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Rifiuti in Campania: indagato Bassolino Arrestati Marta Di Gennaro e Catenacci

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Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile e l’ex prefetto Corrado Catenacci, già commissario ai rifiuti della Regione Campania, sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione per reati ambientali. Ai due sono stati concessi gli arresti domiciliari. L’operazione è stata eseguita in varie zone d’Italia dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e dalla Guardia di Finanza di Napoli.

Complessivamente sono 14 arresti e numerose perquisizioni nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, per associazione a delinquere, truffa e reati ambientali. Nel corso delle indagini è stata accertata l’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impiantidi depurazione campani che ha consentito, per anni, losversamento in mare del “percolato” (pericolosorifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Il percolato veniva immesso senza alcun trattamento nei depuratori dai quali finiva direttamente in mare, contribuendo ad inquinare un lunghissimo tratto di costa della Campania, dal Salernitano fino al Casertano.

La Metropolitana di Napoli, simbolo dell'Italia che celebra i 150 anni

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34 anni di lavori per realizzare 13,5 km. Una spesa complessiva incalcolabile. I lavori per la realizzazione della linea 1 della metropolitana di Napoli resteranno nella storia per i tempi biblici di realizzazione e i costi complessivi per i quali non esiste una stima precisa


(Lettera Napoletana) Sopra la Stazione “Università” della Metropolitana di Napoli, non funzionante, troneggia dal 22 dicembre scorso la statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia. La scelta dell’amministrazione comunale di Napoli è stata contestata e il Movimento Neoborbonico ha lanciato una petizione per chiedere che la statua venga inviata a Torino. Ma nella nuova collocazione la statua di quello che la retorica risorgimentale ha chiamato il “Padre della Patria”diventa il simbolo di un grande scandalo nazionale, dell’intreccio tra ceto politico meridionale e grandi imprese del Nord che divora da decenni le risorse pubbliche.

La realizzazione della Metropolitana collinare di Napoli ebbe inizio il 22 dicembre 1976. Governava la giunta di sinistra Pci-Psi guidata dal comunista Maurizio Valenzi, sindaco dal 1975 al 1983. Dell’opera mancava anche il progetto, ma la giunta Valenzi decise ugualmente di realizzare un buco nel sottosuolo di piazza Medaglie d’Oro per accedere ai finanziamenti della Comunità Economica Europea. Da allora 34 anni di lavori hanno prodotto 13,5 km di tracciato, al ritmo di meno di 400 metri all’anno. “Un record mondiale di lentezza” (Ansa, 16.12.2010). La stima complessiva di quanto sia costato finora il Metrò di Napoli non è disponibile, la Società Metropolitana di Napoli manca perfino di un sito Internet. Solo la tratta Dante-Università ( non ancora operativa 7 anni dopo l’apertura della Stazione Dante) è costata – secondo i dati della Società Metropolitana di Napoli S.p.a. - 1 miliardo e 400 milioni finanziati dal Cipe (Roma, 18.12.2010). Il costo per chilometro è di 180 milioni di euro. Una cifra spropositata, senza riscontri in Europa. Il presidente della Società Metropolitana di Napoli, Gian Egidio Silva, al vertice della società dal 1995, ha ammesso che “si tratta di un caso-limite” (Ansa, 16.12.2010), ma riguarda – ha aggiunto –  Roma e tutte le città storiche, che richiedono interventi speciali”. Ma a Roma - dove pure si è gridato allo scandalo per la durata dei lavori del Metrò - la costruzione della seconda linea, da Anagnina a Prati cominciò nel 1964 e riprese nel 1969, dopo un’interruzione di 5 anni. Anche a Roma, come a Napoli, vi sono stati importanti ritrovamenti archeologici, ma nel 1980 la linea Anagnina-Prati è entrata in funzione. Sia pure considerando i 5 anni di interruzione la durata complessiva dei lavori è stata di 16 anni, meno della metà rispetto a Napoli, ed il tracciato realizzato è di 18,425 km, oltre un terzo in più del tracciato del Metrò di Napoli. Le stazioni realizzate sono 37, contro le 14 di Napoli.

La Società Metropolitana di Napoli è una S.p.a. con la partecipazione di grandi imprese del Nord come Impregilo, (già Gruppo Fiat), Astaldi, Pizzarotti, Ansaldo. A progettare la tratta Dante-Garibaldi è stata la “Napoli Metro Engineering S.r.l”, controllata dalla Metropolitana Milanese S.p.a. . Se il tracciato si è sviluppato con una lentezza esasperante sono proliferate rapidamente invece le cosiddette “Stazioni d’arte”, inutili e costose, appaltate al ceto politico locale. Nei 17 anni in cui Antonio Bassolino è stato prima sindaco di Napoli, poi presidente della Regione Campania (1993-2010), ad allestirle sono stati chiamate gli stessi discussi artisti delle discutibilissime opere montate in piazza Plebiscito: da Iannis Kounellis ad Anish Kapoor, a Mimmo Paladino, Luciano Fabro, Rebecca Horn, nell’ambito dello stesso scambio denaro pubblico-consenso che ha dato vita al Museo Madre, divoratore delle risorse della Regione Campania. Quanto ai progettisti delle Stazioni si è fatto ricorso all’architettura della sinistra militante, da Massimiliano Fuksas, a Gae Aulenti, all’architetto del Kitsch Alessandro Mendini, autore del volgare rifacimento della Villa Comunale di Napoli, l’ex Real Passeggio di Chaia, trasformato in un Luna-Park. Si tratta degli stessi personaggi che adesso firmano gli appelli di una autodenominata “società civile” in vista delle prossime elezioni comunali. Ma il loro silenzio, come quello dei mass-media ed il disinteresse della magistratura coprono il dato impressionante che 34 anni e centinaia di miliardi dopo Napoli non ha ancora una metropolitana che si possa paragonare con quella delle grandi città europee, né sa quando potrà averla. Vaghe sono le indicazioni sui tempi di apertura delle Stazioni sul percorso che dovrebbe portare fino a Piazza Garibaldi. Si parla del 2011, 2012, 2013 senza indicare il mese per evitare nuove figuracce. Quattro anni occorrerebbero “per il completamento fino all’aeroporto di Capodichino” (Roma, 18.12.210) Ma al timing dei costruttori del Metrò non crede più nessuno. La Stazione Università, dopo precedenti rinvii, avrebbe dovuto essere inaugurata prima delle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010, poi la data è stata spostata a dicembre, e ancora una volta l’obbiettivo è stato clamorosamente mancato.

Il Metrò di Napoli è diventato l’emblema delle Opere Pubbliche nel Sud. Ecco perché la scelta della giunta comunale guidata da Rosa Russo Iervolino di rimuovere da Piazza Bovio, sede dell’antica Borsa, la bella Fontana del Nettuno progettata da Domenico Fontana ed abbellita dalle statue di Pietro Bernini per fare posto alla statua equestre di Vittorio Emanuele II di Savoia è involontariamente carica di significato.
Quella statua è stata collocata sopra la Stazione chiusa di una metropolitana incompiuta, ed è stata scelta per decorare una piazza – come ha ricordato in un articolo il prof. Orazio Abbamonte, docente di Storia del diritto alla Sun (Roma, 27.12.2010) - che delimita il confine dell’area dove fu condotta l’operazione speculativa del Risanamento (1886). Sì , Vittorio Emanuele II di Savoia è il simbolo più adatto per il Metrò di Napoli, la metafora dell’Italia che celebra i 150 anni della unificazione.
tratto da Lettera Napoletana n.35 dicembre 2010 - Editoriale Il Giglio
www.editorialeilgiglio.it

 

“L’Italia volta pagina. I rifiuti da problema a risorsa”

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Il ministro Prestigiacomo annuncia l'approvazione del Decreto Legislativo che recepisce la Direttiva Ue in materia di rifiuti da parte del Consiglio dei Ministri
“Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo che recepisce la direttiva rifiuti della Comunità Europea, l’Italia volta pagina”. Lo afferma il Ministro Stefania Prestigiacomo.

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