

Piazza Carlo III, riqualificazione o ennesimo spreco?

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Approvato dalla Giunta comunale un progetto di riqualificazione con un impegno di spesa di 400 mila euro.
Piazza Carlo III vive in uno stato di abbandono e degrado da svariati anni. Il Real Albergo dei Poveri, ancora lontano dall'essere restaurato completamente, costituisce un corpo estraneo, incapace di entrare nel vissuto del quartiere.

Terra di confine, divisa tra due municipalità, rientra nell'asse viario principale, di competenza dell'amministrazione comunale. Proprio la Giunta comunale, raccogliendo le proposte di un comitato civico locale, ha annunciato la realizzazione di opere di riqualificazione per un investimento pari a circa 400 mila euro. Una cifra consistente, per la quale sarebbe lecito attendersi una trasformazione radicale. Il progetto, realizzato dagli uffici tecnici del Comune, si presenta invece come una semplice riverniciatura della facciata, con la pulizia e la ridefinizione delle aiuole, la piantumazione di nuove piante, la sistemazione di giochi per i bambini, la ripavimentazione della parte centrale e la realizzazione di alcuni interventi lungo i marciapiedi.

Così come emerso dalla conferenza dei servizi, gli interventi in cantiere risultano parziali, ma soprattutto non rispondono al vero problema che ha investito l'area: lo stato di abbandono. La realizzazione di opere, anche particolarmente costose, si scontra con i risultati deludenti già registrati in altre aree sottoposte a lavori di riqualificazione. Il mancato presidio del territorio, l'assenza di un adeguato controllo, la mancata cura del verde e della pulizia, costituiscono le ragioni per le quali piazza Carlo III appare oggi terra di nessuno. Del resto per ridare dignità al quartiere non è sufficiente un intervento una tantum, con importante esborso di denaro pubblico, ancor di più se non si è in grado di garantire un livello di tutela costante e duraturo nel tempo.

Se la caccia al nemico rispolvera l'odio di classe

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Sono preoccupato. Lo sono per le manifestazioni di violenza che tracimano dal web senza veli. Scene barbariche di decapitazioni, stupri, linciaggi che all’epoca del telefono a gettone e della televisione in bianco e nero non riuscivamo neanche ad immaginare. Assisto annichilito a scontri cruenti tra fazioni, popoli, etnie e religioni che credevo appartenessero ormai alla storia. E la mia preoccupazione cresce nel constatare l’imprevedibilità e la velocità con cui si passa dallo stato di pacifica coesistenza a quello di feroce contrapposizione. Il confine tra le due condizioni è molto labile.

Qualcuno potrebbe obiettare che la mia inquietudine sia eccessiva. Forse è il riflesso di uno stato d’animo derivante dal mio vissuto giovanile quando gli steccati ideologici erano alti e robusti. Ho attraversato gli Anni di piombo da uomo delle istituzioni, conquistando il rispetto, se non la stima, di quelli che le ragioni storiche e politiche volevano che fossero miei avversari. Ho conosciuto la tensione, l’incomunicabilità, e, per fortuna raramente, l’odio e ringrazio Iddio che tutto ciò sia finito.

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