Ven19012018

Agg.:03:11:15

da Legno Storto:

Benvenuto in Medinapoli News !!!

Back Attualità

L’allegro catastrofismo di Caldoro e de Magistris

  • PDF

Se vi accusassero pesantemente, al limite dell’ingiuria, rispondereste con solare gaiezza? E se foste certi di un imminente disastro sociale, vi dareste da fare per organizzare una festa milionaria? Io no di certo. Eppure, il sindaco de Magistris dichiara che le inchieste della magistratura, che lo fanno sentire ingiuriato, gli producono uno strano effetto: lo fanno ridere. Mentre Caldoro, che ora è d’accordo con l’apocalittico Casaleggio e si dice sicuro che saranno Napoli e la Campania i prossimi “punti di attacco” di disordini e rivolte è lo stesso che ha dirottato milioni e milioni di euro sull’organizzazione delle regate nel golfo, quelle con con annessi premi e cotillons. Uno lo ingiuri e ti sorride, l’altro sta per annegare e festeggia. Temo per loro più che per noi.
Marco Demarco

A lu suono d'a grancascia, viva viva la gente bascia

  • PDF

Il sindaco de Magistris ha incontrato il ministro dei Beni Culturali. Tema dell’incontro: le resistenze opposte dal Soprintendente di Napoli alla realizzazione degli unici due (in senso assoluto) progetti rivoluzionari dell’amministrazione comunale su quello che una volta si chiamava Largo di Palazzo e sul lungomare di ponente.
Sembra una bega infantile tra due fratelli. Un litigio con la richiesta di uno dei due al genitore di farsi arbitro della questione. L’episodio ha tutti i tratti dell’infantilismo: le pretese, i rifiuti, piedi pestati in terra, rinfacci e ricattucci. Ma non è così. Non è una manifestazione fastidiosa seppur comprensibile di una maturità non ancora raggiunta. Tutt’altro.

L’episodio ha tre protagonisti: il Soprintendente Giorgio Cozzolino, nel ruolo del cattivone, che si ostina a pretendere il rispetto dei vincoli gravanti su Piazza del Plebiscito e su uno dei luoghi simbolo di Napoli per eccellenza, la litoranea che va da Largo Sermoneta a Via Nazario Sauro; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in quello dell’offeso, ché vede frenati i suoi slanci per “vitalizzare” due siti protetti ed infine il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, nella parte del papà, al quale il “piccolo sindaco” si rivolge per poter ottenere una maggiore liberalità nell’interpretazione del disposto di legge sui vincoli di tutela.

Con la Villa Comunale muore anche la rivoluzione arancione

  • PDF

Il 22 luglio associazioni e movimenti civici si riuniranno sotto la Cassa Armonica per ‘celebrare’ il Funerale della Villa Comunale e protestare contro la scellerata gestione del patrimonio artistico e del verde comunale da parte dell’amministrazione comunale. Le responsabilità della Giunta de Magistris, dopo due anni di annunci, impegni assunti e delibere ripetitive. Due anni fa Sodano affermava: “In un Paese civile la Villa comunale in questo stato andrebbe chiusa”

Nell’agosto 2011, ancora in piena euforia per la vittoria elettorale, il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, preannunciava un cambiamento radicale nella cura della Villa Comunale. A far scoprire le condizioni in cui versava quello che un tempo era stato il Real Passeggio borbonico, una video inchiesta di Repubblica. Sebbene nelle varie feste e comizi, la zona del lungomare era stata tra le mete preferite del nascente movimento arancione, le condizioni di degrado della villa non erano state notate dai futuri amministratori comunali. Spinto a visitare di persona il luogo del misfatto in un’assolata giornata di fine agosto, Sodano dirà: «È uno choc la Villa comunale in queste condizioni, in un paese civile andrebbe chiusa».

Cassa Armonica, dallo scempio a simbolo di rinascita

  • PDF

Le tappe dell’incredibile scempio perpetrato ai danni del monumento napoletano divenuto il simbolo del movimento di difesa del patrimonio artistico della città: annunci, bugie, promesse non mantenute, orrori
La Cassa Armonica di Enrico Alvino è divenuta il simbolo dell’indignazione di cittadini, associazioni e movimenti civici contro la politica della Giunta de Magistris. Lo scempio perpetrato ai suoi danni, con la privazione della corolla caratteristica realizzata con vetri multicolore, rappresenta degnamente la sciatteria e l’indifferenza con la quale l’amministrazione arancione si prende cura del patrimonio artistico e monumentale della città. Dietro la difesa della struttura architettonica, la città sembra volersi riappropriare della propria identità e storia, riscattando decenni di noncuranza e profanazioni compiute da una classe dirigente arrogante e priva di cultura, con il complice silenzio della Soprintendenza.
Quella che proponiamo è la ricostruzione delle tappe principali di una vicenda dai contorni sempre più sconcertanti. 

LA VICENDA
– In previsione delle gare di vela del circuito esibizione dell’America’s Cup, si decide di usare la Cassa Armonica come palco per la premiazione. Per questo fu imbracata e sottoposta a una serie di lavori, che in un primo momento saranno definiti di pulizia e ristrutturazione. Si scoprirà solo in un secondo momento che in realtà si trattava di lavori di messa in sicurezza affidati alla ditta Neri per un importo pari a 48.461,26 euro (vedi delibera linkata in basso). Alla rimozione delle impalcature, stupore e delusione sono i sentimenti ricorrenti nel vedere la struttura in stile liberty di fine ‘800. In seguito alla segnalazione di Angelo Forgione, blogger attento alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico della città, monta la polemica al punto da investire l’ufficio di comunicazione del Sindaco. La Cassa Armonica riconsegnata con la ruggine e le scritte immutate, ma senza la pensilina perimetrale in ghisa e vetro che la rendeva unica nel suo genere, porta a veementi contestazioni soprattutto in seguito ai primi riscontri sullo stato di conservazione del materiale rimosso.

La Villa Comunale non è un monumento

  • PDF

La tragica e annunciata caduta del pino di via Aniello Falcone, oltre ad aver causato la perdita di una giovane vita, ha determinato l’abbattimento di numerosi alberi di alto fusto. Sembra, infatti, che l’amministrazione comunale abbia deciso di decimare il patrimonio arboreo cittadino peraltro già poco significativo. Sotto i colpi dell’accetta cadono così esemplari di ogni specie. E dato che a morire sono le piante, la notizia della loro dipartita non trova spazio sulle pagine dei quotidiani. Non interessa a nessuno. Le foto di queste care estinte vengono diffuse in rete dagli amici di Facebook. Su alcune si evidenziano gli inconfondibili segni dell’incuria umana, altre appaiono invece perfettamente sane. E’ difficile stabilire quali siano stati i criteri osservati per la loro drastica eliminazione. Diranno che rappresentavano un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Ed allora di grazia, perché per i platani piantumati a ridosso delle abitazioni di via Cimarosa (per citarne una) e costretti da numerosi e ripetuti tagli ad assumere una forma innaturale, si continua a tenerli in loco? Ed ancora: perché i pini, i lecci, i tigli, i prunus e le magnolie piantate circa sei anni or sono in Piazzale Tecchio non sono state ancora sottoposte ad una potatura di formazione col risultato di farle inselvatichire? Perché i Phoenix canariensis dello scenografico e storico Viale di Augusto sono stati dati graziosamente in pasto al rincoforo mentre in altri posti d’Italia, dove le palme costituiscono un elemento caratterizzante della città, sono state salvate?
La risposta, con ogni probabilità, è da ricercare nei limiti culturali ed in una singolare concezione della tutela dei beni comuni degli amministratori del Municipio.

Piazza Carlo III, riqualificazione o ennesimo spreco?

  • PDF

Approvato dalla Giunta comunale un progetto di riqualificazione con un impegno di spesa di 400 mila euro.
Piazza Carlo III vive in uno stato di abbandono e degrado da svariati anni. Il Real Albergo dei Poveri, ancora lontano dall'essere restaurato completamente, costituisce un corpo estraneo, incapace di entrare nel vissuto del quartiere.

Terra di confine, divisa tra due municipalità, rientra nell'asse viario principale, di competenza dell'amministrazione comunale. Proprio la Giunta comunale, raccogliendo le proposte di un comitato civico locale, ha annunciato la realizzazione di opere di riqualificazione per un investimento pari a circa 400 mila euro. Una cifra consistente, per la quale sarebbe lecito attendersi una trasformazione radicale. Il progetto, realizzato dagli uffici tecnici del Comune, si presenta invece come una semplice riverniciatura della facciata, con la pulizia e la ridefinizione delle aiuole, la piantumazione di nuove piante, la sistemazione di giochi per i bambini, la ripavimentazione della parte centrale e la realizzazione di alcuni interventi lungo i marciapiedi.

Così come emerso dalla conferenza dei servizi, gli interventi in cantiere risultano parziali, ma soprattutto non rispondono al vero problema che ha investito l'area: lo stato di abbandono. La realizzazione di opere, anche particolarmente costose, si scontra con i risultati deludenti già registrati in altre aree sottoposte a lavori di riqualificazione. Il mancato presidio del territorio, l'assenza di un adeguato controllo, la mancata cura del verde e della pulizia, costituiscono le ragioni per le quali piazza Carlo III appare oggi terra di nessuno. Del resto per ridare dignità al quartiere non è sufficiente un intervento una tantum, con importante esborso di denaro pubblico, ancor di più se non si è in grado di garantire un livello di tutela costante e duraturo nel tempo.

Se la caccia al nemico rispolvera l'odio di classe

  • PDF

Sono preoccupato. Lo sono per le manifestazioni di violenza che tracimano dal web senza veli. Scene barbariche di decapitazioni, stupri, linciaggi che all’epoca del telefono a gettone e della televisione in bianco e nero non riuscivamo neanche ad immaginare. Assisto annichilito a scontri cruenti tra fazioni, popoli, etnie e religioni che credevo appartenessero ormai alla storia. E la mia preoccupazione cresce nel constatare l’imprevedibilità e la velocità con cui si passa dallo stato di pacifica coesistenza a quello di feroce contrapposizione. Il confine tra le due condizioni è molto labile.

Qualcuno potrebbe obiettare che la mia inquietudine sia eccessiva. Forse è il riflesso di uno stato d’animo derivante dal mio vissuto giovanile quando gli steccati ideologici erano alti e robusti. Ho attraversato gli Anni di piombo da uomo delle istituzioni, conquistando il rispetto, se non la stima, di quelli che le ragioni storiche e politiche volevano che fossero miei avversari. Ho conosciuto la tensione, l’incomunicabilità, e, per fortuna raramente, l’odio e ringrazio Iddio che tutto ciò sia finito.

Rischio idrogeologico per Napoli ovest

  • PDF

Il nubifragio del giorno 8 luglio 2013 tra i Camaldoli e Pianura fa emergere i rischi dell'area occidentale.
Il transito di un cumulo nembo proveniente da est ha determinato un breve ma significativo evento piovoso che ha investito il ripido versante occidentale dei Camaldoli incombente sull’abitato di Pianura. In circa 20 minuti sono precipitati 28,2 mm, tra le 14.10 e le 14.30 (con altri 3,2 mm dovuti a deboli precipitazioni dopo il fenomeno principale, si sono raggiunti 31,4 mm nelle 24 h). Il rain rate max è stato di 240 mm/h ma anche tra le 14.20 e le 14.30 ha raggiunto i 230 mm/h (vale a dire che se avesse piovuto per un’ora nello stesso modo sarebbero precipitati ben 230-240 mm di pioggia).

Borghesia e plebe nella Napoli Arancione

  • PDF

Il “lungomare” sarà stato pure liberato, ma i luoghi comuni sono duri a morire. La litoranea Caracciolo-Partenope-Sauro, perduta la funzione di collegamento degli antipodi costieri, è ormai un’area disponibile per le attività circensi, medie e grandi attrazioni e manifestazioni di associazioni ed è, prodigiosamente, diventata uno strumento in grado di affrancare il proletariato urbano dalle condizioni di sottosviluppo sociale. Almeno così appare dalla lettura delle analisi sociologiche redatte dagli autorevoli collaboratori del primo cittadino di Napoli.

Uno di questi maître à penser per arginare la valanga di critiche all’ennesima manifestazione-obbrobrio, accompagnata come sempre da un’invereconda scia di bancarelle e danze tribali, ha tirato fuori una singolare teoria secondo la quale le “maestose architetture” - ovviamente borghesi - “che fronteggiano Castel dell'Ovo”, siano state realizzate per celare ai sensibili e pudibondi occhi borghesi, l’insopportabile vista di «un ghetto, la cui segregazione urbanistico-spaziale è funzionale alla segregazione sociale che si è determinata ai danni della popolazione che ci vive: in condizioni malsane, di miseria e di dolore».

mediformazione

Giornalista AAA
Diventare Giornalista...

Ambiente pulito

Mela verde
La differenziata come frutto...

Editoria Digitale

JA Teline IV
per diventare Editori FaidaTE...

Moda & Stile

Moda Modella
Quando la moda non è immagine...