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Luci riciclate e tradizione negata: Natale a Napoli edizione 2013

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Il Comune inaugura a Chiaia e al Vomero le prime luminarie finanziate da Confcommercio, ma ignora San Gregorio Armeno
Si accende il Natale napoletano. In ritardo, come ormai avviene da anni, le luminarie napoletane non si sono mai distinte per originalità e bellezza. Probabilmente il punto più basso lo si è toccato lo scorso anno, con poche luci posizionate nella zona commerciale, e di dubbio gusto: il tappeto tricolore su via Roma offerto da Confcommercio, più adatto a una festa della Repubblica o dell'Unità d'Italia, fu inaugurato solo il 10 dicembre. Si aggiunga che si trattava di luci già usate a Roma. Si salvò San Gregorio Armeno, dove i commercianti, organizzati in associazione, pensarono bene di fare da soli stringendo un accordo con il Comune di Salerno. In cambio di alcuni presepi di pregio inviati nel capoluogo salernitano, arrivarono alcune delle suggestive coreografie luminose che da anni fanno di Salerno una meta imperdibile.

Quest'anno sembra che le cose siano migliorate. Il Sindaco de Magistris ha anticipato l'accensione delle luci di una decina di giorni e la qualità è indubbiamente migliorata. Sempre con il sostegno di Confcommercio, stavolta si è puntato su slitte e renne più appropriate per le celebrazioni natalizie. Le luci al momento sono state montate nelle zone della Napoli bene, il Vomero e Chiaia. Ma sono state annunciate installazioni anche in altri quartieri, nella speranza che si riesca a fare in tempo per la notte di Natale.
Si conferma la tradizione del riciclo da altre città. In particolare le luci del Vomero sono le stesse che l'anno scorso facevano bella mostra a Cava de Tirreni.

IL NATALE SPENTO DI SAN GREGORI ARMENO - Stranamente ignorato il cuore del Natale partenopeo: San Gregorio Armeno, la capitale di pastori e presepe, è rimasta al buio. L'associazione Corpo di Napoli ha tentato inutilmente fino all'ultimo di replicare lo scambio con Salerno, mal digerito ai piani alti di Palazzo San Giacomo.  Le luci della città guidata da Vincenzo De Luca non sembrano gradite ai fautori della rivoluzione arancione, nonostante il maldestro tentativo di copiarne una piccola parte. Così il Natale di San Gregorio Armeno è partito in tono minore, con la protesta silenziosa messa in scena dai commercianti della strada più famosa della tradizione natalizia, che reclamano rispetto per il centro antico di Napoli.

In un'atmosfera surerale, sabato 30 novembre per dieci minuti si sono spente le luci delle antiche botteghe artigiane e delle bancarelle degli espositori stagionali d'arte presepiale.  Un modo per rappresentare come sarebbe il Natale a Napoli senza san Gregorio Armeno, inspiegabilmente lasciato ai margini dell'attenzione dell'amministrazione comunale. Eppure il Centro Antico dovrebbe essere il più grande attrattore turistico, storico e culturale della città, patrimonio dell'umanità conosciuto in tutto il mondo. Invece si preferisce investire in zone dedite ad attività commerciali moderne, incapaci di esprimere e rappresentare la napoletanità più profonda, apprezzata ancora oggi al di fuori dei confini cittadini. Per questo i commercianti di quest'area hanno avviato un percorso di 'esportazione' dell'arte e della maestria artigianale, trasferendo una parte della fiera natalizia in altre città. Dopo Anguillara Sabazia, dal 1° dicembre al 6 gennaio i presepi napoletani saranno a Milano, quindi a Ferentino, mentre già si programmano gli appuntamenti per il prossimo biennio, con esposizione nel Salento, a Torino, Praga, Salerno e Berlino. Per buona pace di coloro che ritengono il Natale sinonimo di tradizione, arte e cultura partenopea.

 

 

Nelle immagini le luminarie inaugurate nel fine settimana, il tappeto tricolore dello scorso anno, le luminarie 'originali' di Cava de' Tirreni del 2012 identiche a quelle del Vomero 2013

 

 


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